Da "D'io c'è" di Paolo Brunelli, Edizioni Clandestine 2001

QUANDO ARRIVI AL FILTRO

Una volta ho visto un cristo in un secchio d' acqua. Un pomeriggio che stavo andando in macchina da Villafranca a Pontremoli. E a Migliarina di Filattiera quel Giuseppe d'un cristo faceva l' autostop. Occhi senza tuorlo. Ci ho pensato dopo. Indossava un cappotto nero. Motorino guasto. Mi aiutò a tirarlo su, lo caricammo dietro. Poi voleva offrirmi un bicchiere di vino lì al bar. Lui stava già nel secchio da lunghissimo tempo. E così era molto peggio che stare nel bicchiere. Dissi no, perché andavo di fretta. Lo accompagnai al Centro di Accoglienza della Croce Rossa dove lavoravo. Giuseppe ci abitava temporaneamente. Un' altra volta gli prestai qualcosa perché voleva iscriversi in palestra, un corso di tai-boxe. Allora gli prestai qualche lira. Diceva che avrebbe sfondato. Che avrebbe anche potuto morire, con la rabbia che aveva in corpo. Quello che possedeva di più importante, Giuseppe lo teneva accalcato in una valigia. Mi chiamò una volta per aiutarlo a stringerla con un doppio giro di corda, perché non voleva affatto star chiusa. Era una valigia piccola e molto buffa e vecchia. "Per favore, roccia" disse, Il metti un dito qui, che devo fare il nodo." Mi chiamava sempre roccia: lo diceva con la 'o' chiusa. C' era in lui, dentro i suoi occhi, uno spettro di ferocia strozzata, di vita irrisa, posseduta in usufrutto dalla morte. Il giorno che nacque mio figlio, poi, lo trovai all'ospedale. Teneva in braccio, che non stava un minuto fermo, Valentino, il figlio di Dusan Kolompar. Kolompar aveva il vestito della festa ed era su di giri. Anche a lui era nato un figlio lo stesso giorno. O forse il giorno avanti. Da ieri sera che festeggiava. Giuseppe lo teneva a bada e aveva in braccio Valentino Kolompar. Andammo a bere insieme al buffet dell' ospedale. Di mattina presto, un giorno di ottobre, mi aspettava al Centro. Quando arrivai volle offrirmi un caffè. Tirò via il filtro a una sigaretta -Diana rosse dure -e accese. Parlammo qualche minuto. Poi disse: "Ho una cosa per te." In una scatola che tirò fuori, c'erano vecchi timbri, dischetti per computer, cancelleria varia e inutile. "Li ho presi stanotte, in segreteria. Però non mi va. Di essere in questo modo." Okay, Giuseppe non aveva una lira. Quasi mai. Si faceva quando capitava. Tutto era buono per lui da ingoiare. Dal vino all'eroina. Tutto sullo stesso piano. Dentro un secchio. Tanto disprezzava l' esistenza che aveva in fondo, soffocante e rigida come un palo conficcato. Ma soprattutto, Giuseppe era solo. Non possedeva abbastanza cervello da essere anarchico e non aveva sufficiente fegato all'americana. Inoltre, non gli fregava di avere fiducia in niente. Neanche in se stesso. Ma il pelo sullo stomaco però delle volte ce l' aveva avuto. Ed è morto così, sapete, come la vita l'ha progettato. Esattamente così, come una sigaretta muore quando arrivi al filtro.


©  Paolo Brunelli - 2001
 
 

www.rottanordovest.com home page