| Il mio straziante senso del pudore di Nicoletta Cursi |
Io non ho un buon rapporto col mio corpo.
Non che mi trovi brutta, non fraintendetemi, il problema non è quello.
Oddio, non ho neanche un corpo da fotomodella, sia chiaro, ma in quante ce l’hanno?
So per certo, però, di non essere brutta. Io non ho, per la precisione, un buon rapporto con il mio essere "un corpo" e quindi costretta a subire tutto ciò che da questo ne derivi.
Per farla breve: non sopporto l’idea di dover, come tutti, andare in bagno, tanto per cominciare.
La cosa proprio che non mi va giù è che gli altri lo sappiano. "Beh, anche tu come tutti... prima o
poi..." o ancora: "Anche la regina Elisabetta, a Buckingham Palace, ci va al
gabinetto..." "Hai voglia te se ci va, quella scoreggiona!" ribatte subito l’altro.
C’è sempre un "altro", in questi casi che si accoda all’opinione corrente, magari mentre arraffa con falsa distrazione la tartina contata di quello che sta portando avanti il ragionamento. Il simpaticone, il pragmatico, il maiale della compagnia.
E tu rimani con la tua in mano, attonita, mentre il resto del mondo continua a girare.
La risata corale degli astanti, provocata dalla parolaccia del nostro arraffone e il brusio di coloro che si sono appartati a parlare di tutt’altro, sono la colonna sonora del tuo unico agghiacciante pensiero: la regina Elisabetta, una
scoreggiona.
Cristo, non ci avevo ancora mai pensato, eppure anche lei lo farà. Quando non la vede nessuno, ma lo farà!
Dopo la regina Elisabetta arrivano tutte. Una lista più inevitabile che interminabile di bellissime che va da Elizabeth Taylor alla Loren dalla Lollo a Nicole Kidman. Tutte le star del firmamento cinematografico chiamate all’appello a dimostrazione di come nessuna, pur con tutto lo charme di questo mondo, possa sfuggire ad una regola tanto spietata: per vivere devi fare la cacca.
Se ci pensate bene però nessuno ti parla mai di Margherita Hack, di Rosa Russo Jervolino o della Sora Lella. Dio l’abbia in pace povera donna, quanto deve aver mangiato e quando deve aver fatto l’impronunciabile. Peccato che stia male dirlo, qui mi ci tornava anche di rima.
Per le bruttine non è un problema. Sono le bellissime che sembra non lo facciano. Nei film, se ci avete fatto caso, non si vede. Mai. Una donna fascinosa, mi dispiace tanto ma al bagno non ci deve andare. Proprio non se ne parla.
Ma voi, onestamente, ce la vedete Sophia Loren che esce dal cesso, col Corriere della Sera sotto il braccio, mentre ancora si sente il rumore dello sciacquone che si ricarica pronto a far fronte a nuove necessità?
Ecco, anche il lessico dimostra un certo imbarazzo nei confronti di questa storia:
"necessità". Coloro che sono nati intorno agli anni quaranta e di famiglia bene dicono
"necessità". Quelli un po’ meno ricchi dicono "un
bisogno". I più codini dicono "bisognìno".
Ma per loro, del resto, tutto diventa "...ino".
Soprattutto quando si tratta di adempiere ad un dovere inderogabile. Quasi come se con un diminutivo si potesse attenuare la pesantezza del vivere quotidiano.
"Riempia cortesemente questo modul-ino, ci sarebbe da pagare questa bollett-ina, mi firmi questo
contratt-ino".
L’atteggiamento nei confronti di questo problema, diventa quindi un evidente spartiacque sociale, politico, economico, geografico e generazionale. Dimmi come cachi e ti dirò chi sei. Il pudore, nei riguardi delle conseguenze della nostra corporalità, ci è stato inculcato fin dalla nascita. Ma non è così proprio per tutti. Per gli uomini, per esempio, è già diverso. Oddio, io continuo a non saper immaginare Cary Grant che lo fa, David Niven men che meno. Saranno morti per questo? Naaah...
Un Mikey Rourke si, lui ce lo vedo. Lo vedo farlo senza mettere minimamente a repentaglio il suo personaggio
di "maledetto". Di Mick Jagger, mi ci gioco la mano destra, non solo lo fa senza problemi, ma come minimo lo ostenta e quando lo fa, alla faccia nostra, canta
"Satisfaction".
Tra le donne, le uniche star che potrebbero reggere una parte alla Jagger sono Madonna e Grace Jones. Ma stiamo davvero parlando di donne? Loro non incarnano quello che la donna rappresenta nell’immaginario collettivo.
La donna è grazia, è sentimento. Sono passati secoli, eppure sempre legate ai canoni del dolce stil novo si rimane. Dopo il sessantotto -gli zoccoli con i calzini di lana, i vestitoni larghi e informi, i capelli incolti e i seni in odor di ginocchio- tutto è ritornato come prima. Rimangono cenciose e naturalistiche solo quelle a cui fa comodo non farsi vedere belle, quelle a cui conviene giocare sul personaggio sdrucito. Tanto, brutte sarebbero ugualmente. Ma le altre, no. La passabili, col cavolo che rinunciano alla loro femminilità. Il maschio italiano, quello che si scaccola mentre ti parla al telefono, vuol sognare, c’è poco da fare.
E tu donna, se non hai una pietra al posto del cuore, come puoi deludere la sua aspettativa?
© Nicoletta Cursi - 2002