Londra,
un giorno di ottobre di un anno che aspetta di arrivare: Carissima
G..., ciò che stai pensando è la pura verità: non ho il diritto di
entrare nella tua vita e dirti le parole che sto per scriverti. Ma non
riesco più a farne a meno, è più forte di ogni mia volontà, di ogni
mia intenzione di tenermi tutto dentro e di farmene una ragione… Se
non c'è pace per il mio animo è perché ti ho incontrata, perché ho
incrociato i tuoi occhi e quasi non ho più la coscienza della mia
identità. Credevo, dopo tante ragazze con cui sono stato, dopo tante
storie e tanti baci e carezze, di aver già sentito ogni emozione che
uno sguardo sa trasmettere, e pensavo oramai che perdersi nella dolcezza
di un viso fosse una cosa da bambini, da adolescenti. Davanti al tuo
viso, davanti a te invece, io mi sono perduto… E ancor di più ho
perduto la capacità di considerare la realtà. Sei già di un altro, è
vero, ma non ci sono crismi e promesse che tengano il mio pensiero
lontano da te.
Non c'è volontà che assolva al compito ingrato di rinchiudere in un
forziere le mie passioni affinché non lambiscano più i tuoi occhi. Oh
Dio, non sai cosa darei per farmi guardare in eterno come tu mi guardi,
le volte in cui le mie incrociano le tue pupille, e il senso di
sentimenti indicibili e inenarrabili pervade ogni mia fibra… e non
penso più a nulla, ma un desiderio irrefrenabile, quello che tu non
distolga più il tuo sguardo da me, mi prende, mi logora, mi
distrugge… Allora vorrei restare con te per sempre, abbracciati e
teneri come nel Bacio di Klimt, e sarebbe per me come avere nelle
orecchie le note della Mondschein di Beethoven o dei Nocturnes di Chopin.
Ora non ho nelle orecchie che il fracasso delle mie emozioni allo sbando
e il lamento angosciante dei miei sentimenti, un turbinio di voci
sovrapposte, di schiamazzi rissosi e tracotanti, di imposizioni e diktat
che mi ordinano il silenzio!
Ma io non ce la faccio a tacere! A costo di perdere la faccia al tuo
cospetto e di rendermi risibile e buffonesco, ti dico che ti adoro! E
adoro di te ogni cosa, la tua pelle chiara come l'alabastro del tempio
di Afrodite, la tua chioma d'oro come gli stucchi nella sala
d'accoglienza all'Operà, e poi le tue mani, i tuoi seni, i tuoi fianchi
e… le tue labbra! Oh dei dell'Averno, quanto adoro le tue labbra! Non
riesco a pensare a niente che sia paragonabile ad un tuo bacio, ad un
tuo tenero sfiorare delle labbra, fino a sentire su di me il soffio del
tuo respiro… Darei la mia poesia e le mie opere a venire per un tuo
bacio! Uno solo che il tempo non possa scalfire:… exegi monumentum
aere perennius… E adoro come ti muovi; ogni tuo gesto è per me poesia
allo stato puro, languido sogno, febbrile visione, tale che non sarebbe
bastato a Marinetti un intero foglio di parole in liberà per
descriverti, né a me mille mezzanotti per sognarti e immaginarti se non
ti avessi incontrata. Impazzisco ancora per la tua voce, per ciò che
dici, per come lo dici. Non mi stancherei di sentirti parlare per ore, e
per ore io parlerei con te, tenero amore.
Ma quanto è strana la sorte se quando ti ho vicino non riesco a
farfugliare che qualche storta sillaba e secca come un ramo…, per poi
farmi assalire dall'inconscio imbarazzo degli scolaretti; un bimbo
divento davanti a te, che non sa più parlare e non sa più giocare, ma
osserva e… ti desidera! Io che tra i miei pregi ho certamente quello
della loquacità e dell'oratoria, io che sommergo il mondo di parole e
discorsi, tanto che il solo desiderio di taluni è di farmi tacere,
davanti a te sono un muto inetto farfugliatore. E il perché sta tutto lì,
in questa mia inesauribile voglia di sentire la tua voce, di sentirti
parlare con me, in questo mio ansioso attendere che tu faccia vibrare
con il suono delle tue parole l'aria che respiro.
Sono un poeta, lo so… uno scrittore, un farfugliatore (appunto) di
scarabocchi secondo alcuni, una sensibilità letteraria secondo altri.
So solo che ti potrei offrire tutta la mia poesia, la tenerezza dei
momenti più intimi, le dolci parole d'amore che discendono dalle stelle
e rimangono lì nell'aria tra i nostri sguardi. Ti potrei offrire il
cielo, ma un cielo fatto di sogni e desideri nascosti, come minuscoli
luccichii di bagliori notturni, e poi ruberei per te al Tempo tutti i
suoi istanti più preziosi, la magia dei momenti d'amore e lo strascico
delle stelle comete che gli Achei tessevano per riempire il vuoto della
lontananza.
Ti potrei offrire un posto, un luogo che nessuno ha mai solcato, fatto
di fantasia e di poesia, di dolci versi o di frasi tenere come il burro,
e una cattedrale di rime e parole, di pensieri e di bellezze arcane e
sensuali. Ecco, l'incanto di un amore ti offrirei, un amore come non
l'hai vissuto mai, dove passione, complicità, dolcezza e sentimento
sono mischiati dal turbinio dell'infernal bufera che mena i cuori di
Paolo e Francesca.
Questo potrei offrirti se solo tu lo volessi. Ma saresti folle se anche
tu provassi per me anche solo uno sparuto sentimento, se gli sguardi che
riponi su di me tradissero il desiderio e la passione nascoste
nell'angolo più remoto del tuo cuore, se per un attimo solo anche tu
avessi immaginato di stare tra le mie braccia e di baciare le mie labbra
in un tenero e lunghissimo bacio dal sapore di antichi ricordi atavici,
se anche solo per un risibile momento tu avessi pensato di poterti
innamorare di me, allora saresti folle, amore mio! Perché io sono un
poeta, e dei poeti non ci si innamora mai! Scriver d'amore è il nostro
mestiere ma sperar di viverne uno forte e intenso come quelli di cui
scriviamo è pura follia e vano anelito. Ed è pura follia anche questa
lettera, queste parole lasciate così scorrere dalla mano sulla carta,
senza che il buon senso ne trattenga il dirompente esilio, senza che la
mente opponga il suo senno al cuore…
Ah, dannose e stramaledette parole io ti sto scrivendo, perché non ho
più la forza di evitare la disfatta davanti a te, e nello stesso tempo
la speranza di fare breccia nel tuo cuore è più piccola di una di
quelle stelle che si vedono soltanto nelle notti sul deserto, là dove
la luce delle città non le nasconde agli occhi dei sognatori. Mi sento
il "bardo" mentre compone il suo Romeo e Giulietta. Scrivere
di un amore così forte e non poterlo vivere è atroce, e il silenzio di
questo foglio di carta al posto del tuo corpo e della tua voce è un
supplizio che non merito.
Ma forse, dopo questa lettera insolente e corsara, ciò che io merito
non avrà più alcuna importanza. Sono stato insolente, lo so, e te ne
chiedo scusa. Accusa pure la mia lingua e la mia penna incapaci di
trattenersi, se vuoi, ma tutto ciò che ti ho detto non è fumo
d'incenso ma sacrosanta verità. Mi rincresce solo di non aver potuto
sfruttare l'ombra della notte o il bel volto di qualche d'un altro per
dirti quanto ti adoro. Così come nei versi di Rostand, quando alla
poesia delle parole d'amore di Cyranò faceva da cornice la notte e le
frasche del giardino di Rossana; e lui riusciva a dirle tutto ciò che
provava con una dolcezza e una passione senza eguali, solo perché
nascosto nell'ombra, e solo perché la bella Rossana aveva scambiato la
sua voce per quella di un altro.
Ma io non oso sperare che le mie parole ti abbiano colpito quanto quelle
di Cyranò incantarono il cuore di Rossana, e anzi, se una vincitrice c'è
in questa tenzone è proprio la convinzione che ciò che scriveva Edgar
Lee Masters è l'amara e ineluttabile verità: this is life's sorrow:
that one can be happy only where two are; and that our hearts are drawn
to stars which want us not… (Questo è il dolore della vita: che si può
essere felici soltanto in due; e che i nostri cuori sono attratti dalle
stelle che non ci vogliono). Perciò, mio amore, distruggi questa
lettera se neanche una parola di quelle qui racchiuse ti ha raggiunto il
cuore, se il mio volto e i miei sguardi ti lasciano del tutto
indifferente e ti reca noia la mia attenzione. Distruggila! E che non ne
rimanga più alcuna traccia.
Come ci insegna quel tal Bernardo Morliacense, benedettino del secolo
XII:… nomina nuda tenemus…, noi non possediamo nient'altro che nomi!
Ecco allora, fai che io sia per te soltanto un nome, uno tra i tanti, ed
io ritornerò nell'ombra da dove sono venuto…
…dolcissima notte, my Muse dolcissimi sogni…
©
Luca Cartapatti
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