Una stanza luminosa in un luminoso pomeriggio di tarda estate. Elsa è lì che
percorre i sentieri che puntualmente si perdono nel labirinto dei ricordi. Da quando ha
lasciato Bruno e Roberto, trascorre tutto il suo tempo a guardare fotografie di
un'epoca felice, cercando un senso da dare al futuro che sa dovrà vivere senza di loro.
Un tempo infinito lei vede davanti a sé, ed infinito lo è davvero perché in quella
luminosità non vi è mai un brandello di buio che avverta che un giorno sta per finire e
che quindi il tempo trascorra in qualche modo. Ripensa alle belle cose della sua ancor
piena giovinezza: pensa a Bruno, rivede Roberto. Erano invincibili loro tre. Tre sorrisi
di perla in un giorno d' agosto. Si era innamorata di Bruno, sapendo dal primo sguardo
che sarebbe stato per sempre. Si era innamorata di Roberto dopo un po' di sguardi e un
po' di anni e seppe anche questa volta che sarebbe stato per sempre. Tutti e tre
sapevano bene che sarebbe stato per sempre, tutti e tre sapevano che la vita sarebbe
stata in qualche modo segnata dal loro amore, strano legarne fatto di tenerezza e
violenza, di profumi e di catene, di rancori e di promesse, di fughe e ritorni, di spazi
vuoti da riempire con i colori del cielo, quant' anche fosse un cielo di pioggia, semmai
di neve. Bruno, Elsa e Roberto non conoscevano la notte ma la presagivano. Facevano
l'amore in modo disperato, strappandosi dalla pelle così la paura del non essere, con
quella passione che solo l'amore vero, quello che fa male, può portare con se. Ed era
la paura che tagliava come una lama i giorni della loro vita, e che spingeva Elsa al
desiderio costante ed oscuro di appartenere ai due uomini. Un desiderio che la faceva
soffrire ma senza il quale ormai non poteva concepire la vita. Un desiderio che
diventava necessità anche per Bruno e Roberto, che amando la stessa donna,
amandone l'anima e il corpo, la voce e le mani dimenticavano, forse, di odiarsi.
Straordinaria la musica delle emozioni quando i loro corpi si univano e parevano così
generare un attimo eterno che si fissava per un'altra volta ancora sulle pareti di quella
loro camera da letto. Fossero anche le pareti di una stanza d'albergo. No, la notte non
sarebbe mai giunta! Non per loro. Non c'è nelle foto che Elsa continua a guardare un
tempo definito. Osserva sorrisi mai invecchiati, eppure quindici anni sono una bella
fetta di vita! Elsa cerca di datare certi gesti che li ritraggono felici così come erano
stati, nella verità che non erano mai riusciti a provare a nessuno, tanto era vera, forse
solo a se stessi. Ma era bastato. Era bastato così tanto che avrebbero voluto trattenere
per sempre quella verità e la paura di perderla, forse quando sarebbe sopravvenuta la
notte, li aveva travolti, spaventati. Se lo dicevano da un por di tempo, e per questo quel
giorno si erano amati con più tenerezza e passione, con più silenzio e tormento,
annegando così il desiderio nel fiume dei loro sogni, sui quali, supremo, c' era quello di
fondersi per sempre. Dopo l'ultima foto la parola "sempre". Elsa gira gli occhi nella
stanza luminosa nel luminoso pomeriggio di tarda estate, come per cercare uno
spiraglio di luce più tenue che le faccia temere la notte. Ripone le foto con tenerezza,
dopo averle tenute sul cuore. Si volta ed accanto, sul letto, su un lenzuolo di sangue i
corpi dei suoi due uomini. Il profumo dell'ultimo amplesso, il desiderio più intenso di
possedersi per sempre in un senso più estremo, forse oltre il mistero delle stelle.
Troppa luce, troppo amore, troppa la passione in questa luminosa stanza. Troppo il
desiderio eterno del cuore per far capire ad Elsa che è giunta ormai la notte.
© Maria Pia De Martino
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