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La signora che tossiva ai funerali
Era già alla sua terza birra. Il pub era strapieno di risate, fumo e
pacche sulle spalle. Dan si accese una sigaretta, la quinta. Era di fronte
a me, seduto ad un tavolo in un angolo del locale.
– Senti – mi disse guardandomi negli occhi – devo dirti una cosa.
– Avanti, parla.
Aveva uno sguardo inquieto, quasi impaurito. Solo ora mi rendevo conto di
come si fosse comportato stranamente fino a quel momento.
– C’è una signora che tossisce ai funerali.
– Che cazzo dici Dan?
– Sì, la sento da anni, tossisce ai funerali.
– Sei sbronzo Dan.
– Prova a farci caso quando ti capiterà di andarci, ad un funerale –
disse lui appoggiando i gomiti sul tavolo e sporgendosi verso di me.
– E come sarebbe questa signora?
– Non lo so, non mi è mai riuscito di vederla; eppure c’è,
sempre, non se ne perde nemmeno uno, di funerali. Ho iniziato a
notare questa cosa anni fa – continuò – e non l’ho mai
detto a nessuno, ma ora non è più un sospetto, è una certezza.
– Dan, hai bevuto troppo.
– Ascolta, credimi, è tutto vero, interviene nei momenti di
silenzio, solo nei momenti di silenzio, per esempio quando il sacerdote
finisce una preghiera o un canto, oppure appena tutti si sono messi in
ginocchio.
– Sei pazzo Dan.
– In genere i colpi di tosse sono due, e arrivano da dietro, dal fondo della
chiesa. Spesso mi è capitato di girarmi di scatto per riuscire a vederla, ma è
stato inutile. Un paio di volte mi sono anche messo nell’ultima fila, ma in
quei casi i colpi di tosse sono arrivati da un’altra zona, da una posizione
più avanzata rispetto alla mia, forse da un lato, non so. Non sono mai riuscito
ad individuare esattamente da dove provenissero quei colpi di tosse.
Mai nessun sospetto, mai nessun movimento strano in chiesa, che ne so,
qualcuno che si porta la mano alla bocca, oppure qualcuno che ripiega il
fazzoletto, niente, mai niente.
– Sarà semplicemente un caso – gli dissi.
– Non è un caso, i colpi di tosse sono sempre identici. Stesso stile, stessa
sonorità, stesso timbro. E poi, come se non bastasse, la settimana scorsa sono
stato al funerale di un mio vecchio zio, in Liguria, a trecento chilometri da
qui, e quasi a fine cerimonia li ho sentiti, quei dannati colpi di tosse.
Mi si è gelato il sangue. Ma non è finita – continuò – da quel
giorno sento la sua presenza ovunque, anche per strada, al lavoro, anche
qui.
– Non esagerare, Dan, tutta quella birra ti ha dato alla testa.
– Non sono mai stato così lucido, tu non capisci, non vuoi capire, quei
colpi di tosse, sono dei segnali.
– Smettila Dan.
Lui si voltò un attimo guardandosi alle spalle, poi i suoi occhi
tornarono su di me.
– Quei colpi di tosse, cazzo, quei colpi di tosse è la morte che li dà.
– Stai farneticando, Dan.
– Tu non mi credi ma è così, la morte tossisce ai funerali per rivendicare
le sue azioni, per firmare la sua presenza, come se fosse una minaccia, un
monito per chi è rimasto. Da quando l’ho capito non dormo più la notte e
sono sicuro che lei avverte la mia paura, e che mi segue. Ed ora è qui,
la sento, cazzo, la sento, è qui.
– Vai a casa Dan, vedrai che domani ti sentirai meglio.
Quella fu l’ultima volta che lo vidi. Al suo funerale, alle mie spalle, una
signora tossì. Due volte.
© Fabrizio Bolivar, 2004 Tutti i diritti riservati
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