"L'eternauta: Grazie, K.B." di Federico Del Freo

24 Luglio 1929.
E' il mio compleanno, sono sceso giù al lago per fare un lungo bagno e mitigare l'orribile caldo che rende insopportabile quest'angolo meridionale della Bolivia (che cazzo ci faccio, in Bolivia?).
All'improvviso eccolo, ammara uno splendido idrovolante, ne ho letto sui giornali di qui, dicono che saranno il mezzo del futuro, altro che aeroplani... (sono strani questi Boliviani).
Mi avvicino, quattro bracciate e sono sotto la pancia lucida e d'alluminio levigato del velivolo.
Qualcosa è caduto in mare, oltre i galleggianti, non riesco a capire, hanno buttato l'ancora o forse qualcosa di più pesante.
Decido di salire.
M'isso a bordo con la sola forza delle dita, anzi, con la sola forza della mano... destra (anni e anni d'allenamento), sono giovane, sono forte, sono un... un... un eternauta.
Vengo dal futuro, stavo mangiando un trancio di pesce spada alle olive in Tagiura, quando mi sono ritrovato in questo cazzo di posto umido, fetente e pieno di zanzare. Sono nella cabina (o si dice cambusa?) non c'è anima viva. Il tonfo doveva essere il tuffo del pilota (si dice nocchiero?). Probabilmente si è accorto che il fondo fangoso è a soli trenta centimetri di profondità. Decido di aspettarlo e vado nel retro della cabina di pilotaggio, ho fame, devo dire addio al mio trancio di spada con le olive, sicuramente lo avrà mangiato qualcun altro.
Afferro una pesca, no, meglio una Banana.
Da quello che sta dicendo e per come lo sta dicendo, intuisco che ora sa perfettamente che non ci si tuffa di testa e in quel modo. Parla una lingua incomprensibile e usa strani termini per essere un indigeno. Mi accomodo sulla branda, comoda ed essenziale: spartana. Sbircio la plancia, leggo gli strumenti, tocco uno stemma: "KB", Bah! Comincio a mordere la banana. Intuisco che parla con qualcuno, ma sento una sola voce. Qualcuno sale a bordo, agilmente, s'issa a bordo, con leggerezza. Il secondo sale con maggiore peso. Pulisco le bucce e faccio per entrare in cabina di pilotaggio. Li vedo, una donna che indossa uno splendido vestito stampato a fiori (ma c'erano già nel 29?) più oltre, vedo un uomo che indaffarato accende il motore e fa andare le eliche. Lui è a dir poco strano (capisco che si chiama K.B.), lei è splendida, capelli neri, alta, magra. Un taglio di capelli vagamente maschile, com'è di moda ora, a New Orleans.
Il vestito a fiori le aderisce addosso come una seconda pelle, ne disegna le spalle, il seno, le natiche, porta una terza forse una quarta. K.B. è meticoloso controlla la pressione dell'olio, il numero di giri.
Lei stringe le spalle, ne sfila una da sopra, la fa passare attraverso la scollatura, si contorce un poco e sfila anche l'altra.
Fa caldo, più caldo di prima.
Lui, con grande precisione, verifica il pieno, controlla lo stato di galleggiamento, tocca gli specchietti, si sistema gli occhiali da guida (neanche il barone rosso ne ha di così belli).
Lei, sensuale, comincia ad arrotolare il vestito gocciolante verso il basso, scopre i seni... Incredibili, per il '29 e in Bolivia. Ad un certo punto il vestito vinto dalla gravità cade verso il basso. Tralascio (?) altre cose insensibili alla gravità che hanno cominciato a manifestarsi, e vedo l'ossessione della mia adolescenza, la firma tanto nota, quasi un tatuaggio sulla natica destra: Crepax. Non posso crederci, cosa ci fa Valentina, qui, in Bolivia, nel '29, ma, soprattutto, chi cazzo è questo K.B. che in questo momento si gira?
La afferro per le spalle, la tiro verso di me, inciampo sulle bucce di banana e cado con lei sulla branda (il bello di stare da questa parte del foglio, eh?). Valentina, è il mio riferimento erotico, da sempre, l'ho tenuta con me, per anni, con la sola mano sinistra e mi rendo conto che me la cavo meglio, tenendola con tutt'e due le mani. Comincio a baciarla, preferisco il sapore dell'acqua di mare sulla pelle di una donna, ma questo K.B. ha scritto 'lago' e ha scritto 'Bolivia'...
K.B. non la vede, pensa che si sia tuffata in acqua, farnetica qualcosa.
Continuiamo a baciarci, mi spoglio, lui parla di sirene (in un lago ? o forse parla della polizia ?), intuisco che non l'ha presa bene, non mi importa. Non mi meraviglierei che questo K.B. cominciasse a girovagare per luoghi strani, ma come si fa ad avere un idrovolante e scrivere dal deserto? Dai, è il massimo della sss... figa, scrivere delle lettere dal deserto, se hai un idrovolante, come cazzo atterri nel deserto? Lo sapevo, non gli dovevo, e non mi dovevo fare Valentine, un po' per lui e un po' anche per noi, magari ora ci scrive un libro...
P.s.: a volte basta cambiare frutta. Non usare banane. Banane, no.
Noci, sì: si sarebbe sentito il rumore.

©  Federico Del Freo - 2002
 
 

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