| Da una terra di mare di Clara Bartoletti |
La famiglia se ne stava sul molo e aspettava: papà, mamma
e ragazzina di 14 anni, carina, bionda e piena di dorate
lentiggini sul naso.
Alessandro arrivo' con il motoscafo, li salutò con la mano
e li fece salire a bordo.
Venivano da una zona non meglio precisata del Piemonte e non
erano mai stati in barca, e si vedeva. Impacciati, ridendo
come matti, si erano letteramente arrampicati sulla scaletta
di teak. La signora, ridacchiò e rischiò di cadere in acqua,
ma in compenso fecero presto a compiere la delicata manovra.
Alessandro aveva 16 anni, e la barca a motore, 32 piedi, era
di zio Sergio. Sergio stava dritto, con il cappellino un tempo
bianco e ora macchiato di ruggine in testa, la faccia incartapecorita dal sole e un sigaro toscano fra i denti. L'altro era
Ermanno, detto l'Orso. Quello parlava poco, al massimo grugniva.
Alessandro aiuto' Veronica a salire. Era molto carina, e lui
l'aveva notata subito, fasciata nei pantaloncini bianchi alla
pescatora e la t-shirt che lasciava scoperto l'ombelico. Il padre
di Veronica, il sig. Gianni, era un omaccione dal sorriso simpatico, sua moglie Ada, una biondina magrina dal viso dolce.
"Dela fia, ci siamo? Si pole anda'? " disse Sergio.
"Sì, sì" disse Gianni, sistemandosi il colletto della polo.
"Levatevi le scarpe, qui ci sta a piedi nudi" disse
Alessandro, rivolgendosi a Veronica.
"Vi si porta in gorgona a pesca', sono le nove in punto.
A tre miglia dalla gorgona, passano i tonni alle 10 e 30
spaccate. Se semo li' a vell' ora, si pole sta' tranquilli
che si pesca, si'uro" disse Sergio accendendo i due motori
Volvo Penta diesel. La barca brontolo' e prese a scivolare
nel canale Burlamacca sbuffando appena un filo grigio da
dietro.
Ada chiese dove dovessero sedere.
"State nel pozzetto, sedetevi dalle parti.Se vi volete
mette in costume, potete anda' di sotto in cuccetta."
disse Alessandro. Ermanno si accese una marlboro e sorrise.
Le sarde brillavano nella cesta e puzzavano un po'.
Ada fece una smorfia e mormoro' al marito "spero non sia
una cosa cruenta da far assistere a Veronica, sai come è
sensibile..adora gli animali". Gianni disse che forse non
avrebbero pescato un bel niente, era solo un modo per farsi
un bagno al largo, lontano dal chiasso della spiaggia.
"Lo spero." commentò Ada e tirò fuori dalla borsa di vimini
un tubetto di crema solare protezione 18.
Mentre la barca usciva dal molo, Alessandro guardava Veronica.
Minuta, come la madre, ma con gli occhi fieri di una ragazza
spavalda e molto matura, si era già spogliata e guardava il mare,
nel suo costumino azzurro. Aveva le spalle perfette, e i capelli
si muovevano leggeri nel vento. Alessandro si accorse di essernsene
innamorato subito e cercò di pensare ad altro.
Alto, nero, slanciato, muscoloso, dalle lunghe sopracciglia scure,
aveva una leggera puliria sul viso, non rasata e le labbra carnose.
Si appresto' con Ermanno ad armare le canne. Trafficarono per tutto
il tragitto fino alla Gorgona, sistemando 4 canne, verificando la
messa a punto dei mulinelli e controllando gli ami. Le lenze lucci-
cavano nel sole. Alessandro si muoveva con agilità, tentando di
catturare l'attenzione di Veronica, che pero' non lo degnava di
uno sguardo e mostrava interesse solo per il panorama.
Alessandro si sentiva frustrato, non gli era mai capitata una
sensazione simile e si affannava a spiegare in modo professionale,
a voce alta a Gianni, le caratteristiche della pesca al tonno.
Gianni sorrideva e chiedeva un mucchio di cose, mentre la moglie
si spalmava le braccia di crema.
Sergio accellerò. La barca ando' su di giri e presto raggiunse i
venti nodi. Il mare era un olio, nella foschia Viareggio scomparve
presto e dopo pochi minuti ci furono solo sole, gabbiani e mare,
un mare cosi' blu da sembrare tinto di fresco.
" luccica la superficie!!! cosa sono???" disse Veronica, sporgendosi ma tenendosi al tienibene di acciaio.
"sono acciughe" disse pronto alessandro. "vengono in superficie
a mangiare, creando delle bollicine. la barca ci passa sopra,
e loro si muovono tutte insieme e sembrano monete che cadono".
" è vero..." disse lei e gli rivolse un sorriso disarmante.
Alessandro sorrise a sua volta, rosso in faccia e molto
emozionato.
"è una pesca facile, quella al tonno?" continuo' lei, senza
smettere di fissarlo negli occhi.
"mica tanto. tira come un treno, se è grosso ci vuole almeno
un'ora a tirarlo su" disse lui.
"naaaaa, non ci credooo!!!- usci' fuori Gianni alzando le
spalle.
"vedremo" disse Ermanno serio. Fu cosi' lapidario che nessuno
fiato' per un buon quarto d'ora.
Finalmente la sagoma della Gorgona fece capolino dalla foschia.
"Come ci volemo mette??" disse Sergio, che lasciato per
una attimo la guida e i motori in folle, aveva raggiunto
gli altri nel pozzetto e guardava le canne pronte.
"Stamo vi', poi si vede" disse Alessandro.
Sergio giro' le chiavi e i motori tacquero.La barca rimase
alla deriva.
"Signora, se vole anda' davanti, a prua a piglia' l'sole,
un faccia complimenti. E te, se voi vede' meglio, monta di
sopra sur flai e dicci se ti ci garba" disse Sergio
rivolto alle donne. Era un modo gentile per dire "levatevi
dai piedi che c'iavemo da lavorà, noialtri omini".
Le donne capirono al volo e si eclissarono. Alessandro si
sentiva osservato: Veronica era sopra di lui, in piedi, e
lo guardava, o almeno, lui ne era convinto.
Gli uomini presero le canne, sistemarono il palloncino sulla
lenza dopo averlo gonfiato, i pesi, e cominciarono a mollare
le esche. Sergio annuncio' che il sonar aveva indivuato
dei branchi di pesci a - 40 metri. Il sonar suonava ogni
tanto, bip, bip, quando gli animali passavano nel raggio del
sensore. Ermanno iniziò il brumeggio, tirando in acqua le
sarde, intere o sminuzzate. Le sarde mandavano bagliori argentei,
qualche gabbiano tentava di pescarle, poi diventavano luci
leggere nel blu ed infine sparivano alla vista.
"Quanto c'è qui sotto?" chiese Veronica.
"220 metri circa di profondità" rispose pronto Alessandro
alzando la testa. Era bellissima, guardarla da sotto, e
per un lungo istante non si volto'.
Sergio esordi', grattandosi il mento "Sono le 10.25, 5 minuti
e si chiappa la belva!"
Passarono pochi minuti di silenzio e Veronica, indicando un punto
vicino alla barca, comincio' a saltare e urlare.
"Li vedooo, sono sotto di noi! Due, almeno! Girano in tondo
alle esche!"
Gli uomini si agitarono subito, presero a muoversi su e giu'
per il pozzetto.
Sergio sorrise e commentò: "Lo dicevo, io...adesso abbocca.."
Non fece in tempo a finire la frase che la canna di Ermanno
fischiò FFFFFFFFFFFSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS.
Lui la tenne
salda e disse : "Ha preso, ha preso."
Alessandro gridò: "Ritirate le altre canne, subito! Sergio
accendi i motori!" Ci fu del tramestio, Ada si allungò a
guardare: "Lo vedi tesoro?" chiese alla figlia.
"Macchè, quello è già a 80 metri di profondità, guarda
quanta lenza si sta prendendo!" gli rispose Alessandro.
La lenza andava giu' a velocità pazzesca, Ermanno puntava
i piedi, aveva attaccato la canna al collo con un doppio
nastro nero che gli consentiva maggiore facilità di movimenti,
ed aveva infilato l'impugnatura nel buco del trapezio che
si era allacciato in vita. La canna gli premeva cosi' sulle
cosce, permettendogli di stancarsi di meno.
"Tira come un dannato" disse fra i denti.
Quando la lenza si fermo', Ermanno iniziò il lento recupero,
girando il mulinello a frizione tirata a 7 mentre si
allungava in avanti, e tirando con forza verso l'alto a
recupero ultimato.
Ma il tonno era forte, molto forte e quei pochi metri che
riusciva a strappargli, se li riprendeva in un secondo
con gli interessi.
"Venga qui, Gianni." disse Alessandro al piemontese.
"Che devo fare?" chiese quello impiensierito.
Alessandro gli lego' il trapezio alla vita.
"Adesso le passo la canna, la tenga con forza. Cerchi
di recuperare lenza, si punti bene sui piedi, stia
attento all'equilibrio. Sergio- grido'- avanti motore uno,
dietro motore due! -
Sergio docilmente eseguì la manovra, e la lenza si posizionò
a tribordo. Il pericolo consisteva che se il tonno avesse
cominciato a girare,si sarebbe pututo spezzare il sottile filo
di nylon, o slamare incindentalmente - o fortunatamente
per lui- da solo.
"Caaaaaaaavollooo, se tiraa" disse stupito Gianni. "Chi
lo avrebbe detto! Mi si bloccherà la schiena, me lo sento!"
Di rimando Ada trillo' dalla prua "Attento caro a non farti
male!"
Veronica guardava il papà, con un misto di orgoglio e
paura. Le spalle di Gianni erano tese al massimo, le vene
delle braccia erano salite in superficie, i muscoli del
collo ingrossati, in un secondo era in un bagno di
sudore. Alessandro lo guidava a parole, come un esperto
pescatore. "Non tocchi mai la lenza, potrebbe tagliarle
la pelle come un bisturi. Si chini, giu'...rilasci,
recuperi..."
"Recupero un accidenti!" sibilava Gianni.
"Avanti motore due, piano..basta, indietro l'uno, un
pochino, cosi'...va bene".
"Si è calmato, tira di meno" disse Gianni.
"Avanti, con quel mulinello" disse Alessandro.
Niente.
La canna venne passata ad Alessandro. Il tonno riprese
a tirare come un uragano. Alessandro tremava da capo
a piedi. I capelli erano una massa bagnata, appiccicata
sulla sua testa.
"E' grosso, grosso bene" disse Ermanno, placido.
Sergio si guardava indietro, e manovrava la barca,
avanti e indietro.
"Non recupero un cazzo!" disse Alessandro.
"Sono 20 minuti che tirate!" disse Veronica. I peli
biondi delle sue braccia erano alzati dall'emozione.
"Ci vogliono almeno altri 45 minuti...minimo" disse
Sergio sghignazzando. "Un bella giornatina di pesca
fortunata, alla faccia di quelli la'" disse indicando
fuori dal finestrino.
Tre barche piene di uomini, ancorate, stavano osservando
la scena, pieni di rancore e invidia.
Dopo altri 20 minuti, la situazione non era cambiata.
Il passaggio di canne fra i tre uomini era stata continua,
erano stanchi e svuotati, e ancora del tonno, niente.
Poi Veronica urlò di nuovo.
" eccolo, lo vedooo". Lontano, quasi un superficie, il
tonno nuotava, con il muso rivolto verso di loro.
Sembrava guardarli e studiarli.
Alessandro prese l'arpione. La canna l'aveva Gianni.
"Troppo presto, Ale. Molla quell'arnese" disse Ermanno.
Infatti con un solo colpo, la lenza iniziò a fischiare
di nuovo. Gianni nn riusciva a fermarlo, nonostante la
frizione fosse al massimo.
Barcollo' e si scontro' un ginocchio contro la barca.
Mugolo' una parolaccia.
"Si è ripreso tutto...si stava riposando" disse Ermanno.
"Accidenti, e adesso?" disse Gianni.
" Si ricomincia daccapo." disse Alessandro, che aveva
il polso gonfio e dolorante.
"Si, cosi' mi garba...combattere" disse Seergio e mosse
la barca lentamente all' indietro.
Finalmente, dopo altri 20 minuti, Veronica vide di nuovo
la massa argentea. Gli uomini stavano tirando al massimo,
avevano sentito che il gigante era stanco.
Il tonno girava, lento sotto di loro,in cerchi, a pochi metri di
profondità. Il momento era delicato. Ermanno prese la
canna e compi' gli ultimi movimenti. Alessandro prese
l'arpione e si sporse fuori, a testa in giu'.
Il tonno usci' dall'acqua. Era blu, con le pinne
del dorso retrattili gialle, un muso enorme e argentato,
l'occhio grande come un pallina da ping ping, nero e
spaventato, lucido.
Veronica si porto' le mani alla bocca, sconvolta. Era
piu' grande di lei. Non aveva mai visto un pesce cosi'
grosso e vivo.
Quando fu a tiro, Alessandro lo arpionò abilmente
nella coda, passandolo da parte a parte.
"Aiutatemi, cazzo!" grido'. Gianni e Sergio, che aveva
lasciato i comandi, si precipitarono e lo aiutarono a
sollevare il grosso tonno, che si dibatteva come poteva.
Con un tonfo secco cadde nel pozzetto, schizzando sangue
dappertutto. La bestia si sbatteva, aprendo la grande
bocca dentata per prendere aria, si vedeva che stava
morendo, soffocato, e tremava, preso da colpi convulsi.
Ada aveva raggiunto Veronica e le teneva la mano.
Veronica piangeva, in silenzio. Tanta eccitazione, poi
quella scena, violenta e pazzesca, l'aveva presa allo
stomaco e adesso era furiosa, arrabbiata, delusa.
Gli uomini applaudirono e si dettero gran pacche sulle
spalle. Gianni alzo' lo sguardo, convinto di vedere
sua figlia felice ed orgogliosa di lui, ed invece si
ritrovò davanti un faccino sconvolto e bagnato di
lacrime. Anche Ada non aveva un bel sorriso, e
sembrava pensierosa.
Sergio noto' la cosa e dichiaro' a voce alta " Le
donne nun devono veni' a vede' ste cose. Nun le
'apiscono".
Il tonno continuava a sbattersi, imbrattando di rosso
la bella barca bianca . A quel punto Alessandro
lo fini' con un taglio preciso nella testa. A quella
vista Veronica scese di corsa e ando' a sdraiarsi
in cabina. I suoi singhiozzi erano udibili da tutti.
"Puliamolo" disse Ermanno senza scomporsi. " Ci penso
io".
Con una cima robusta, legarono il pesce per la coda,
facendola passare fra le branchie, e lo issarono a
poppa a testa in giu'. Ermanno lo squarto' e lo pulì.
Sergio ed Alessandro pulirono in pochi minuti il pozzetto.
Sembrava non fosse successo niente.
"Facciamoci un bel bagno, che ci passa la tristezza"
disse Sergio ad Ada, strizzandole l'occhiolino.
Alessandro si butto' a candela, seguito da Ermanno che
si lancio' a mo' di mina, sollevando spruzzi d'acqua
a grande altezza.
Gianni scese piano dalla scaletta, e mentre si stava
adeguando alla nuova temperatura , Sergio lo
gavettono' con un secchio dall'alto. Tutti risero.
La tensione sembrava sparita.
Ma Veronica non voleva saperne di uscire all'aria
aperta. Fu allora che Alessandro si decise a parlarle.
"Non vengo, non ci penso nemmeno" disse Veronica.
"Quando piangi sei piu' bella di quando ridi" disse
Alessandro. Era una frase fatta , di solito
funzionava. Nei film, almeno.
"Pensa a tuo papà. Sai come sono gli uomini. Ci
tengono a queste cose. La prima che ha cercato con
gli occhi sei stata tu. Voleva che tu fossi orgogliosa
di lui. Magari c'è rimasto male. Poi vedendoti cosi',
crederà di aver combinato un guaio."
"Non cercare di convincermi" singhiozzò Veronica,
girandosi di là.
"Sei egoista" disse Alessandro, asciutto.
"E voi siete degli assassini! Povero tonno, quanta
crudeltà!" esclamo' lei, tirando su con il naso.
Era ancora piu' bella e Alessandro dovette farsi
forza per non baciarla. Era ancora una ragazzina.
Che ne sapeva lei, di ragazzi e baci?
Fu a quel punto che Ermanno rise forte. Gianni fece
un grido di stupore, e anche Ada disse qualcosa a voce
alta.
"Cosa c'è?" disse Alessandro a voce alta.
"Una mantaaaa" grido' Sergio.
"Ragazzi, presto! Prima che vada! Prendete le
maschere e il boccaglio e venite a vedere" disse
Gianni.
Veronica salto' giu' dal lettino, di nuovo
eccitata.
Alessandro si stupi' nel vedere come una ragazza
riesca a passare da un stato emotivo all'altro
con tanta facilità.
In un secondo furono in acqua. Alessandro la
prese per mano e nuotando seguirono le evoluzioni
della piccola manta, nera, che muoveva le pinne
come ali, e che li guardava curiosa.
Uno spettacolo mozzafiato, emozionante. Nell'acqua
blu, dove i raggi del sole finivano a picco nelle
profondità, il pesce si muoveva con grazia, facendosi
seguire e senza alcuna intenzione di scappare.
Quando riemersero Alessandro guardo' Veronica negli
occhi nocciola e disse "Il mare è anche questo".
Veronica sorrise.
A bordo non c'è niente di piu' bello di una merenda
a base di panini alla mortadella. Sergio ne aveva
comprati per sfamare un reggimento. Sulla prua,
affiatati adesso, Veronica e Alessandro mangiavano
i loro panini con gusto e bevendo coca cola.
Gli adulti, nel pozzetto ridevano e mangiavano anche
loro, in barba a diete e buoni propositi.
Era un giorno d'agosto e le giornate si erano
accorciate. Sergio alle quattro del pomeriggio decise
che era meglio rientrare, magari a velocità minima,
godendosi ancora un po' di sole e di mare.
I ragazzi stavano seduti davanti, non parlavano.
Alessandro era euforico, pensava a come fare per
dichiarare il suo amore a Veronica, una volta
arrivati sulla terraferma.
Veronica guardava lontano. I suoi occhi da lince
non la tradirono neppure questa volta.
"Cosa c'è laggiu'?" disse indicando davanti a
sé.
"Delfini" rispose Alessandro. Una coppia di anziani
delfini che pigramente uscivano con il dorso dall'acqua,
inabissandosi dopo aver soffiato l'aria dal buchino
sulla loro testa.
"Sono bellissimi!" aveva detto lei.
"Ti amo" aveva sussurato lui, piu' impacciato che
mai.
Fra loro cadde il silenzio. La frattura si era
riaperta, forse piu' grande di prima. Lei si
alzò, con il broncio e raggiunse gli altri.
Quando arrivarono al molo, la gente cominciò
a lanciare gridolini d'ammirazione causa la bella
pesca: un tonno da 60 kg suscita sempre curiosità.
Sergio e Gianni gongolavano, e lanciavano sorrisi
di felicità a tutti i passanti. Ermanno si
allontanò presto dalla comitiva, a lui queste
scemenze davano sui nervi.
Alessandro rimase sulla barca, e iniziò a
pulirla, il viso triste.
Ada e Gianni gli strinsero la mano, dovevano
andare anche loro, era stata una giornata
bellissima, bla, bla, ed era stato un piacere
conoscerlo.
Sergio li accompagnò fino in fondo alla passerella.
Veronica seguiva i genitori, a breve distanza.
Poi si fermò.
Corse indietro e dalla panchina disse, rivolto
ad Alessandro: "Non potrei mai amare uno che
uccide i tonni!" aveva il musetto serio, le sopraciglia aggrottate, le labbra un po' sporgenti.
Stava dando forza a quello che aveva appena
detto.
Alessandro, che stava riavvolgendo una cima,
la guardò per un lungo istante.
"Vengo da una terra di mare, e non posso
cambiare la natura delle cose".
L'aveva perduta per sempre, ma forse la cosa
non era così drammatica. Erano giovani, troppo
giovani, ed era meglio che fosse finita prima
di cominciare.
"Addio" disse lei, girandogli le spalle con
uno scatto.
Sapeva che non l'avrebbe mai più rivista,
ma non provava nessun dolore.
Lei raggiunse suo padre e lo abbracciò forte.
"Sei stato magnifico, papà! Non vedo l'ora
di raccontare ai miei compagni che ho un
papà pescatore meraviglioso".
Gianni le sorrise, compiaciuto.
"Ti voglio bene, piccola" disse e l'abbracciò.
Lei non si voltò indietro neppure una volta.
"Vengo da una terra di mare..." disse
fra sé Alessandro. Sbadigliò forte, si stirò, tirò giù due moccoli detti bene, e si sdraiò
in cuccetta sfinito, dove si addormentò subito.
© Clara Bartoletti - 2002