"Per
quanto riguarda il suo curriculum niente da dire: sembra proprio fare al
caso nostro. Tuttavia, potrebbe tentare di soddisfare una mia curiosità?"
"Dica pure…"
"Per quale ragione ha deciso di occuparsi di numeri?"
"Temo sia stato il destino…"
"Così lei crede nel destino e quindi nel fatto che non siamo
liberi di scegliere…"
"Diciamo che forse il campo delle nostre scelte è
limitato…"
"Punto di vista interessante. Dico sul serio. Ma che fa sorgere una
domanda imbarazzante: se le nostre azioni sono guidate, che senso ha
istituire una magistratura per giudicare e condannare gli esseri umani?
Mi spiego meglio: se lei ha commesso un reato ma il suo campo di scelta
era ristretto a quella sola possibilità, po-tremmo affermare che una
condanna a suo carico risulterebbe come il frutto di una miope visione
dell'esistenza e dunque non solo ingiusta, ma anche insensata…?"
"Temo che stiamo entrando in un ginepraio filosofico…"
"E' vero e me ne scuso, ma è una questione sulla quale mi sto
tormentando da tempo; e comunque non ha nulla a che vedere con il nostro
colloquio. Perciò torniamo a noi: Dottor Borghi, senta un po', per
quale ragione la nostra azienda dovrebbe assumere proprio lei?"
"Mah! E' difficile rispondere a questa domanda… Dovrei forse
sponsorizzare me stesso?"
"Una cosa del genere…"
"Beh, allora, potrei darle due ragioni: la prima riguarda la
prepa-razione, la seconda l'atteggiamento. Avrà letto nel mio
curricu-lum della laurea in economia e commercio, dei tre corsi di
specia-lizzazione post-laurea e della esperienza di due anni in
posizione di controller. Direi quindi che, in materia di controllo di
gestione, sono piuttosto ferrato."
"E per quanto riguarda l'atteggiamento, che cosa intendeva
di-re?"
"Che affronterei questo lavoro con entusiasmo, sia perché
rappresenta il giusto sbocco dei miei studi, sia perché mi consente di
offrire un valido contributo al processo decisionale e al miglioramento
dei risultati aziendali. Lei sa infatti che il controllo di gestione è
una specie di computer di bordo grazie al quale la direzione prende le
decisioni circa la rotta da seguire per raggiungere determinati
obiettivi."
"In poche parole, competenza ed entusiasmo sono i motivi che
dovrebbero indurre la Giusti Spa ad assumerla alle proprie di-pendenze.
Nient'altro da aggiungere?" "Potrei aggiungere che amo il
lavoro di squadra o, in team, come si dice oggigiorno."
"Quali sono i suoi hobby e interessi, nel tempo libero?"
"Leggere e fare sport."
"Che genere di letture predilige, Dottor Borghi?"
"Un po' di tutto: romanzi, saggi, ma soprattutto gialli. Ecco, ho
una venerazione per i gialli di Agatha Christie e quelli di Sir Ar-thur
Conan Doyle."
"Hercule Poirot e Sherlock Holmes, giusto?"
"Esatto! Li legge anche lei?"
"Li leggevo da ragazzo. Ora mi sto angustiando con la
filosofia."
"Filosofia? Interessante. Di tanto in tanto prendo in mano anch'io
qualche "Introduzione a" dell'editore Laterza, ha presente
quei librettini arancioni?"
"Sì, sono scritti molto bene… Ma per quale ragione un
aziendalista come lei si prende la briga di scervellarsi intorno a
filosofemi ermetici e paralogismi?"
"Per la semplice ragione che porto sempre dentro di me il vivo
ricordo del tempo in cui frequentavo il liceo e discutevo animatamente
coi miei compagni della maieutica di Socrate, del nou-meno di Kant o
della riffa tra Hegel e Schopenhauer."
"Però! Ha una buona memoria!"
"A dire il vero la filosofia mi ha sempre attratto, ma ultimamente
l'ho un pochino messa da parte."
"Le assicuro che se la caverà ugualmente. Anzi, forse avrà
qualche possibilità in più di vivere serenamente. Ha detto che pratica
anche qualche sport?"
"Sì, il podismo. In passato ho praticato anche il karate, il nuoto
e il calcio. Ma oggi corro soltanto."
"Quindi lei appartiene a quella moltitudine di coraggiosi che
tut-te le domeniche, non importa quanto caldo o freddo faccia,
partecipano a quelle, come le chiamano?, camminate, dico bene?"
"Esatto: l'unico problema del podismo è la noia degli allenamenti
in solitudine. Problema che si risolve proprio partecipando alle
camminate: un mondo dove lo sport diventa puro divertimento."
"Un'ultima curiosità: come se la cavava in Italiano alle
superiori?"
"Lo studio della letteratura non mi entusiasmava granché, ma le
assicuro che i temi erano il mio forte. Ma perché questa domanda?"
"Ho notato la sua notevole padronanza di linguaggio e volevo
verificare se è una qualità che risale a tempo addietro o se invece
l'ha sviluppata di recente. Comunque, bando alle ciance. Caro dottor
Borghi, le dirò come stanno le cose: lei è l'ultimo dei quattro
candidati che abbiamo deciso di incontrare. Nella mia qualità di
direttore del personale ho l'incarico di scegliere i due candidati che
ritengo più idonei a ricoprire il ruolo di controller. La scelta finale
fra questi due sarà però fatta dal direttore
amministrazione-finanza-controllo, che è la dottoressa Giovanna Vacchi,
perché è a lei che la figura che cerchiamo dovrà rispondere."
"Mi sembra giusto e ovvio. Visto che si deve lavorare gomito a
gomito…"
"Esatto. In ogni caso le posso già dire che lei rientra fra i due
candidati che ho scelto e questo significa che farà certamente il
secondo colloquio con la dottoressa Vacchi. Qualche domanda?"
"Per quanto concerne il discorso retribuzione…, ne parlerò con
la dottoressa?"
"Sì, ma attenzione: se ci tiene ad avere il posto, non si metta a
ti-rare sull'entità dello stipendio. Accetti quello che la dottoressa
le propone. Anche perché non potrà e non vorrà sforare il budget che
lei stessa ha redatto. Mi capisce?"
"Perfettamente. Anzi, la ringrazio per il consiglio!"
"Attenda una nostra chiamata. Presumo che il colloquio con la
dottoressa si farà prima della fine della settimana.
L'accompagno."
Mentre gli stringevo la mano e lo guardavo negli occhi sentii che quel
posto era già mio. Non so dire per quale motivo, ma ne ebbi una
percezione così chiara da non nutrire il minimo dubbio. Il colloquio
col dottor Franco Palotti mi aveva a dir poco entusia-smato. Anzitutto
perché quel gioviale individuo aveva saputo mettermi subito a mio agio
e secondariamente perché, dietro quella maschera di formalismo - un
tantino posticcio, per la veri-tà - a cui il ruolo evidentemente lo
obbligava, nascondeva una traccia di umanità vagamente percepibile.
Credo fu per questa ragione se poco dopo, rientrando a casa, mi accorsi
di nutrire il desiderio di diventargli amico. La stessa notte, infatti,
lo sognai. Rividi l'immagine nitida ed esageratamente ravvicinata del
suo viso rubicondo e paffuto, ador-nato da quella barba rada e
incanutita, fra i cui peli distinsi le pingui porosità della pelle.
L'attenzione scivolò poi sul misero e un tantino ridicolo ciuffo
riportato, quindi sulla corporatura ormai prossima all'obesità. Si
dirigeva verso di me con un'andatura tanto goffa quanto buffa, gettando
a destra e a manca due minu-scoli mocassini e trasformando la sua cifosi
da scrivania in lordosi deambulante. Sorrideva. Sembrava felice di
vedermi. Ed io sentivo una forte attrazione a confidargli molti dei miei
segreti, nella certezza che non solo li avrei ben riposti ma avrei anche
po-tuto osservarli da un punto di vista più saggio. Gli strinsi la
ma-no notando che era un po' sudaticcia. Ma non avvertii repulsione,
forse perché il senso di sicurezza e bonarietà che Franco mi
tra-smetteva rendeva irrilevanti tutte le impressioni estetiche.
©
Daniele Bondi
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