| Da "Vietato parlare al conducente" di Fabio Bix,Edizioni Clandestine, 2002 |
LINIZIODITUTTO Ogni tanto'l Sole ci strabilia con tramonti estasianti! Roba da vanificar sul nascere qualsiasi tentativo di competizione che non sia d'un illuso o d'un pazzo. È certo un bene che lo faccia occasionalmente, senza cadenza regolare, quando gli piglia insomma!!: sarebbe un sacrilegio sul serio assuefarsi all'impossibilità di desiderare altro che non sia rimaner lì, muti, impalati, ad attender la fine d'un tal vezzo magistrale, tanto inarrivabile quanto ancestrale. Beh, ragazzi, circumnavigando nell'oceano dei ricordi, emergono, come iceberg di cristallo infrangibile, almeno un paio di tramonti del genere. Fossi stato in riva'lla spiaggia di Poneloia, in Nicaragua, avrei chiesto al Tempo di accomodarmisi accanto, anziché scappar via come fa di solito, x condivider la sublime brodaglia d'emozioni che ti provocan quei tramonti lì. Ma ero in tutt'altro luogo in quel tempo... Correva l'anno '88 dell'ultimo secolo dell'altro millennio. 'nsomma, + che correre direi che lumacava! Mi son successe 2 robe mica da poco quell'anno, e la seconda delle 2 è importante, è bella ed è conseguenza della prima, di cui avrei volentieri fatto a meno, ma chissà poi se senza di essa, della prima dico, sarei giunto x vie traverse alla seconda, oppure va a sapere quel che sarei ora e comunque iniziamo dal dolce, e poi ti dico la prima: nell'88 dell'ultimo secolo dell'altro millennio è iniziata la mia splendente CARRIERA DI AUTISTA!! Mica paglia, neh?! Il xché, poi, l'88 x me fu lumacoso è presto detto: quell'anno lì ho fatto quello che quasi tutti i ragazzi di quel tempo erano incastrati a fare; per cercare di evitarlo le si provava tutte, e anch'io una! Ah, v'avverto fin d'ora, me lo diceva sempre pure lei alle medie, la iena coi capelli grigi: "Contorto sei! Ce l'hai le idee, ma sei contorto!". Le infilava nei crespi grigi quando mi correggeva i temi, le dita. Piangeva quasi. Credo mi odiasse pure, un poco almeno. Mica ch'eran tanto cristalline le sue di spiegazioni, ci capivo un tubo io e anche 3 o 4 amici miei, come minimo! Contorto io?? Pure lei allora!!, iena! Comunque, per farla breve quell'anno lì ho fatto il militare. Ricordo che mentre attendevo la cartolina + sgradita della mia vita ci dissi ad un amico: "L'importante è di non andare negli alpini e di non partire in agosto". Alle 7 di mattina del 17 agosto '88 ero svaccato in un bar sul lunghissimo mare di Pescara a cacciar giù 'na rapida colazione. Alle 5 pm ero ancora svaccato, ma non al bar di prima, bensì dove non posavo le chiappe da 3 anni e +: la poltroncina rovente d'un barbiere che, con cospicua dose di sadismo, m'ha'zzerato'l cespuglione di trucioli a cui tenevo più di quel che + caro riuscite a immaginare. Di più ancora! La mattina del 18, di buon ora, ero nuovamente svaccato, 'sta volta sul treno diretto su, in culo ai lupi delle valli tirolesi. Destinazione "Battaglione Alpini Edolo". Mostrai la cartolina'll'amico e lui mi fa: "Cazzo che culo! Oh, mah, non è che porti pure iella?!". Ci risposi: "credo di no", e lui ha poi fatto domanda nei caramba e so che l'han preso e x la iella dipende dai punti di vista e nel frattempo io son partito e la vita è così! Ci perdemmo di vista; so che ora porta gl'occhiali. Ma torniamo a me-alpino. I primi quattro giorni li ho passati - tra vestizione, visite, marce - ravanando nel mio testone, in cerca d'un modo per farmi riformare. Volevo sbattermi fuori dalla finestra del primo piano - dove c'era l'albero col quale, chissà come, avrei rallentato la caduta - oppure svenarmi col rasoio, assicurandomi, però, prima, che un amico o improvvisato tale, sarebbe prontamente intervenuto per salvarmi, appena in tempo ad evitare il folle gesto. Il quinto giorno ero di servizio: corvè cucina. Mah, cosa sarà 'sta roba? mi chiedevo. Già quel nome lì, mica mi suonava'n gran bene. E infatti mi sbagliavo zero proprio! Beh, chi non l'ha fatto mica può capire, no: 1200 scannati e più devon fare colazione, pranzo e cena e dieci sfigati devon lavare 1200 scodelle e più, 5000 e più tra piatti piatti, piatti fondi, piatti-ini. Altrettante le posate. Direte voi: "Ma c'eran le lavastoviglie!". "Certo che sì" vi rispondo io, ma i pentoloni son da lavare a mano, sono; e mi si storce ancor'ora la bocca al solo ricordarli, quei pentoloni incrostati, con gli avanzi di minestrone e stufatini vari attaccati tenacemente ai pentoloni quasi fossero addestrati pure loro a renderti difficile la vita! Poi c'era anche tutto allagato e unto i pavimenti che rischiavi la pelle, con le ginna in pezza suola liscia che ci diedero in dotazione. Pavimenti ch'eran da lavare e strofinare, bonificare direi, prima e dopo la colazione e dopo pranzo. Dopo cena no! Solo i pentoloni. Ciò che v'ho appena accennato si traduce in: sveglia alle 4:30... Che poi m'ero mai svegliato, io, così presto. Mai! Solo quando andavo al mare coi miei, naturalmente sulla riviera adriatica, e mio papà, lui, voleva partire così presto, mica per evitare le mega code di luglio e agosto, no; noi s'andava in giugno o in settembre; bensì perché...???? Ma questa è un'altra storia. Stavo dicendo? Ah, sì, la sveglia all'alba, piegare il materasso a forma di cubo, la colazione e 14 o 15 ore infernali di lavoro. Da perderci il senno. Quel giorno mangiai nulla. In compenso bevvi 8 caffè. Per qualcuno potrà anche essere normale. Per me no: m'agita anche la coca cola, a me... Alla fine andai a dormire. Presto! Ero sfatto. Ma alle 2:00 di notte stavo lì, con gli occhi spalancati, ritto sul letto a pensare alla gabola per farmi riformare. Così scesi dal letto e mi misi davanti alla finestra. Dopo un paio di minuti in cui pensai "lo faccio?!", lo feci: tirai, con gli occhi serrati, un pugno al vetro - mi feci manco un graffiettino - e via che comincio ad urlare e a buttarmi contro gli armadietti e strillavo che volevo andare a casa e che sennò spaccavo tutto e pugni e calci e giù di lì. Riuscirono, in tanti, a fermarmi. Io tremavo e piangevo: sai, il caffè; 8. Loro, un po' tutti, mi rassicuravano dicendomi di star tranquillo che la mattina sarei andato a parlare col dottore e che m'avrebbe mandato a casa e che qua e che là e bla bla bla! La mattina arriva e io, di rabbia, più ne avevo. E la determinazione della notte indotta dal caffè, neanche. Osti, m'ero scaricato. Ma, concentrato, mi reco in infermeria. Mentre aspetto faccio opera di auto disperazione: ero ben cosciente che quello era un momento determinante per il mio futuro. Riuscii pure ad auto disperarmi abbastanza, sì, e quando mi s'avvicinò un militare con la faccia da medico e una fascia con la croce sul braccio e mi chiese com'è che mi sentivo, m'avviluppai a lui, strattonandolo e partorii una pseudocrisi, riuscendo addirittura a piangere lacrime vere! Sfogai su di lui tutta la disperazione racimolata. Ma lui, altro non era che un neolaureato in medicina che stava lui pure facendo il militare e che per nulla avrebbe potuto influire sulle sorti del mio futuro. A quel punto, veramente a zero, mi portarono dal sottotenente medico. Quel fetente mi spiazzò completamente. Oh, mi guarda senza dirmi nulla e va avanti a scrivere per cinque minuti senza considerarmi, come se neanche son lì. Dopodiché, con aria scazzata mi chiede: "Cosa vuoi?" Come cosa vuoi? COME COSA VUOIIII!?!?! pensai. Gli dico che intendo andarmene a casa. Lui ghigna, sarcastico, poi, ironico, ripete: "Vuoi andare a casa?", e per altri cinque minuti si rimette a scrivere come se io ci fossi nemmeno. A quel punto avrei dovuto simulare un'altra crisi, rompere un altro vetro e la faccia a lui, ma ero scarico, ragazzi, e spiazzato. Lo ero. Poi il fottuto mi guarda con fare di sufficienza e mi dice di tornare in camerata. Io, teso e impotente mi alzo, piano, e m'incammino verso l'ignoto... Ricordo che tornando verso la camerata ho pensato: "Oh, ci ho provato, ci ho; è andata male" e mi son messo il cuore in pace. Non l'immaginavo assolutamente che la sfiga, quell'anno, si sarebbe catapultata su me, come un leopardo affamato s'una gazzella'mmalata. Senza più mollarmi. Senz'andare mai'n licenza! Ah, quasi dimenticavo: m'han pure fatto pagare il vetro: 5.000 lire. © Fabio Bix - 2002 |