Da "Schiavi della libertà" di Daniele Bondi,  Edizioni Clandestine, 2003


"Per quanto riguarda il suo curriculum niente da dire: sembra proprio fare al caso nostro. Tuttavia, potrebbe tentare di soddisfare una mia curiosità?"
"Dica pure…"
"Per quale ragione ha deciso di occuparsi di numeri?"
"Temo sia stato il destino…"
"Così lei crede nel destino e quindi nel fatto che non siamo liberi di scegliere…"
"Diciamo che forse il campo delle nostre scelte è limitato…"
"Punto di vista interessante. Dico sul serio. Ma che fa sorgere una domanda imbarazzante: se le nostre azioni sono guidate, che senso ha istituire una magistratura per giudicare e condannare gli esseri umani? Mi spiego meglio: se lei ha commesso un reato ma il suo campo di scelta era ristretto a quella sola possibilità, po-tremmo affermare che una condanna a suo carico risulterebbe come il frutto di una miope visione dell'esistenza e dunque non solo ingiusta, ma anche insensata…?"
"Temo che stiamo entrando in un ginepraio filosofico…"
"E' vero e me ne scuso, ma è una questione sulla quale mi sto tormentando da tempo; e comunque non ha nulla a che vedere con il nostro colloquio. Perciò torniamo a noi: Dottor Borghi, senta un po', per quale ragione la nostra azienda dovrebbe assumere proprio lei?"
"Mah! E' difficile rispondere a questa domanda… Dovrei forse sponsorizzare me stesso?"
"Una cosa del genere…"
"Beh, allora, potrei darle due ragioni: la prima riguarda la prepa-razione, la seconda l'atteggiamento. Avrà letto nel mio curricu-lum della laurea in economia e commercio, dei tre corsi di specia-lizzazione post-laurea e della esperienza di due anni in posizione di controller. Direi quindi che, in materia di controllo di gestione, sono piuttosto ferrato."
"E per quanto riguarda l'atteggiamento, che cosa intendeva di-re?"
"Che affronterei questo lavoro con entusiasmo, sia perché rappresenta il giusto sbocco dei miei studi, sia perché mi consente di offrire un valido contributo al processo decisionale e al miglioramento dei risultati aziendali. Lei sa infatti che il controllo di gestione è una specie di computer di bordo grazie al quale la direzione prende le decisioni circa la rotta da seguire per raggiungere determinati obiettivi."
"In poche parole, competenza ed entusiasmo sono i motivi che dovrebbero indurre la Giusti Spa ad assumerla alle proprie di-pendenze. Nient'altro da aggiungere?" "Potrei aggiungere che amo il lavoro di squadra o, in team, come si dice oggigiorno."
"Quali sono i suoi hobby e interessi, nel tempo libero?"
"Leggere e fare sport."
"Che genere di letture predilige, Dottor Borghi?"
"Un po' di tutto: romanzi, saggi, ma soprattutto gialli. Ecco, ho una venerazione per i gialli di Agatha Christie e quelli di Sir Ar-thur Conan Doyle."
"Hercule Poirot e Sherlock Holmes, giusto?"
"Esatto! Li legge anche lei?"
"Li leggevo da ragazzo. Ora mi sto angustiando con la filosofia."
"Filosofia? Interessante. Di tanto in tanto prendo in mano anch'io qualche "Introduzione a" dell'editore Laterza, ha presente quei librettini arancioni?"
"Sì, sono scritti molto bene… Ma per quale ragione un aziendalista come lei si prende la briga di scervellarsi intorno a filosofemi ermetici e paralogismi?"
"Per la semplice ragione che porto sempre dentro di me il vivo ricordo del tempo in cui frequentavo il liceo e discutevo animatamente coi miei compagni della maieutica di Socrate, del nou-meno di Kant o della riffa tra Hegel e Schopenhauer."
"Però! Ha una buona memoria!"
"A dire il vero la filosofia mi ha sempre attratto, ma ultimamente l'ho un pochino messa da parte."
"Le assicuro che se la caverà ugualmente. Anzi, forse avrà qualche possibilità in più di vivere serenamente. Ha detto che pratica anche qualche sport?"
"Sì, il podismo. In passato ho praticato anche il karate, il nuoto e il calcio. Ma oggi corro soltanto."
"Quindi lei appartiene a quella moltitudine di coraggiosi che tut-te le domeniche, non importa quanto caldo o freddo faccia, partecipano a quelle, come le chiamano?, camminate, dico bene?"
"Esatto: l'unico problema del podismo è la noia degli allenamenti in solitudine. Problema che si risolve proprio partecipando alle camminate: un mondo dove lo sport diventa puro divertimento."
"Un'ultima curiosità: come se la cavava in Italiano alle superiori?"
"Lo studio della letteratura non mi entusiasmava granché, ma le assicuro che i temi erano il mio forte. Ma perché questa domanda?"
"Ho notato la sua notevole padronanza di linguaggio e volevo verificare se è una qualità che risale a tempo addietro o se invece l'ha sviluppata di recente. Comunque, bando alle ciance. Caro dottor Borghi, le dirò come stanno le cose: lei è l'ultimo dei quattro candidati che abbiamo deciso di incontrare. Nella mia qualità di direttore del personale ho l'incarico di scegliere i due candidati che ritengo più idonei a ricoprire il ruolo di controller. La scelta finale fra questi due sarà però fatta dal direttore amministrazione-finanza-controllo, che è la dottoressa Giovanna Vacchi, perché è a lei che la figura che cerchiamo dovrà rispondere."
"Mi sembra giusto e ovvio. Visto che si deve lavorare gomito a gomito…"
"Esatto. In ogni caso le posso già dire che lei rientra fra i due candidati che ho scelto e questo significa che farà certamente il secondo colloquio con la dottoressa Vacchi. Qualche domanda?"
"Per quanto concerne il discorso retribuzione…, ne parlerò con la dottoressa?"
"Sì, ma attenzione: se ci tiene ad avere il posto, non si metta a ti-rare sull'entità dello stipendio. Accetti quello che la dottoressa le propone. Anche perché non potrà e non vorrà sforare il budget che lei stessa ha redatto. Mi capisce?"
"Perfettamente. Anzi, la ringrazio per il consiglio!"
"Attenda una nostra chiamata. Presumo che il colloquio con la dottoressa si farà prima della fine della settimana. L'accompagno."
Mentre gli stringevo la mano e lo guardavo negli occhi sentii che quel posto era già mio. Non so dire per quale motivo, ma ne ebbi una percezione così chiara da non nutrire il minimo dubbio. Il colloquio col dottor Franco Palotti mi aveva a dir poco entusia-smato. Anzitutto perché quel gioviale individuo aveva saputo mettermi subito a mio agio e secondariamente perché, dietro quella maschera di formalismo - un tantino posticcio, per la veri-tà - a cui il ruolo evidentemente lo obbligava, nascondeva una traccia di umanità vagamente percepibile. Credo fu per questa ragione se poco dopo, rientrando a casa, mi accorsi di nutrire il desiderio di diventargli amico. La stessa notte, infatti, lo sognai. Rividi l'immagine nitida ed esageratamente ravvicinata del suo viso rubicondo e paffuto, ador-nato da quella barba rada e incanutita, fra i cui peli distinsi le pingui porosità della pelle.
L'attenzione scivolò poi sul misero e un tantino ridicolo ciuffo riportato, quindi sulla corporatura ormai prossima all'obesità. Si dirigeva verso di me con un'andatura tanto goffa quanto buffa, gettando a destra e a manca due minu-scoli mocassini e trasformando la sua cifosi da scrivania in lordosi deambulante. Sorrideva. Sembrava felice di vedermi. Ed io sentivo una forte attrazione a confidargli molti dei miei segreti, nella certezza che non solo li avrei ben riposti ma avrei anche po-tuto osservarli da un punto di vista più saggio. Gli strinsi la ma-no notando che era un po' sudaticcia. Ma non avvertii repulsione, forse perché il senso di sicurezza e bonarietà che Franco mi tra-smetteva rendeva irrilevanti tutte le impressioni estetiche.

© 
Daniele Bondi 


 

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