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Mr Banvard ha fatto più per accrescere l'amore per le belle arti in chi abitualmente presta poca attenzione a simili argomenti, di quanto abbia fatto qualunque altro artista dalla scoperta della pittura a oggi. Basterebbe questo a renderlo degno di ogni lode.
«The Times», Londra
La vita di John Banvard è il migliore esempio di come la fama e la gloria possano svanire nel nulla. Negli anni Cinquanta dell'Ottocento Banvard era il pittore vivente più famoso della terra e, con ogni probabilità, anche il primo artista di tutta la storia a diventare milionario. Acclamato da milioni di persone e da illustri contemporanei come Dickens, Longfellow e la regina Vittoria, appariva inarrivabile per abilità artistica, prestigio e ricchezza. Trentacinque anni più tardi veniva seppellito in una povera tomba in una sperduta città di frontiera del territorio del Dakota. Le sue opere più famose sono andate distrutte e cercare il suo nome sull'enciclopedia sarebbe un'inutile perdita di tempo. John Banvard, il più grande artista dei suoi tempi, è stato totalmente cancellato dalla storia.
Come è potuto accadere?
1830, Stati Uniti: un quindicenne distribuisce ai suoi compagni di classe un fogliettino nel quale ha dimenticato il quinto punto della lista:
IL VARIETÀ DI BANVARD
(in scena al numero 68 di Centre Street, tra la White e la Walker)
Programma:
1. Microscopio solare
2. Camera oscura
3. Burattini
4. Scenetta marina
6. Lanterna magica
Ingresso (valido per tutte le attrazioni) : 6 cents
Lo spettacolo si terrà nei seguenti giorni: lunedì, giovedì e sabato
Gli spettacoli avranno inizio alle 15,30
II proprietario, JOHN BANVARD
I ragazzi non potevano sapere che sarebbero stati solo i primi degli oltre due milioni di futuri spettatori delle straordinarie doti di intrattenitore di John Banvard. Chi andò a visitare il diorama e il museo allestiti da John nella sua casa di Manhattan si imbattè probabilmente nel padre, Daniel Banvard, un imprenditore edile di successo anche lui con l'hobby dell'arte. Era da lui che il figlio aveva ereditato l'amore per il disegno, la scrittura e la scienza - passione, quest'ultima, che ebbe inizio con un botto, quando un esperimento con l'idrogeno gli esplose in faccia ferendolo gravemente agli occhi.
Guai ancora peggiori erano in arrivo. Nel 1831 al padre di John venne un colpo apoplettico, e il suo socio fuggì con la cassa della società. Di lì a poco Daniel morì lasciando la famiglia in bancarotta. Le proprietà dei Banvard furono vendute all'asta e John decise di trasferirsi nei territori di frontiera, ossia nel Kentucky. Si stabilì a Louisville e trovò impiego come commesso in un drug-store dove affinava il suo estro artistico disegnando col gesso caricature dei clienti nel retrobottega. Il suo datore di lavoro, poco incline al patrocinio dell'arte adolescente, lo licenziò e Banvard cercò di sbarcare il lunario dipingendo insegne e ritratti sui moli del porto.
Fu qui che conobbe William Chapman, il proprietario del più importante showboat della regione, che gli offrì un lavoro come scenografo. Al tempo gli spettacoli degli showboat erano lontanissimi dai livelli qualitativi che raggiunsero più tardi. Lo stesso Banvard ebbe a dire che:
La barca non era molto grande e quando il pubblico si raccoglieva tutto da una parte vi era il rischio che l'acqua superasse il basso parapetto e raggiungesse la sala degli spettacoli. I membri della compagnia erano quindi costretti a fare i turni nella poco artistica occupazione di pompare l'acqua per impedire che si affondasse. A volte le onde causate dal passaggio di un battello a vapore penetravano attraverso le fessure dell'assito e bagnavano gli spettatori ... ai quali comunque non era richiesto alcun extra per il fuori programma.
La paga era precaria come la barca. Ma se non altro il lavoro a bordo dello showboat di Chapman permise a Banvard di impratichirsi nel tratteggiare e dipingere velocemente scene di ampie dimensioni, un'abilità che negli anni seguenti avrebbe fatto la sua fortuna.
L'anno seguente, pensando che era meglio morire di fame per conto proprio che lavorando per qualcun altro, Banvard lasciò la compagnia. Sbarcò a New Harmony, in Ohio, dove riuscì a mettere assieme una compagnia teatrale nella quale era al tempo stesso attore, scenografo e regista. In caso di necessità si esibiva anche come mago. Trovò un finanziatore che accettò di mettere a disposizione i suoi risparmi di una vita per sovvenzionare l'impresa; molti anni più tardi, questo peculiare modo di sovvenzionare le arti gli si sarebbe ritorto contro.
Ai tempi il fiume era ancora incontaminato e poco sicuro. La compagnia riuscì comunque a sopravvivere per un paio di stagioni, recitando Shakespeare e commedie popolari mentre navigava tra un porto e l'altro. Ben poche città erano in grado di mantenere un teatro, ma in genere quando gli attori galleggianti approdavano al molo la gente accorreva e comprava il biglietto. A volte gli spettatori barattavano l'accesso a bordo con polli o sac-chi di patate, cosa che cadeva a puntino per tappare i buchi nello stomaco della troupe. Alla fine però il cibo, i soldi e la pazienza finirono, tanto che Banvard, al verde e piegato dagli attacchi di febbre malarica, si ridusse a chiedere l'elemosina nel porto di Paducah, nel Ken-tucky. Sebbene fosse ormai uno scaltrito uomo di spettacolo con qualche anno di esperienza alle spalle, Banvard era pur sempre un adolescente brillante, simpatico e intelligente. Un impresario locale prese a cuore quel ragazzetto sporco e lo assunse come scenografo. Banvard, felice, abbandonò lo showboat.
Lasciare la compagnia fu un'ottima decisione. Infatti poco tempo dopo tra i suoi ex compagni, ormai ridotti alla disperazione, scoppiò una sanguinosa rissa a coltello. L'autorità apparve sotto forma di uno sfortunato agente di polizia che precipitò attraverso una buca di scena del palco e si spezzò l'osso del collo. Di fronte al poliziotto morto gli attori caddero in preda al panico e abbandonarono la nave; Banvard non seppe mai più nulla di loro.
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