"Figa, sfiga senza fuga" di Cinzia Bomoll, da "Quello che ho da dirvi", Einaudi, 1998


Accadde a carnevale.
Mio padre lasciò mia madre con la linea telefonica che cadde e lui non ritelefonò.
Per mezz'ora pensammo a uno scherzo.
Per un mese a una vacanza disperata a Cuba.
Per un anno a un occultamento di cadavere.
Ora, dopo sei anni, ci siamo convertite all'idea dell'abbandono.
Da allora io e mia madre siamo le uniche inquiline di un appartamento alla periferia di Bologna, dove la notte non si riesce a dormire perché proprio di fianco c'è una delle discoteche più battute dell'Emilia paranoica.
Io, anche se ho diciannove anni, odio le discoteche.
Io, anche se ho ventiquattro anni, non sono ancora laureata.
Io, anche se ho ventisette anni, non mi sono mai innamorata.
Mia madre si è rattoppata il cuore grazie alle attenzioni di un giovane vedovo del piano di sopra.
La notte, quando non riesco a dormire e provo a studiare ma non riesco nemmeno a studiare, li sento che fanno l'amore nella stanza di lui, proprio sopra la mia.
Mia madre fa l'amore quasi tutte le notti.
Io quando capita.
Sono un'insicura e ho la sfiga di incontrarne pochi di quelli che fanno la prima mossa.
Io il sesso lo faccio nei cessi del DAMS o nell'ultima fila dei cinema d'essai... che sono quasi sempre vuoti.
Quando mia madre mi presta la sua auto, lo faccio lì.
Una volta ebbi il culo di arrivare a buon punto con un tipo di cui non ricordo più il nome. Il tipo lasciò una chiazza bianca immensa sul sedile, una chiazza che non voleva più andare via. Mia mamma si incazzò con me. Le risposi che proprio non me la sentivo che mi venisse in bocca. Mia mamma ha chiuso subito la bocca e mi ha girato le spalle.
Io a volte mi fermo a pensare un po' più del solito e mi assale la solita angoscia.
Penso a mio padre che se ne è andato chissà dove e con chissà chi e magari è felice.
L'invidio.
L'impotenza mi strazia.
La mia vita non mi piace.
Non ho la forza di cambiarla.
Odio me stessa, proprio non mi sopporto.
In quei momenti vorrei fumarmi, mangiarmi, tirarmi tutte le droghe del mondo.
Vorrei girarmi tutte le Ipercoop di Bologna e comprarmi tutto ciò che mi tira il culo di comprare fino a rimanere senza una lira.
Vorrei andare a sbattere contro un platano dando la colpa alle stragi del sabato sera.
E invece sto lì, non faccio nulla e aspetto.
Aspetto che prima muoia mia madre.
Non voglio farla soffrire.



 

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