I vincitori de "Il corto de Il Cavedio": "Conquista la città" di Angela Catalini


Il carro procede lentamente attraverso il deserto lungo la strada per il Cairo. Da alcuni giorni Myriam ha una strana febbre: la temperatura si abbassa durante il giorno, mentre la notte torna a salire violentemente. Non c’è un medico tra di noi, a parte Soraya che una volta preparava unguenti per i soldati. Quando arriviamo all’oasi di Selima, il capo-carovana decide di lasciare Myriam all’accampamento. Dice che ci raggiungerà non appena starà meglio, ma io temo di non rivederla più. Il viaggio sembra non avere mai termine, le razioni di acqua talvolta scarseggiano. I nostri abiti di scena sono in una cassa di legno intarsiato con i profili dorati. In quel baule c’è racchiusa tutta la nostra vita fatta di sacrifici immensi, di passione e di speranze. Alcune di noi hanno quasi trent’anni, presto non potranno più danzare ma di questo non parliamo mai. Una mattina di luglio giungiamo al Cairo. Guardo le immense mura che cingono la città e sento una sottile angoscia crescermi dentro. Mi sento straniera in terra straniera. La carovana penetra nelle mura sotto gli sguardi dei giannizzeri armati. Ci dirigiamo verso il centro. Durante il tragitto incrociamo donne vestite con ampi baracani che trasportano pesanti ceste di frutta e bambini che giocano con i cammelli. E’sempre così. Ogni volta che arriviamo in una nuova città, sappiamo che il nostro compito è più difficile: dobbiamo conquistare la fiducia e la stima del popolo prima di esibirci. Per questo portiamo piccoli doni per i bambini e stoffe pregiate per le donne. Se riusciamo a catturare il loro interesse assisteranno allo spettacolo e noi avremo la nostra paga e il nostro successo. Il carro si arresta davanti al mercato. Scendiamo e veniamo condotte verso una tenda che qualcuno ha preparato per noi. I venditori gridano e illustrano le loro mercanzie, alcuni soldati ci osservano. Guardano oltre le nostre vesti cangianti, i nostri gioielli falsi, i capelli nerissimi e lucidi come la seta; si soffermano sui fianchi morbidi o sui seni generosi. Sembrano soddisfatti di ciò che vedono, forse lo spettacolo avrà successo. Entriamo nella tenda e subito ci raggiunge una donna per indicarci il catino con l’acqua, la frutta di stagione e gli abiti puliti. Dopo esserci rifocillate e rinfrescate, ci sediamo per terra sulla stuoia per prendere il tè. Un uomo grasso entra nella tenda senza annunciarsi. E’ seguito da una guardia. Si ferma davanti a noi con un sorriso compiaciuto. - Sono queste le nuove schiave? Le altre ragazze ricambiano il sorriso, io no, perché parlo la loro lingua.


 

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