Laura era entrata nella mia vita sei anni fa,
trascinando con sé quel senso di leggera ma implacabile inadeguatezza che non
mi avrebbe più abbandonato….. Dal modo in cui suonava quel cazzo di telefono
avevo già una mezza idea di chi potesse essere. Barcollai fino al telefono e
feci lievitare la cornetta fino al padiglione auricolare.
- Pronto. -
- Ah, ci sei allora? -
- Ci sono sì, e dove volevi che fossi? -
- Cavolo Luca, sono le dieci e sei ancora a letto. Ma non dovevi andare a Imola
a quel convegno? -
- Per tua informazione sono in piedi da un paio d'ore e il convegno inizia alle
dieci….ma tu pensi che io dorma sempre? Mi hai mai scritto qualche articolo? -
- Vabbè scusa, cerchiamo di non litigare già di mattina. Ascolta, io oggi
finisco verso le cinque e mezza, se ti sei liberato ci vediamo davanti a
Feltrinelli intorno alle sei, ok? -
- Ok, alle sei. Ciao. -
Mi tirai giù una gamba del pigiama ed inforcai quel che rimaneva delle mie
ciabatte di spugna. Parlare con Laura mi aveva definitivamente svegliato ed
ormai potevo affrontare i lavori di igiene personale necessari per presentarmi
nella maniera più professionale possibile al mio appuntamento. Ero talmente
soddisfatto di quell'ultima interpretazione che non potetti fare a meno di
congratularmi col mio sorriso spumeggiante di Colgate riflesso nello specchio
del bagno. Il convegno si rivelò niente di più e niente di meno che…un
convegno. Mi misi la borsa sottobraccio ed indovinai a tasto la chiave del
portone. Salii le scale con calma, immerso ormai in un bagno di sudore
appiccicoso ma fortunatamente non ancora puzzolente. Entrai in casa, buttai
tutto sul letto ed a metà corridoio ero praticamente già in mutande. Quella
doccia tiepida mi restituì dignità. Le quattro e tre quarti. Per perdere
qualche minuto buttai giù qualche riga del pezzo. "Influenza dell'etilene
sullo sverdimento del Tengolo". Dall' intervento del professor Callegari
dell'Istituto per lo studio dei problemi bio-agronomici delle colture arboree di
Oristano. Uscii dopo le cinque con la precisa intenzione di passare i successivi
dieci minuti tra un caffè e una Philip super lights. Avevo tempo a sufficienza
da poterne perdere un po', quindi allungai il mio solito percorso, dribblando il
puzzle di cagate e sputacchi che tappezzavano via Maggiore fino sotto alle due
torri. Ogni volta che potevo, e soprattutto quando me lo ricordavo, cercavo di
arrivare con qualche minuto di anticipo agli appuntamenti con Laura per starmene
nascosto a guardarla. Dava sicuramente il meglio di sé quando non sapeva di
essere guardata e non era costretta a recitare nessuno dei ruoli che in fondo
amava così tanto. Le sei. Sbucai fuori dai portici. - Ciao - mi baciò
appoggiandomi le labbra sulla guancia.
- Tutto a posto? -
- Un po' sbriciolata, comunque ho praticamente finito la mia tesina. -
- Grande! -
- Devo vedere se è arrivato un libro che avevo ordinato, poi sono libera.
Magari andiamo a bere qualcosa all'Irish -
- Perfetto. -
Feltrinelli era uno dei pochi posti che mi riconciliavano col tempo. Venivo
assalito da una tranquillità cardiovascolare che aveva qualcosa di mistico. Non
saprei dire se fosse per l'odore dei libri, solido e spugnoso come la cellulosa,
oppure per la compiacenza un po' puttana di tutte quelle vite accatastate una
sull' altra. L'Irish pub a quell'ora era popolato per metà da cazzoni coi
profili rasati e senza un embrione di sudore e per la metà che restava da
pseudobalordi che davano dei cazzoni agli altri.
- Mi ha detto Paola che ultimamente ti vede spesso a filosofia. - Mi disse con
gli occhi fissi sulla schiuma della sua Guinness.
- Paola chi? -
- Paola! Dai che te l'ho anche presentata alla stazione.Quella che sta con
Maurizio. -
- Ah, l'idiota! -
- Ma smettila, se non lo conosci neanche! -
- No, però ho conosciuto lei. -
- Ok, comunque mi diceva che sei lì quasi tutte le mattine. -
- Tzu, tzu.- mi venne istintivo.
- Hai ricominciato a fare il verso a quel cretino? -
- Bombolo, si chiamava Bombolo, e col tuo atteggiamento stai offendendo la
memoria di uno dei più grandi attori comici del cinema italiano. - - Come si
chiama si chiama, ma mi vuoi dire per quale cavolo di motivo sei sempre a
filosofia? - Quando inarcava le pupille verso l'arcata sopraccigliare non era più
possibile continuare a prendere tempo.
- Ci sono andato due o tre volte. Avevo la mattinata libera in facoltà e sono
andato a trovare degli amici in via Zamboni. -
- Ma non devi preparare biochimica? -
- E sto studiando!- sbuffai esasperato come un bovino al pascolo.
- Guarda che io lo dico per te! Non vorrei che sprecassi il tuo tempo. -
Alè prendi e porta a casa!!! Io e Laura stavamo insieme da un bel po'.
Precisamente due anni ed una manciata di mesi. Certo, non senza qualche
soluzione di continuità, ma comunque rimaneva sempre un bel pezzo delle nostre
esistenze. Dopo il diploma le sue tendenze universitarie si materializzarono con
l'iscrizione a psicologia. Il primo anno fu un rapporto quasi esclusivamente
autoferrotranviario. L'appartamento d'ordinanza arrivò solo al secondo, quindi
ci rincorremmo su espressi e interregionali, per strappare qualche ora alla
settimana tra binari, bar e giardinetti pubblici.
Per vederci nudi dovemmo aspettare le vacanze di natale. Io ero a Bologna già
da un anno. Avevo scelto Agraria per libera imposizione. Tutto sommato per un
perito agrario era la scelta più logica. Perchè logica era logica! Ed in realtà
per i primi due anni neanche troppo complicata. Ero più o meno in media con gli
esami, studiavo con una certa continuità e mi sentivo decisamente parte
integrante ed integrata di quella cogitante fauna che affollava le aule
universitarie la mattina, le mense universitarie a pranzo, le feste
universitarie la sera ed i treni universitari nei weekend. Poi, imperscrutabili
ma implacabili come sommergibili, le cose cambiarono, andando, probabilmente,
come dovevano andare e cioè per i cazzi loro.
Ed in quella grandinata di certezze e di obiettivi mancati, riuscii a ripescare
le uniche due cose che in quel momento ero ancora certo di volere: Rimanere a
Bologna e scrivere. Per continuare a starmene ancora un po' a Bologna senza
creare destabilizzazioni familiari bastò rimanere iscritto ad agraria, anche se
a lezione praticamente non c'andavo più da qualche mese. Passavo gran parte
delle mie mattine a battere il centro come una puttana, ed i pomeriggi davanti
alla TV ad evacuare qualche riga sulla mia agenda. In quanto allo scrivere, la
cosa che più gli si avvicinava era quel posto a "Terra nostra", una
rivista specializzata del settore. Da qualche settimana, non so se per noia o se
per un ritrovato vigore accademico, dividevo equamente il mio tempo tra quel
mezzo lavoro e le lezioni di Storia medievale in via Zamboni, proprio dove avevo
appena rischiato di essere sgamato da quella stronza delatrice di Paola. Tornai
a casa per mangiare qualcosa e finire l'articolo.
Condividevo l'appartamento con Lorenzo, "Lorè", un marchigiano
iscritto ad informatica, con il quale non avevo mai avuto problemi di
convivenza, anche grazie alla perfetta complementarietà dei nostri bioritmi.
Spesso gli unici due momenti in cui ci vedevamo erano al mattino, quando io
uscivo e lui rientrava e la sera, quando io rientravo e lui usciva.
- Luca ce stai? -
- Vieni, vieni- gli dissi dalla scrivania.
- Ciao bello. Oh, ho dato l'esame. Vent'otto. -
- Grande! Complimenti. -
- Oh me raccomando, stasera se esce a bere qualcosa- più che chiedermelo mi
stava informando.
- Stasera sono incasinato, devo finire un articolo e poi ho detto di no anche a
Laura. -
- Non ce stanno cazzi! Stasera se esce. -
È la quarta grappa per me e non so più che birra per lui. Sono quasi felice.
Gli voglio bene perché ogni volta che lo vedo sono sicuro di ritrovare la
stessa persona. Da quando lo conosco non ha cambiato un atteggiamento,
un'imprecazione, la risata, niente di niente. Riesce ancora a parlare al
condizionale, e poi mi tranquillizza pensare che c'è ancora qualcuno che mi
aspetta. Tutti hanno già tagliato il traguardo mentre io e Lorè stiamo ancora
cercando le scarpe.
© Alfredo Biserni
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