Da "Nudo di Venere" di Luca Cartapatti,  Edizioni Clandestine, 2003


Londra, un giorno di ottobre di un anno che aspetta di arrivare:
Carissima G..., ciò che stai pensando è la pura verità: non ho il diritto di entrare nella tua vita e dirti le parole che sto per scriverti. Ma non riesco più a farne a meno, è più forte di ogni mia volontà, di ogni mia intenzione di tenermi tutto dentro e di farmene una ragione… Se non c'è pace per il mio animo è perché ti ho incontrata, perché ho incrociato i tuoi occhi e quasi non ho più la coscienza della mia identità. Credevo, dopo tante ragazze con cui sono stato, dopo tante storie e tanti baci e carezze, di aver già sentito ogni emozione che uno sguardo sa trasmettere, e pensavo oramai che perdersi nella dolcezza di un viso fosse una cosa da bambini, da adolescenti. Davanti al tuo viso, davanti a te invece, io mi sono perduto… E ancor di più ho perduto la capacità di considerare la realtà. Sei già di un altro, è vero, ma non ci sono crismi e promesse che tengano il mio pensiero lontano da te.
Non c'è volontà che assolva al compito ingrato di rinchiudere in un forziere le mie passioni affinché non lambiscano più i tuoi occhi. Oh Dio, non sai cosa darei per farmi guardare in eterno come tu mi guardi, le volte in cui le mie incrociano le tue pupille, e il senso di sentimenti indicibili e inenarrabili pervade ogni mia fibra… e non penso più a nulla, ma un desiderio irrefrenabile, quello che tu non distolga più il tuo sguardo da me, mi prende, mi logora, mi distrugge… Allora vorrei restare con te per sempre, abbracciati e teneri come nel Bacio di Klimt, e sarebbe per me come avere nelle orecchie le note della Mondschein di Beethoven o dei Nocturnes di Chopin. Ora non ho nelle orecchie che il fracasso delle mie emozioni allo sbando e il lamento angosciante dei miei sentimenti, un turbinio di voci sovrapposte, di schiamazzi rissosi e tracotanti, di imposizioni e diktat che mi ordinano il silenzio!
Ma io non ce la faccio a tacere! A costo di perdere la faccia al tuo cospetto e di rendermi risibile e buffonesco, ti dico che ti adoro! E adoro di te ogni cosa, la tua pelle chiara come l'alabastro del tempio di Afrodite, la tua chioma d'oro come gli stucchi nella sala d'accoglienza all'Operà, e poi le tue mani, i tuoi seni, i tuoi fianchi e… le tue labbra! Oh dei dell'Averno, quanto adoro le tue labbra! Non riesco a pensare a niente che sia paragonabile ad un tuo bacio, ad un tuo tenero sfiorare delle labbra, fino a sentire su di me il soffio del tuo respiro… Darei la mia poesia e le mie opere a venire per un tuo bacio! Uno solo che il tempo non possa scalfire:… exegi monumentum aere perennius… E adoro come ti muovi; ogni tuo gesto è per me poesia allo stato puro, languido sogno, febbrile visione, tale che non sarebbe bastato a Marinetti un intero foglio di parole in liberà per descriverti, né a me mille mezzanotti per sognarti e immaginarti se non ti avessi incontrata. Impazzisco ancora per la tua voce, per ciò che dici, per come lo dici. Non mi stancherei di sentirti parlare per ore, e per ore io parlerei con te, tenero amore.
Ma quanto è strana la sorte se quando ti ho vicino non riesco a farfugliare che qualche storta sillaba e secca come un ramo…, per poi farmi assalire dall'inconscio imbarazzo degli scolaretti; un bimbo divento davanti a te, che non sa più parlare e non sa più giocare, ma osserva e… ti desidera! Io che tra i miei pregi ho certamente quello della loquacità e dell'oratoria, io che sommergo il mondo di parole e discorsi, tanto che il solo desiderio di taluni è di farmi tacere, davanti a te sono un muto inetto farfugliatore. E il perché sta tutto lì, in questa mia inesauribile voglia di sentire la tua voce, di sentirti parlare con me, in questo mio ansioso attendere che tu faccia vibrare con il suono delle tue parole l'aria che respiro.
Sono un poeta, lo so… uno scrittore, un farfugliatore (appunto) di scarabocchi secondo alcuni, una sensibilità letteraria secondo altri. So solo che ti potrei offrire tutta la mia poesia, la tenerezza dei momenti più intimi, le dolci parole d'amore che discendono dalle stelle e rimangono lì nell'aria tra i nostri sguardi. Ti potrei offrire il cielo, ma un cielo fatto di sogni e desideri nascosti, come minuscoli luccichii di bagliori notturni, e poi ruberei per te al Tempo tutti i suoi istanti più preziosi, la magia dei momenti d'amore e lo strascico delle stelle comete che gli Achei tessevano per riempire il vuoto della lontananza.
Ti potrei offrire un posto, un luogo che nessuno ha mai solcato, fatto di fantasia e di poesia, di dolci versi o di frasi tenere come il burro, e una cattedrale di rime e parole, di pensieri e di bellezze arcane e sensuali. Ecco, l'incanto di un amore ti offrirei, un amore come non l'hai vissuto mai, dove passione, complicità, dolcezza e sentimento sono mischiati dal turbinio dell'infernal bufera che mena i cuori di Paolo e Francesca.
Questo potrei offrirti se solo tu lo volessi. Ma saresti folle se anche tu provassi per me anche solo uno sparuto sentimento, se gli sguardi che riponi su di me tradissero il desiderio e la passione nascoste nell'angolo più remoto del tuo cuore, se per un attimo solo anche tu avessi immaginato di stare tra le mie braccia e di baciare le mie labbra in un tenero e lunghissimo bacio dal sapore di antichi ricordi atavici, se anche solo per un risibile momento tu avessi pensato di poterti innamorare di me, allora saresti folle, amore mio! Perché io sono un poeta, e dei poeti non ci si innamora mai! Scriver d'amore è il nostro mestiere ma sperar di viverne uno forte e intenso come quelli di cui scriviamo è pura follia e vano anelito. Ed è pura follia anche questa lettera, queste parole lasciate così scorrere dalla mano sulla carta, senza che il buon senso ne trattenga il dirompente esilio, senza che la mente opponga il suo senno al cuore…
Ah, dannose e stramaledette parole io ti sto scrivendo, perché non ho più la forza di evitare la disfatta davanti a te, e nello stesso tempo la speranza di fare breccia nel tuo cuore è più piccola di una di quelle stelle che si vedono soltanto nelle notti sul deserto, là dove la luce delle città non le nasconde agli occhi dei sognatori. Mi sento il "bardo" mentre compone il suo Romeo e Giulietta.
Scrivere di un amore così forte e non poterlo vivere è atroce, e il silenzio di questo foglio di carta al posto del tuo corpo e della tua voce è un supplizio che non merito.
Ma forse, dopo questa lettera insolente e corsara, ciò che io merito non avrà più alcuna importanza. Sono stato insolente, lo so, e te ne chiedo scusa. Accusa pure la mia lingua e la mia penna incapaci di trattenersi, se vuoi, ma tutto ciò che ti ho detto non è fumo d'incenso ma sacrosanta verità. Mi rincresce solo di non aver potuto sfruttare l'ombra della notte o il bel volto di qualche d'un altro per dirti quanto ti adoro. Così come nei versi di Rostand, quando alla poesia delle parole d'amore di Cyranò faceva da cornice la notte e le frasche del giardino di Rossana; e lui riusciva a dirle tutto ciò che provava con una dolcezza e una passione senza eguali, solo perché nascosto nell'ombra, e solo perché la bella Rossana aveva scambiato la sua voce per quella di un altro.
Ma io non oso sperare che le mie parole ti abbiano colpito quanto quelle di Cyranò incantarono il cuore di Rossana, e anzi, se una vincitrice c'è in questa tenzone è proprio la convinzione che ciò che scriveva Edgar Lee Masters è l'amara e ineluttabile verità: this is life's sorrow: that one can be happy only where two are; and that our hearts are drawn to stars which want us not… (Questo è il dolore della vita: che si può essere felici soltanto in due; e che i nostri cuori sono attratti dalle stelle che non ci vogliono). Perciò, mio amore, distruggi questa lettera se neanche una parola di quelle qui racchiuse ti ha raggiunto il cuore, se il mio volto e i miei sguardi ti lasciano del tutto indifferente e ti reca noia la mia attenzione. Distruggila! E che non ne rimanga più alcuna traccia.
Come ci insegna quel tal Bernardo Morliacense, benedettino del secolo XII:… nomina nuda tenemus…, noi non possediamo nient'altro che nomi! Ecco allora, fai che io sia per te soltanto un nome, uno tra i tanti, ed io ritornerò nell'ombra da dove sono venuto…
…dolcissima notte, my Muse dolcissimi sogni…



© 
Luca Cartapatti 


 

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