Da "Le tappe dell'inconsistenza" di Fabrizio Bandini,2003



Davide dice qualcosa.
Un borbottio sconnesso e confuso, appena intelligibile.
Mi volto verso di lui, incuriosito.
Credo che dica, più o meno, così: -Sì…è chiaro, sì…la cosa è…limpida-.
Sorride per una frazione di secondo come uno scemo.
-Il punto di equilibrio macroeconomico nel modello hickskeynesiano della…della sintesi neoclassica è dato dall'incrocio fra la curva IS e…e la curva LM-.
Accendo una Marlboro, silenzioso.
Davide, accovacciato sul davanzale, si volta verso di me e mi scruta, sicuramente sconvolto, dietro le sue lenti nere.
Un raggio di sole penetra dalla finestra e colpisce i suoi occhiali, facendoli luccicare per un lungo attimo.
Tiro la sigaretta come un forsennato.
Si aspetta una mia parola forse?
Perché mi fissa in quel modo?
Sembra un fottuto manichino di plastica.
Mi metto a ridere, isterico.
-La curva LM e la curva IS, certo- scandisce le parole Davide, accarezzandole e assaporandole con calma.
-Tu che ne pensi Alfredo?-.
Inizio a sudare freddo, temevo questa domanda.
Non dico nulla, mi limito a fumare la sigaretta e ad osservare il mio interlocutore.
Davide sposta lo sguardo sul suo corpo, un attimo, si osserva le All Star nere, i jeans strappati, la maglietta degli Obituary.
Sì, perché lui è un metallaro, di quelli duri.
I lunghi capelli castani, biondicci al sole, gli cascano sul viso e gli occhiali.
Poi rialza la testa e mi fissa esasperato.
Osservo le sue mani bianche strette al libro di Politica Economica tremare visibilmente.
-Che ne penso?- sorrido affabile.
-Sì-.
-Che…-.
-Che?- si china verso di me.
-Deve essere così- dico.
Lui mi fissa confuso, per un momento, poi getta lo sguardo fuori dalla finestra.
Finisco la Marlboro e l'accartoccio sul posacenere che tengo fra le gambe.
Sono seduto sul pavimento, come un fottuto indiano delle praterie.
Restiamo in silenzio, per qualche secondo.
Poi una voce divertita si insinua nella nostra contemplazione del nulla.
-Bisogna considerare la trappola della liquidità-.
Ci voltiamo, completamente sconcertati.
Da un angolo buio della stanza si muove una figura, barcollando fra i rifiuti e la pesante nebbia azzurrognola.
Il pavimento è coperto, infatti, da una folta e indescrivibile coltre di lattine vuote, buste di patatine, bottiglie di plastica, piatti di carta sudici, bicchierini, confezioni di chissà che sventrate, filtri per gli spinelli, ghignanti scatole di pizzette Catarì e un preservativo usato.
Di chi sarà mai? Boh!
La nebbia è, invece, un concentrato di sudore, sporcizia gassosa e vapori di nicotina e marijuana.
-Certo!- esclama Davide, -Come no?! La trappola della liquidità!-.
La figura attraversa questa landa di inconsistenti rovine e si lascia cadere vicino a me.
Il volto di Franco è la rappresentazione pura e semplice di uno straccio.
I suoi occhioni acquosi e sornioni vagano sui nostri corpi, lentamente, indolenti.
Sorride.
Un sorriso saggio, di chi ha meditato a lungo sulla sua vita.
Bisogna considerare la trappola della liquidità!
Che rivelazione!
Puro verbo assoluto!
Questa è una di quelle frasi che ti fanno sentire ancora vivo.
Che ti possono cambiare la vita.
Franco ridacchia.
-E poi?- chiede Davide.
Lui finisce il contenuto di una lattina di Guiness, calmo e meticoloso.
-E poi…- sorride, -C'è da considerare anche il caso neoclassico estremo-.
-Sicuro!- esclama Davide, estatico.
Siamo completamente fatti.
Connetto solo questo.
Dobbiamo preparare l'esame di Politica Economica per lo stramaledetto corso di Laurea che stiamo frequentando.
Scienze Politiche…lo capite da soli, no?
Cazzo!
Lascio correre lo sguardo nella stanza, a briglia sciolta.
Credo di essere riemerso da un oceano di oblio e di incubo.
L'appartamento sembra essere quello di Franco e Davide.
Boccheggio, a galla, sudando distese freddissime di perle acquose.
Mi sento male.
-Il caso estremo…- bisbiglia Davide, ancora, dal suo davanzale.
Franco sembra cercare qualcosa sul pavimento.
-Che ore sono?- chiedo.
-Le cinque…più o meno- gracchia Davide.
-Giorno o notte?- domando, assolutamente serio.
Davide butta la testa indietro e si spacca in due dal ridere.
-Oh mio dio!…Che situazione!-.
-Allora?- insisto.
-Giorno…immagino- sorride lui.
Franco grufola fra i rifiuti.
-Che cerchi?- chiedo.
-L'erba-.
-L'erba è finita!- esclama Davide.
-Cosa?!- urla Franco, incredulo.
Il metallaro allarga le braccia e sorride.
-Finita-.
-Puf!- ghigno.
Franco ci osserva sbalordito, gli occhi dilatati per il terrore.
Si alza in piedi e barcolla verso l'ingresso.
-Dove vai?- chiede Davide.
-A telefonare al Joker, ci serve erba- mugugna.
-Oh mio dio!…- Davide volge la testa verso la finestra.
-Che significa: oh mio dio?- chiedo ironico.
Lui non dice nulla, non si volta neanche.
Decido di alzarmi in piedi e di raggiungere il bagno.
Al terzo tentativo mi alzo, pietosamente.
Davide mi scruta divertito.
-Dove vai?-.
Ha l'aria di uno che sta parlando ad un paraplegico.
Vaffanculo!
-Dove vai?- insiste.
-Al cesso-.
Cinque minuti dopo sto vomitando dentro la tazza, piegato in due.
Vomito a lungo, assolutamente tranquillo.
Oserei dire in modo professionale, quasi scientifico.
Sto molto attento a non sporcarmi la t-shirt della Nike.
Sarebbe un danno incalcolabile.
Mi osservo un attimo allo specchio e mi ravvivo i capelli castani con una mano.
Non ho poi una brutta faccia, sono solo un po' pallido.
Tiro lo sciacquone e ascolto la stupenda melodia dell'acqua che precipita nelle fogne.
Giù, nel vuoto.


©
Fabrizio Bandini 

 

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