" E basta, insomma, la vuoi finire di rompermi le balle, sì o no ? "
Di solito non sbotto così per strada, anzi mai, ma questa volta non ne posso proprio più, a parte tutto oggi ho i miei buoni motivi per essere nervoso. Sarà la cinquantesima volta in poche settimane che incontro questo perdigiorno, con il suo giornale del cavolo che nessuno comprerà mai, è solo una forma camuffata di accattonaggio.
Che sia nero mi lascia del tutto indifferente, anche se fosse bianco o viola a pallini verdi mi infastidirebbe questo modo petulante di porsi, questo sbatterti il giornale sotto il naso agitandolo su e giù. Chiunque gli abbia suggerito questa tecnica - che è comune ai suoi colleghi, solo che gli altri sono un po' più discreti - secondo me non ha come fine quello di fargli vendere, ma quello di provocare manifestazioni di insofferenza come la mia, e non ci vuole un genio per capire perché.
" Capo, dai mille lire, panino, mangiare… "
Ma non te le do neanche se crepi, accidenti a te. A volte faccio l'elemosina anch'io, anche se non ci credo a questa forma di beneficenza spicciola con cui la gente si alleggerisce la coscienza, ma la faccio a dei poveracci dignitosi nella loro miseria o agli anziani, non a questo deficiente con il cappellino da baseball che avrebbe giusto l'età per qualche lavoro tipo scaricare cassette ai mercati generali.
" Levati dalle balle, non voglio niente ! "
E ride, il cretino, sembra che si diverta a rompere. Lo conosco bene, è un bel po' che gira, attacca bottone a tutte le donne, in particolare alle ragazze, con loro - guarda un po' - non parla l'italiano dei negri dei fumetti. Ed è anche un bel figliolo, tutto sommato, se non avesse questa faccia da schiaffi potrebbe anche essere simpatico. Certo che dev'essere dura a quell'età vedersi intorno tutto questo ben di dio - parlo delle donne - e restare a bocca asciutta.
" Capo, perché nessuno comprare, nessuno volere… ? "
Te lo dico io perché, perché non interessa a nessuno. E poi perché è fin troppo evidente, con la faccia che ti ritrovi, che a te anche solo l'idea di lavorare puzza. Evidentemente ti va bene così, che ne so io di come vivi. L'unica cosa che so di sicuro è che il tuo posto letto lo paghi caro, e in nero, senza voler fare un gioco di parole. Probabilmente chi ti affitta la cuccia ritiene di potersi considerare a buon diritto uno non razzista, già, brava gente del Nordest.
" Capo, vuoi braccialettino ? mille lire… "
E che cavolo me ne faccio di un braccialettino ? Sono carini, intrecciati e colorati, magari qualche ragazza te lo compra, ma mi ci vedi a me ? Sei anche poco psicologo, oltre che rompiballe. E poi se faccio tanto di comperartene uno, chi ti leva più di torno ? No, niente braccialettino, va al diavolo. E non starmi così attaccato, maledizione !
Mi è venuta un'idea, della serie lampadina che si accende nei fumetti di una volta. Mi giro verso di lui, lo guardo fisso negli occhi e gli sparo a voce bassa:
" Senti, giovanotto, ti faccio una proposta. "
Ci resta male, il gioco è finito, il sorriso sfottente si trasforma in un'espressione preoccupata, una reazione così non se la aspettava. Si guarda in giro, siamo praticamente soli, la gente è distante. Magari pensa che sono omosessuale, forse non sono il primo a " fargli una proposta ".
" Facciamo un contratto. Io ti do diecimila lire, ma tu mi guardi bene in faccia e per un mese, quando mi incontri, non mi rompi più le balle. "
Un momento di silenzio, poi gli torna il sorriso, ma l'espressione è cambiata, non è più sfottente, avevo ragione, così è quasi simpatico. Mah, non so mica.
" Come abbonamento di caffè, paghi dieci bevi undici, capo ? "
Dopo la faccia feroce che ho fatto sinora, non posso permettermi di scoppiare a ridere, ne va della mia dignità di uomo bianco. Mi contengo, gli do il deca, bofonchio " Già, proprio come abbonamento di caffè " e tiro diritto. Ma mi sa che tra un mese gli rinnovo il contratto.
© Antonio Della Roccai
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