"Dedicato ai bimbi maltrattati" di Luisa Carta

 

PICCOLO: ‘Ma questo posto cos’è? Non capisco. Dove mi trovo?’
La piccola anima non fece nemmeno in tempo a guardarsi intorno che subito gli rispose una voce, dietro di lui.
PEPPE: ‘Sei nel paradiso dei bambini! Ma come, non lo vedi, piccolo? Allora, mi presento: mi chiamo Giuseppe, ma per gli amici mi chiamo Peppe. Tu sei un’anima che deve ancora nascere, io invece sono già nato … e già morto … Comunque ho campato molto: figurati che ho sei anni! Il mondo l’ho visto, io… pensa che per poco non sono pure andato a scuola! Comunque ti voglio aiutare: se vuoi star bene NON NASCERE! Piccolo... a proposito, non ti scoccia se ti chiamo piccolo, vero? Tanto tu il nome non ce l’hai!’
PICCOLO: ‘Il nome? Ma cos’è? Dai, fa niente, continua a parlarmi del mondo … dimmi: ma come posto com’è? Si sta bene o male?’
PEPPE: ‘Ma allora non mi ascolti? Ti ho appena detto che il mondo è brutto! Facciamo così: ti faccio fare un giro sulla Terra e intanto ti racconto un po’ di cose. Devi sapere che le piccole anime come te nascono in un posto chiamato ospedale, e dopo nati si chiamano bambini. I bambini nascono dalle mamme…’
PICCOLO: ‘mamma…che bel suono ha questa parola!’
PEPPE: ‘Sì, ma tante volte è buono solo il suono. Ti racconto un po’ di me!’
I due guardano dall’alto la sala operatoria di un ospedale, mentre Peppe comincia a parlare di sé.
PEPPE: ‘Come ti dicevo, io sono nato sei anni fa, la mia mamma si chiama Fabiola. All’asilo mi hanno anche detto che esistono anche i papà, ma io il mio non l’ho mai conosciuto. La mia mamma di papà me ne faceva conoscere tanti, almeno uno al giorno, e quando me li faceva vedere diceva che dovevo stare buono e zitto, nella mia camera, e io facevo quasi sempre così, però capitava alcune volte o che mi annoiavo o che stavo male e allora la chiamavo. Ma tutti i papà quando mi vedevano andavano via e lasciavano la mia mamma da sola, allora lei si arrabbiava molto con me e per farmi capire che dovevo stare zitto nella mia cameretta cominciava a picchiarmi e mi urlava parole cattive, come ‘BRUTTO BASTARDO, PERCHE’ TI HO MESSO AL MONDO?’. Tanta volte, nel corso dei miei sei lunghi anni, me lo sono chiesto anche io. Fino all’ultimo giorno.
Quella sera io stavo molto male, avevo la febbre molto alta. Ho chiamato la mamma, ma lei non mi sentiva, allora piano mi sono alzato e sono andato nella sua camera, ma lei era a letto con uno dei tanti papà. Lui, come al solito, appena mi ha visto ha mollato la mia mamma nel letto e se ne è andato via. La mia mamma, quella volta, si è arrabbiata talmente tanto che ha cominciato a picchiarmi forte, sempre più forte … finchè non mi ha dato una spinta che mi ha fatto sbattere contro un comodino. Da lì nono ricordo più niente, se non … ecco, lo vedi quel dottore? Peccato che quello non è stato il mio papà. Ricordo solo un suono forte, un Biiiiiiiiiiiiiii e lui che diceva ‘Dai, respira … torna tra noi! … ‘ Biiiiiiiiiiiiiii, e lui ‘Non puoi abbandonarci, sei troppo piccolo! Carica 200 … LIBERA!’ Biiiiiiiiiiiiiii ‘Carica 300 … LIBERA!’ Biiiiiiiiiiiiiii
E un’infermiera da dietro che gli diceva ‘Dottore basta, dichiari il decesso. Lo lasci libero, ha già sofferto abbastanza: guardi i lividi che ha su tutto il corpo, non ha più un organo sano! Dichiari il decesso…’ ‘Ora del decesso: 1 . 30 del mattino’
Intanto, il dottore nella sala operatoria che i due stanno osservando è alle prese con un altro piccolo corpicino.
PEPPE: ‘ Guarda: ne sta arrivando un altro, fra noi!’
DOTTORE: ‘E anche questo non ce l’ha fatta. Dove l’avete trovato?’
INFERMIERA: ‘ in una busta dentro al cassonetto dei rifiuti…’
DOTTORE: ‘Io non capisco più le donne…Ma almeno la madre è stata trovata?’
INFERMIERA: ‘Sì, è una ragazza di diciotto anni, ha anche detto di aver fatto tutto da sola e di aver avuto paura di…’
DOTTORE: ‘Basta, la storia ormai è vecchia: dicono tutte la stessa cosa!’
La piccola anima in questione si avvicina al gruppo, e Peppe la accoglie.
PEPPE: ‘Ciao! Un nome almeno a te la tua mamma l’ha dato?’
ANIMA: ‘Sì … mi chiamo Rosa … Ricordo solo di aver passato nove mesi in un posto che chiamano grembo materno e comunque, tra alti e bassi, è stato un bel periodo. Ma adesso continuo a chiedermi: perché l’ha fatto? Io la chiamavo, col mio pianto, ho cercato di farmi capire … Le volevo dire ‘Ti voglio bene! Stringimi un poco con te, abbracciami! Non sarò sempre così brutta dopo che mi avrai lavata e vestita e avrai sentito il mio dolce profumo di buono! Vedrai che mi vorrai bene!’ … Ma lei non è riuscita a capire il mio pianto … ed eccomi qui…’
PEPPE: ‘Allora, adesso che mi dici? Cosa ne pensi del mondo e delle mamme?’
PICCOLO: ‘Non so cosa dire…Sono veramente spaventato! E adesso cosa faccio?’
PEPPE: ‘Non so…se già sei nel grembo della tua mamma, mi dispiace ma devi nascere.’
PICCOLO: ‘Ma io ho paura! E se mi tratta male come la tua? Se non mi vuole perché non le piaccio, come quella di Rosa? Ho paura! Che faccio?’
PEPPE: ‘Facciamo così: io farò in modo di lasciarti un canale mentale, come una piccola traccia di ricordo di me, in modo che mi potrai raccontare quello che ti succede, ma per poco! Poi, se non dovesse andare bene, ci ritroveremo qui insieme, ma almeno avrai un nome e un sesso.’
PICCOLO: ‘Un sesso? E adesso questa cosa cos’è?’
PEPPE: ‘Il sesso è quella cosa che permette di capire se sei una femminuccia o un maschietto…’
PICCOLO: ‘ Ehy, ma … ma che succede? Aiuto! Sento una forza strana … sento che qualcosa mi sta tirando, mi sta allontanando da te! Aiuto! Aiutami Peppe, non lasciarmi! Ho paura!’
PEPPE: ‘Piccolo, mi dispiace, non posso fare niente! Stai nascendo, però ricordati: puoi parlare con me! Per poco, ma puoi!’
DOTTORE: ‘Eccolo! Su, signora, un’altra spinta ed è fatta…ecco ci siamo…Eccolo! Anzi, no: eccola! E’ una bella bimba!’
Un’infermiera avvolge la piccola in un asciugamano e la porta alla madre
MAMMA: ‘Ciao! Come sei bella … Abbiamo sofferto un po’, però eccoti qui … Sei bellissima, anche se un po’ piccolina … Ti voglio un mondo di bene. Non vedo l’ora di presentarti al tuo papà e ai tuoi fratellini!’
PICCOLA: ‘Peppe, mi senti?’
PEPPE: ‘Sì, ti sento! Allora, come va? Dai racconta, che abbiamo poco tempo!’
PICCOLA: ‘ Allora: da quando sono nata sono passati un po’ di giorni. A proposito, sono una femminuccia e ho un nome un po’ strano … Mi chiamo Sergia, la mia mamma si chiama Luisa e ho anche un papà: si chiama Gianni. E poi ho due fratelli maschi che mi vogliono tanto bene e che non vedono l’ora di giocare con me. Peppe, penso che non ci vedremo tanto presto perché qui mi vogliono tutti un mondo di bene. E’ bello vivere qui in questa famiglia … insomma, il mondo non è poi così brutto. Penso che come ci siano tanti altri bambini fortunati però mi dispiace per quelli maltrattati. Peppe, fammi un piacere: aiutali come hai aiutato me, loro ne hanno tanto bisogno…
Addio Peppe, e grazie!’


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