(Ugh!
Viero Lachi è un uomo giovane e brillante, dal volto asciutto e
volitivo. In mezzo al mento ha una piccola incavatura della pelle,
simile a un ombelico mignon, che quando sorride fa pendant con due
curiose fossettine poste sulle guance. Una sorta di nicchiette mobili di
espressione, che donano al volto un'aria instancabile, dalla linea
giocosa e vissuta: guadagnata, si direb-be, sulla pelle, contro una
barba dura, non facile a radersi. Le labbra che ha non hanno nulla di
particolare, né grosse né sot-tili. Il naso, di media taglia, è
leggermente aquilino, e lo sguardo, beh: è uno sguardo davvero
singolare, come a mez-zaluna. Con le palpebre che sembrano mangiare
quasi metà delle pupille grandi e appassionate. È una stranezza, vi
dirò, che su di lui, arguto e non bello, fa pensare a una forma
sottile, fisica, naturale d'ironia nei confronti di se stesso e degli
altri.
Viero Lachi sorride. Parla talora con grande serietà. Spesso, mentre
parla, sembra già pensare a qualcosa d'altro...).
... Poi un giorno DIO creò il Bianco e lo provò
sull'uomo. Vide che il Bianco era bello ed era cosa buona. DIO era tutto
contento. Ma ora accadde che l'uomo, vedendosi bianco, perdette umiltà
e si fece vanitoso. Cominciò ad andare in giro con superbia fra le cose
della natura. E si toccava di continuo. Rimirandosi avanti e di fianco.
Oh, quanto sono bello! - si diceva. Seminando sperma e credendo - sì -
di poter eiaculare in tutto…
Al segnale che ordinava di allacciarsi le cinture, Viero
Lachi stava leggendo e seguitò a leggere qualche minuto: un'improbabile
copia di "PALESTRA PER LA MENTE" delle Edizioni Clandestine,
dal titolo "Ipotesi, tesi e congetture sulle Origini falliche
dell'Africa Nera", forse offerta in omaggio dalla com-pagnia
aerea, oppure scovata chissà dove, probabilmente nella tasca del
sedile.
Difficile capire se roba interessante, teoria della scienza, teoria
dell'arte, pura immaginazione o sfondo on-tologico; verità fedele a se
stessa, oppure soltanto un modo figu-rato di parlare di cose altrimenti
non menzionabili.
Un giorno poi, colto dall'euforia, l'uomo prese a
correre forte, sal-tando in qua e in là come un grillo, quando a
braccia aperte gridava: Guardate, nubi del cielo! Raggi di sole,
guardatemi, no?!... Guardate, come sono BELLODURO E BIANCO!...
Così muovendosi, fissando per aria, inciampò di brutto e cadde in una
pozza di fango. Sparì qualche istante nella melma. Subito dopo riemerse
sputacchiando e vide che il suo fallo pregiato si era ricoperto stretto
di un velo unto e marrone come lucido da scarpe. Un marrone scuro e
quasi Nero. Allarmato e pieno di disgusto, corse dunque ad una fonte per
lavare via lo sporco.
Ma il Nero non veniva via.
E l'uomo insisteva. E sfregava. E grattava. Ma il Nero pareva us-cire
sempre più denso e vivido dalla sua pelle. Mentre il fallo diventava
sempre più grosso e spropositato fuori delle sue mani. Fin che le mani
non scomparvero inghiottite dal Nero.
E le braccia e le gambe non si ridussero, perfettamente assorbendosi al
tronco dalla testa ai piedi. Trasformandolo di penitenza in una creatura
nuova, mostruosa e sgomenta: un poderoso fallo eretto a grandezza umana
e a disumana sproporzione…
Va bene, ascoltate. C'è Viero che seguita a leggere
mentre l'aereo sta perdendo quota. "IPOTESI TESI E CONGETTURE SULLE
ORIGINI FALLICHE DELL'AFRICA NERA". Enormi fantasticherie. Vi-sioni
di parole. Un rombo nelle orecchie. Viero aveva le orecchie tappate, il
che attutiva i gemiti e gli scossoni del motore.
Gli parve di sentire da qualche parte sbattere la testa, ovvero un
segnale di ALLACCIARE-CINTURE. Nel successivo istante, cadenzato da un
sobbalzo, provò a credere perfino di galleg-giare in un silenzio
catalettico: il cervello improvvisamente omnieiaculante di suoni
come una campana.
…Ecco allora che l'uomo si vergognò, e andò a
nascondersi dietro ad un cespuglio due volte più grande di lui. Badando
a non farsi sco-prire da nessuna delle altre creature.
Rimase là tutta una notte singhiozzando e spizzicando ghiande come un
animale. Teso eccitato ed eretto suo malgrado. Producendo, a
guisa di strazio, quantità primordiali di sperma liquido su sperma
disseccato-disseccato.
La mattina seguente DIO lo cercava perché gli voleva far vedere,
insomma, presentare una ragazza nuova. Se potessero piacersi. E lo
chiamava da tutte le parti. E con tutte le voci. Ma l'Uomo-Itifallo non
rispondeva e rimaneva nascosto, ché si vergognava davvero troppo delle
sue deformi sembianze. Oltretutto miste a un colore molto scuro della
pelle. Tanto spesso e venoso da sembrare innaturale.
Allora DIO si spazientì e cessò di chiamare, subito scovandolo dalla
Finestra dei Cieli:
Stupido Uomo! - disse affacciandosi al davanzale ed
abbaglian-dolo con un raggio di sole -. Sappi che la Luce viene dal
Bianco ma non può fare senza il Nero!… Non è forse il Nero il colore
della Materia Prima: della Primitiva Sostanza Universale?… Non sono IO
STESSO certi giorni BIANCO e altre volte NEGRO?… E dimmi, non è forse
questo il colore dell'Eleganza, del Fascino, della Sensualità? E non è
dunque il Nero indispensabile al Bianco, Stupida creatura?… - rim-bombò
DIO, sferrando un pugno Nel Mezzo delle Proprie Nubi.
Ora.
L'aereo stava dominando l'aria sopra un abisso senza fondo. Viero fu
scosso all'improvviso da una hostess, che lo invitò gentilmente a
uniformarsi. Una volta, con prudenza. La guardò. Girò la pagina. Aveva
un culo biondo e gentile.
Al che l'uomo, uscendo alla luce, d'incanto e di miracolo ridotto alle
normali sembianze, s'inchinò davanti a DIO, chiedendoGLI perdono. Pure
scusandosi con la ragazza negra postagli di fronte. Imparò che esiste
il Bianco perché esiste il Nero. E che fra i colori non ci sono
confini.
Da quel giorno tornò ad essere umile, e ad amare e rispettare ogni
pelle e ogni cosa della natura...
Di nuovo, la seconda volta: "Signore, prego, le
cinture". Viero Lachi spalancò un occhio, avvicinandosi
all'oblò. Gli gi-rava un po' la testa, certo, indubbiamente. Siamo
arrivati, pen-sava; provando per l'emozione un senso di nausea e di
vertigine insieme.
Siamo arrivati, fagocitò, spingendo i piedi nelle scarpe.
… Il giorno appresso, DIO, di buon mattino si levò
e...
"Aspetti" fece ancora la hostess
molesta, indicandogli le incomprese cinture. Va bene, alla fine
provvedendo lei stessa ad allacciargliele.
... poiché per prima cosa volle osservarli, nel
vedere insomma come giocassero l'uno all'altra voluttuosamente
abbracciati, cominciò, per quelli e per i loro figli - TaM TaM, TaM TaM,
TaM TaM -, a creare l'Africa ...
L'aereo si trovava già in fase di atterraggio. Nel
medesimo istante, un rettangolo confuso di fioca luce gialla apparve
obliquo dal finestrino. Viero avvertì un dolore fortissimo alle
orecchie, sempre più acuto e insopportabile. Gli premeva la testa. A un
certo punto avrebbe voluto gridare. I motori d'un tratto cominciarono a
gemere forte, mentre di sbalzo l'aereo frenava, starnutiva urti a
depressione e le luci e il suolo rossastro parevano dilatarsi sempre di
più. Finché non si atterrò in quella luce gialla assurda e si cominciò
a rullare sulla pista.
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