Da "Maledetta vita" di Fabrizio Bolivar, Fara Editore, 2004

    

La signora che tossiva ai funerali

Era già alla sua terza birra. Il pub era strapieno di risate,  fumo e pacche sulle spalle. Dan si accese una sigaretta, la quinta.  Era di fronte a me, seduto ad un tavolo in un angolo del locale.
– Senti – mi disse guardandomi negli occhi – devo dirti una cosa.
– Avanti, parla.
Aveva uno sguardo inquieto, quasi impaurito. Solo ora mi rendevo conto  di come si fosse comportato stranamente fino a quel momento.
– C’è una signora che tossisce ai funerali.
– Che cazzo dici Dan?
– Sì, la sento da anni, tossisce ai funerali.
– Sei sbronzo Dan.
– Prova a farci caso quando ti capiterà di andarci, ad  un funerale – disse lui appoggiando i gomiti sul tavolo e sporgendosi  verso di me.
– E come sarebbe questa signora?
– Non lo so, non mi è mai riuscito di vederla; eppure c’è,   sempre, non se ne perde nemmeno uno, di funerali. Ho iniziato a notare  questa cosa anni fa – continuò – e non l’ho   mai detto a nessuno, ma ora non è più un sospetto, è  una certezza.
– Dan, hai bevuto troppo.
– Ascolta, credimi, è tutto vero, interviene nei momenti   di silenzio, solo nei momenti di silenzio, per esempio quando il sacerdote  finisce una preghiera o un canto, oppure appena tutti si sono messi in ginocchio.
– Sei pazzo Dan.
– In genere i colpi di tosse sono due, e arrivano da dietro, dal fondo della chiesa. Spesso mi è capitato di girarmi di scatto per riuscire a vederla, ma è stato inutile. Un paio di volte mi sono anche messo nell’ultima fila, ma in quei casi i colpi di tosse sono arrivati da un’altra zona, da una posizione più avanzata rispetto alla mia, forse da un lato, non so. Non sono mai riuscito  ad individuare esattamente da dove provenissero quei colpi di tosse.  Mai nessun sospetto, mai nessun movimento strano in chiesa, che ne so, qualcuno che si porta la mano alla bocca, oppure qualcuno che ripiega  il fazzoletto, niente, mai niente.
– Sarà semplicemente un caso – gli dissi.
– Non è un caso, i colpi di tosse sono sempre identici. Stesso stile, stessa sonorità, stesso timbro. E poi, come se non bastasse, la settimana scorsa sono stato al funerale di un mio vecchio zio, in Liguria, a trecento chilometri da qui, e quasi a fine cerimonia  li ho sentiti, quei dannati colpi di tosse. Mi si è gelato il sangue. Ma non è finita – continuò – da quel  giorno sento la sua presenza ovunque, anche per strada, al lavoro, anche qui.
– Non esagerare, Dan, tutta quella birra ti ha dato alla testa.
– Non sono mai stato così lucido, tu non capisci, non vuoi  capire, quei colpi di tosse, sono dei segnali.
– Smettila Dan.
Lui si voltò un attimo guardandosi alle spalle, poi i suoi occhi  tornarono su di me.
– Quei colpi di tosse, cazzo, quei colpi di tosse è la morte che li dà.
– Stai farneticando, Dan.
– Tu non mi credi ma è così, la morte tossisce ai funerali per rivendicare le sue azioni, per firmare la sua presenza, come se fosse una minaccia, un monito per chi è rimasto. Da quando l’ho capito non dormo più la notte e sono sicuro che lei  avverte la mia paura, e che mi segue. Ed ora è qui, la sento,  cazzo, la sento, è qui.
– Vai a casa Dan, vedrai che domani ti sentirai meglio.
Quella fu l’ultima volta che lo vidi. Al suo funerale, alle mie spalle, una signora tossì. Due volte.


© Fabrizio Bolivar, 2004  Tutti i diritti riservati


 
 
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