Da "Il disoccupato doc" di Raffaele Crispino,  Prospettiva Editrice, 2002


"Enzo... Enzo... sono le nove" disse l'anziana donna, appena aprì la porta della stanza da letto. Ma non avanzò. Aspettò che ci fosse una risposta; poi quando vide che suo figlio si metteva ancora più sotto le lenzuola, capì che avrebbe fatto bene a chiudere la porta senza far rumore.
Enzo, invece, s'era già svegliato, ma non voleva essere disturbato; sapeva che erano perlomeno le nove e mezzo. Sua madre voleva imitare Eduardo , e diceva ogni santo giorno: sono le nove. Avrebbe detto che erano le nove anche se fossero state le undici del mattino. Ormai Enzo non ci faceva più caso. Sapeva solo che il giorno era iniziato da un bel po' di tempo e che per lui incominciava una nuova giornata di… lotta. Si rigirò nel letto, indeciso se alzarsi o aspettare ancora un altro po'. Tanto non aveva niente da fare. Da quello che riusciva a intravedere dal letto la giornata doveva essere molto assolata. Così,dopo una quindicina di minuti, decise di alzarsi; si avvicinò alla finestra e osservò il cielo. "Ti ho preparato il latte e il caffè. Ho preso anche dei cornetti " disse premurosa Concetta, la mamma di Enzo, appena lo vide entrare in cucina.
"Ah, bene. E il giornale?" chiese lui.
"Sì. Eccolo. Ho preso Il Mattino" rispose Concetta mentre prendeva il giornale dal piano della cucina.
"Oh, Il Mattino! Perché non hai preso La Repubblica?Lo sai che oggi è giovedì?"
Concetta non rispose, si sentiva un po' in colpa. Aveva dimenticato che su La Repubblica il giovedì escono gli annunci per la ricerca del personale qualificato nelle industrie o nel terziario. Cercò di replicare, cercò di dire che sarebbe andata dal giornalaio a cambiarglielo, ma Enzo le disse di non preoccuparsi.
Incominciò a bere il latte; poi bagnò il cornetto e se lo mise in bocca. Non era molto buono quel cornetto.
"Ma dove diavolo li hai presi questi cornetti?" chiese,quasi disgustato.
"Li ho presi da Peppe 'o spuorc', al bar vicino al giornalaio.La pasticceria era chiusa".
"Quante volte ti devo dire di non prendere i cornetti da Peppe 'o spuorc'. Lo sai anche tu che non li cuoce bene " disse, un po' stizzito, Enzo, mettendo via il cornetto,mezzo bagnato.
"Ma, Enzo! È stato così gentile, Peppe. Me li ha regalati.Ha detto che… ecco mi ha ringraziato per il problema di matematica che hai risolto a suo figlio. Me ne ha dati due. Io dico che sono buoni".
Enzo non replicò.
Chiese delle fette biscottate.
Non c'erano fette biscottate.
Chiese del burro e marmellata.
Non c'era burro e marmellata.
"Almeno c'è un po' di pane?"
Concetta non disse una parola. Sapeva che doveva comprare il burro e la marmellata; non è che ci fossero poi tanti soldi da spendere per questi sfizi. Concetta pensava che suo figlio, il professore, era sfortunato: prima perché non aveva un posto di lavoro, poi perché non riusciva a fare le ripetizioni a qualche figlio di salumiere;così altro che delizie avrebbe comprato per lui. Gli altri potevano anche farne a meno, ma Enzo… no. Non gli doveva mancare niente.
Concetta gli diede il pane. Enzo continuò a mangiare, ma c'era qualcosa che lo disturbava: un rumore.
La causa era: le macchine per cucire. Le sue due sorelle lavoravano da circa tre ore, e avevano, imprudentemente,lasciato la porta aperta. Allora Concetta si allontanò e andò nell'altra stanza.
"Enzo si è svegliato. Sta prendendo il latte. Almeno per un po'… potete smettere di fare rumore?" ammonì l'anziana donna in modo risoluto.
Le due donne, una, Luisa, sui ventisei, e l'altra, Francesca,che poteva avere un ventidue anni, smisero di cucire le lenzuola.
"Hai lasciato la porta aperta, per questo Enzo ha sentito " imprecò Luisa, rivolta alla sorella.
Luisa e Franca erano di professione casalinghe lavoratrici.Prima lavoravano in una fabbrica di scarpe a mettere la colla. Ma dovevano alzarsi di mattina presto, e fare più o meno tre chilometri a piedi per raggiungere il posto di lavoro. Quel lavoro loro avrebbero volentieri continuato a farlo se non fosse stato per il fratello, il professore.
Che figura ci faceva Enzo ad avere le sue due sorelle operaie in una fabbrica? Ne valeva dell'immagine, e allora meglio morire di fame che perdere l'immagine. Fu per questo che si ritirarono. Ora, invece, restavano in casa e pochi sapevano i fatti loro. Lavoravano in clandestinità, in nero. Cucivano "a una tantum" lenzuola: più ne facevano e più guadagnavano.
La più grande Luisa andò subito a preparare i vestiti che suo fratello doveva indossare, mentre l'altra, Franca, chiese se dovesse portare il giornale alla signora Folea. La signora Folea, di nome Sabrina, era la moglie dell'ingegnere.Una donna molto bella, che abitava nel palazzo di stile inizio Novecento, proprio di fronte alla loro casa.
Concetta lavorava presso di lei per dei piccoli lavori domestici e la signora l'aveva incaricata di prendere il giornale ogni mattina e di portare anche dei cornetti. Sabrina sapeva che il giornale lo leggeva prima Enzo, ma non avrebbe detto niente anche se glielo avesse portato alle undici del mattino, così anche per i cornetti. Perché sperava che fosse lo stesso Enzo a portarle quelle cose; magari avrebbe scambiato due parole con il professore.Avrebbe acquistato un po' di cultura, e avrebbe in tal modo ben figurato, dato che la sua estrazione sociale non è che fosse molto in. Era riuscita a sposare l'ingegnere solo perché era bella e aveva le curve davvero sconvolgenti.
Enzo aveva ventinove anni, ed era un disoccupato "doc" (cioè autentico). Tutti lo chiamavano professore, anche se non aveva mai preso la laurea. Solo perché era stato iscritto all'università di Napoli, alla facoltà di medicina. Ma come si sa, da queste parti, basta che uno sia iscritto all'Università per essere già considerato dottore. E poi Enzo aveva la faccia giusta da intellettuale; con quel suo viso sempre stanco, che sembrava che ti facesse un piacere se ti dava una risposta.
"No. Lascia stare. Glielo porto io il giornale alla signora Folea" disse Enzo.
"E fai bene. Fai bene figlio mio. Hai il modo di parlare".
"Parlare!"
"Sì. Parla. Il marito della signora Folea, lo sai bene, è un alto dirigente della Sip. È un uomo importante. Chissà cosa…"
"Telecom, mamma. Ora si chiama Telecom. Non si chiama più Sip".
"Come? Telecom!… Ma sono i telefoni?"
"Sì, mamma. Sono i telefoni".
"Ah, come sei istruito, figlio mio. Sai sempre tutto.Perché non le parli? Perché non le dici che… Basterebbe una parola del marito, e tu potresti lavorare. Prenderesti uno stipendio. Magari ti potresti sposare".
"Sposare!…"
"E quanto tempo vuoi farti aspettare? Giulia ormai sta avanzando con l'età. Parla con la signora Folea".
"Sì. Hai ragione. Appena ne ho l'occasione le parlerò.Le chiederò se può fare qualcosa per me. Sei contenta ora?" rispose con sufficienza Enzo, quasi volesse stroncare subito quella conversazione.
"Ma certo. Sono contenta. E poi non penso che tu debba per forza stare come gli altri in mezzo alla strada.Tu non sei adatto a fare lavori pesanti e manovalanza pura.Tu sei mio figlio, sei istruito. Sai molte cose. La signora,ne sono convinta, ti troverà un bel posto in ufficio,con la scrivania e l'aria condizionata".
"Sì, mamma. In ufficio. Certo" replicò Enzo…


© 
Raffaele Crispino 


 

www.rottanordovest.com home page