Una volta era "Sposerò Simon Le Bon". Chissà se qualcuno se ne ricorda ancora.
In pieno anni Ottanta, quando i piumini della Moncler soffocavano i sogni delle ragazze e dei ragazzi calati in quella dimensione "paninara" repentinamente terminata quando il sipario calò sull'epoca Craxiana per lasciarne solo i dietro le quinte.
C'erano i Duran Duran, che "dureranno dureranno?" ci si chiedeva allora… quei maschietti dai ciuffi irti sulle loro teste che cantavano la colonna sonora della gioventù forse più sfortunata, ideologicamente parlando, del secolo. Di chi è colpa quando non ci sono stimoli? Di chi li dovrebbe avere o di cosa li dovrebbe dare?…(ma parliamo d'amore…)quando il massimo per le ragazze sembrava "dover" essere innamorarsi di tale Simon, dal cognome a scanso d'equivoci, e c'era chi ci scriveva libri su questo, e chi traeva film da questi libri…
Precarietà di quegli anni e di noi allora giovani… che per fortuna c'erano ancora gli strascichi degli anni settanta, per chi voleva…(ma parliamo d'amore…)
Oggi, "chi" può desiderare una ragazza? qual è il prototipo maschile che va per la maggiore?
Sembrerebbe il bullo bello del "Grande Fratello".
Ma Pietro non è lo stesso "maschio" della porta accanto? Quello che ci ritroviamo la mattina ancora sbadigliante e che magari non s'è lavato le orecchie, quando facciamo colazione di fianco al bancone del bar? Quella facciotta carina e smorfiosa che hanno il 70% dei corrieri SDA o DHL che ci guardano dentro in macchina quando siamo ferme al semaforo? Non è la stessa del commesso della ferramenta che tutte le sere va in palestra per scacciare lo stress di una vita passata dietro al bancone tra i chiodi…che manco Cristo in 2000 anni…
Insomma l'uomo più vero che c'è, se per vero si intende anche frequente, quello a cui le donne sono abituate, col suo gallismo apparente, il suo simpatico svelato maschilismo, la voglia di avere più di qualunque altra cosa al mondo, donne nello stesso quartiere... e che si sappia.
Nostalgicamente un classico italiano, che va molto bene all'estero quand'è in vacanza o sui bagnasciuga di Riccione in agosto, e sempre comunque quando non si trova di meglio.
Possibile che i secoli siano passati a vanvera? Possibile che non ci si sia ancora stufate dei broccoli per cena?
Solo perché un programma televisivo astuto ci ripresenta come novità il trito ritrito? Insomma, allora, o ce ne stiamo coi nostri eterni ex-fidanzati che tanto assomigliano a Pietro specie se siamo di provincia, o andiamo alla ricerca non degli uomini veri ma dei veri uomini…
Avete mai sentito parlare delle Iene?
Quelli che come vicini di gabbia, o nella stessa "rete", fate voi, non per caso hanno i Simpson e South Park.
Irresistibili come la cioccolata amara, nei loro doppiopetti scuri, e altrettanto benefici, basta non esagerare, ma questo vale per tutti gli uomini…
Abili e sbarrati i loro occhi, dietro i loro Ray-Ban da sole, anche quando l'unica luce a brillare è quella delle lampadine sulle loro teste.
Vanno, guidati dall'irriverenza a caccia di angherie. Lottano raffinatamente contro le ingiustizie e le sopraffazioni. O per i fatti loro.
Un po' Peter Pan, un po' Zorri, come gli eroi delle nostre fantasie bambine… adesso che di Principi Azzurri, manco l'ombra…
Le loro unghie acuminate come i loro cervelli graffiano lo schermo rendendolo un po' meno piatto e soddisfando l'efferatezza assetata di rivalsa del popolo televisivo.
E allora oggi, che quel che propone "la piazza", in alternativa, è il sorriso bamboccio di Rutelli, gli attori di carta da cinema del dopocena su Novella 2000, i modelli scialbi (che assomigliano tanto a quella nostra cugina anoressica) della Levi's, che fare? Se ancora non si è in menopausa, se ancora non si è felicemente lesbiche, fidanzate o sposate? Che fare?
Le iene, crudeli angeli neri anche con chi non se lo merita. Proprio come Dio.
Le iene, che a letto, probabilmente, diventano leoni, e ruggiscono, anziché dire "mettete de qua, girate de là" per poi chiederti, solo dopo, se ti è piaciuto.
Le iene, dunque, uomini da sposare?
Troppo cattivi? Beh, almeno loro ce lo dicono prima.
© Cinzia Bomoll - 2002
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