| "Blind date" di Antonio Della Rocca, 2002 |
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Mancano venti minuti alle undici. Su due treni che convergono su Venezia sono in due a porsi gli stessi interrogativi, lo sanno, ma in quel momento sono troppo occupati con se stessi per pensare all'altro. Ognuno dei due sa che è la sua prima " blind date ", un appuntamento al buio, ma non sa se sia vero anche per l'altro. I minuti passano, lei si chiede se lui la troverà bella o almeno carina, lui si chiede se sul volto di lei apparirà quell'ombra di delusione che guasterebbe tutto. Entrambi sanno che non c'è nessun obbligo reciproco di fare l'amore, ma che se non succede - o peggio se viene male - sarà un disastro psicologico di cui nessuno dei due ha bisogno né forse potrebbe sopportare. I treni rallentano e fermano a Mestre, ma l'appuntamento è davanti alla stazione di Santa Lucia, sul piazzale. In chat si sono descritti l'un l'altro, ma niente foto, sanno bene che hanno già investito troppo in questo strano rapporto virtuale per rischiare di comprometterlo con una brutta foto, io sarò vestita così, io sarò vestito cosà, o la va o la spacca. I treni ripartono piano, quello di lei arriverà qualche minuto prima, lei si è chiesta se da parte di lui questo non sia uno stratagemma per poterla guardare da lontano e filarsela all'inglese, ma non c'era alternativa, se no lui avrebbe dovuto aspettare più di un'ora, e ha deciso di fidarsi, però l'idea di mettersi lì ad aspettare la imbarazza un po', anzi molto. Per fortuna è una bella giornata invernale, c'è il sole, e ciò renderà più facile aspettare, se fosse piovuto… rabbrividisce all'idea. Lui è più tranquillo di quanto lo fosse alla partenza, ha deciso in viaggio di essere fatalista, ma si guarda nello specchio dello scompartimento e gli tornano tutte le possibili ansie, non su di lei, ma su se stesso. Ansia da prestazione, si dice prendendosi in giro da solo per rassicurarsi, ma in fondo è vero. Scende dal treno, si guarda in giro, poi guarda l'orologio, è in perfetto orario, quasi quasi spera che lei sia in ritardo, non per metterla in stato di inferiorità ma per essere lui ad aspettare, lo avrebbe preferito. Esce sul piazzale, lei è già lì, non c'è dubbio, il giaccone, la sciarpa bianca, l'aspetto, tutto coincide. Va verso di lei con decisione, si ferma a quattro passi di distanza e sorride. Lei sorride. " Ciao " " Ciao " Lui si avvicina e la bacia piano sulla bocca, lei non si sottrae, è un po' meravigliata, non si aspettava che succedesse in questo modo, ma le fa piacere, molto, è un segnale preciso che gli piace, e anche lui piace a lei. " Vuoi che prendiamo il vaporetto o che andiamo a piedi ? " E' sottinteso che si va in albergo, lei sa che lui ha prenotato e sa anche che ha cercato un bel posto, in una zona abitata da veneziani, fuori dal casino, ma apprezza che lui non lo abbia detto. " E' molto distante ? " " Sarà mezz'ora a piedi, ma è così una bella giornata… ma dimmi tu cosa preferisci " " Andiamo a piedi, dai " Lui allunga la mano, lei la prende e si avviano lungo la Lista di Spagna, tutto viene molto naturale, chiacchierano del viaggio, guardano la gente, c'è sempre gente per strada a Venezia. Lui sa la strada, e appena può taglia fuori la corrente dei turisti, quando arrivano ad un ponticello la bacia e lei gli risponde, poi ridono come due ragazzini. Ripartono per mano, e le loro mani giocano tra di loro come se fossero dotate di vita propria. Passato Rialto lei gli chiede " Ci vuole ancora molto ? " Lui capisce che non è che sia stanca di camminare, le sorride e lei arrossisce, ma solo per un momento. Nel pomeriggio le ansie sono sparite e su di una panchina dei Giardini, di fronte al mare, si raccontano la loro vita, finalmente sentendosi parlare e non con una stringa di caratteri. God bless Bill Gates, anyway. © Antonio Della Rocca 2002 - Tutti i diritti riservati |