| "Attività in proprio" di Cinzia Bomoll, 2002 |
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La conobbi il giorno di S.Valentino. Mi ero ridotto a prendere un regalo per la mia fidanzata, in fretta, mentre tornavo dal lavoro. In realtà mi ero dilungato navigando su Internet perdendo completamente la cognizione del tempo. Erano le sette e alle otto lei aveva prenotato una cena al lume di candela dall'altra parte della città. Mentre pensavo di guadagnare tempo risolvendo di indossare gli abiti che avevo sulla sedia dalla sera prima, entrai in una profumeria ancora aperta che notai vicino al posteggio della mia auto. Dedussi che avrei potuto evitare di lavarmi se mi fossi spruzzato qualche goccia di profumo sotto le ascelle, guadagnando così quel quarto d'ora buono che di solito impiegavo a venire, vista la necessità impellente di masturbarmi che mi assaliva negli ultimi tempi appena entravo nel box di una doccia. Lei non se ne sarebbe nemmeno accorta. Diceva di non sentirsi di varcare la soglia del metro di distanza da me da settimane, figuriamoci se l'avrebbe fatto proprio quella sera. Stavo cercando di ricordare quale profumo dicesse di usare abitualmente, quando vidi lei. Stava dietro al bancone ed era talmente minuta da confondersi coi cartelloni pubblicitari di cosmetici che le stavano appesi dietro. Ma solo al primo colpo d'occhio. Mentre le altre donne avevano bocche spianate in sorrisi di cinquantasette denti, lei pareva scarseggiare di gioia. Mi guardò come ti guardano i portieri quando torni di notte in hotel svegliandoli. C'era una signora in pelliccia, con quel tipo di pelliccia che hanno solo le clienti abituali delle profumerie del centro, che reggendo un vasetto di crema antirughe le domandava di scrivere a penna il prezzo di fianco al codice a barre. La chiamò tesoro e aggiunse - Così, se dovessi morire prima di saldarti il conto di questo mese, mio marito saprebbe cosa deve pagare - e salutandola alzando la mano come la si alza per scacciare una mosca, illuminò l'aria col bagliore della sua collezione privata ambulante di anelli. Quella se n'era già uscita, aveva certamente già attraversato la strada o magari preso un taxi, che il suo profumo aleggiava ancora nello spazio in cui si trovava prima di permettere che io lo occupassi, e dal cui punto di vista ora potevo perfettamente vedere lei. Mi dica - mi disse - e io dissi - Dovrei fare un regalo ma non ricordo il nome del profumo. Perse l'espressione del portiere per passare a quella che la mattina stessa avevo visto disegnata ad una signora nell'auto di fianco alla mia, quando il semaforo, causa un contatto da tre minuti era bloccato sul rosso. - Il tempo per farle sentire tutti i profumi che ho qui, oltre a non esserci materialmente, siccome dovrei aver già chiuso da cinque minuti, non lo vorrei comunque utilizzare per un'impresa del genere. Divenni un uomo perplesso di fronte ad una donna che subito non capii, se tentasse di risultare spiritosa, o diplomatica in modo sottile, o se fosse semplicemente un po' stronza. Poi sorrise, e io divenni un uomo distratto. Vidi che aveva il canino sinistro minuscolo, ma talmente, da farla sembrare priva di esso. E vidi anche, scostando di pochi millimetri la direttoria del mio sguardo, il labbro inferiore pieno e gonfio luccicare della saliva che in quel suo dischiudersi la bocca aveva emesso. Divenni un uomo desideroso di baciare quella bocca. - Lei quale usa ? - chiesi. -... mmh... "So Pretty", di Cartier... - rispose e mi guardò come i tiratori d'arco guardano la loro freccia appena ha centrato il bersaglio. In quel suo socchiudere leggermente gli occhi, così da farli sembrare meticolosi, fece sì che l'azzurro del suo iride, velato dall'aumento di densità della lacrimazione, paresse ghiaccio sul punto di sciogliersi e causasse in me, appunto, un brivido, ma solo al basso ventre. - Vada per quello - mormorai. - Le faccio un pacchetto regalo, dunque? - mi domandò. Ci misi un po' a risponderle in modo affermativo. Divenni un uomo che desiderava poterle dire di non avere fidanzate a cui fare regali. Ma lei, memore del mio esordio, aveva già preso a tagliare carta dorata su misura del profumo. Divenni un uomo che sperava potesse recarle fastidio l'essere già impegnato con un'altra donna. Esclamai - Prendo anche un deodorante da uomo molto forte - cercando di distrarla dal corrucciarsi su chi avrebbe ricevuto il regalo che stava confezionando. Notai le sue mani. Erano magre, nervose. Le unghie piccole e bianche, diseguali. Quelle più corte erano certo il risultato di una tentazione a cui non aveva resistito. La immaginai cedere nel rosicchiarsi un'unghia con quel suo unico canino normale. Con l'altro non avrebbe potuto. Ecco, forse le unghie lunghe erano passate solo sotto di esso. Se così fosse, non c'è tentazione a cui questa donna voglia resistere, pensai. Divenni un uomo che voleva sentirsi dire - Contrariando i miei interessi economici non le darei nessun deodorante confidandole, anzi, che trovo il suo odore naturale molto eccitante, e le dirò di più: sarebbe molto meglio per lei trascorrere con me questo suo S. Valentino anziché con una fidanzata che frequenta da anni e di cui non conosce il profumo -. Terminò il pacchetto regalo e prese un sacchetto da sotto il banco. Nel suo chinarsi notai la crescita scura alla radice dei suoi capelli. Non era dunque bionda naturale. Fantasticai sul colore dei peli del suo pube. Si rialzò e fece un gesto del capo, di scatto, che le scostò i capelli dal lato destro del viso. Vidi quella sua cicatrice lunga e sottile, che partendo dall'orecchio le attraversava il lato del collo fino a sparire dentro il maglioncino color carta zucchero. Mi domandai dove terminasse. Divenni un uomo che desiderava spogliare quella donna e seguire con la lingua il tragitto di quella cicatrice, là su quel banco di profumeria come fosse stato un cadavere sul tavolo per un' autopsia. - Così, sono centottantacinquemila, grazie. Si fermò a fissarmi aspettando che pagassi, reggendo in mano il sacchetto col regalo e il deodorante. Nonostante i miei calcoli, arrivai alla cena con mezz'ora di ritardo, e aprendo il pacchetto la mia fidanzata mi confessò di odiare i profumi di Cartier, aggiungendo: - Mi dispiace tesoro, so che "So Pretty" è il più caro in assoluto ! © Cinzia Bomoll 2002 - Tutti i diritti riservati |