I Ray Ban dalle lenti a specchio erano una completa imitazione del modello fine ventesimo secolo. Perfetti nella loro estetica ma costruiti un paio di centinaia d'anni più tardi dalla Sendai. Facevano ormai parte del suo stesso corpo e non se li toglieva mai, se non per l'ordinaria manutenzione. I biochip incorporati negli occhiali trasmettevano e ricevevano direttamente dal suo snc e attraverso altre protesi e diavolerie impiantate qua la nel suo corpo erano un efficiente strumento di ricerca, ma anche d'offesa. Greg era stato, infatti, modificato e potenziato per essere una perfetta macchina da guerra, inoltre una vera e propria colonia di nanomacchine facevano incessantemente la spola trai suoi nervi e gli impianti. Ma la guerra per la quale lui era stato assemblato era finita da tempo e la riconversione a cui era stato sottoposto non era servita allo scopo. Greg, infatti, non aveva alcuna intenzione di mettersi al servizio, anche se ben retribuito, di una zaibatsu. Aveva così optato per un lavoro indipendente. All'inizio s'era lanciato nell'avventura del giocatore di professione, ma ben presto era stato individuato e adesso non poteva neppure avvicinarsi ad un qualsiasi casinò. Insospettiti dalle troppe frequenti vincite, i gestori dei locali l'avevano facilmente scandito e si erano subito resi conto della mole di tecnologia che si portava dietro. Gli avevano così forzatamente inserito un altro programma a sorpresa che lo rendeva immediatamente identificabile non appena si fosse avvicinato ad una qualsiasi casa da gioco. Per la verità aveva avuto una fortuna sfacciata. Normalmente chi bara con impianti viene affidato ad una squadra speciale della yakuza che provvede ad affettarlo celermente col filo monomolecolare, così che gli organi del malcapitato truffatore vengono facilmente reperiti sul mercato clandestino, ma il fatto che Greg possedesse impianti per qualche milione di crediti aveva un po' intimorito anche gli eredi dei samurai che l'avevano trattato con rispetto intimandogli solo di non giocare mai più. Così Greg era stato costretto a cambiare lavoro e adesso se la cavava non male come guardia del corpo a noleggio in forza presso un'agenzia di vigilanza privata. Oggi doveva guardar le spalle di una porno attricetta dei programmi simstim. Col modulo di trasporto blu dell'agenzia andò a prelevarla nel garage della sua abitazione, ma appena giunto subito si accorse che c'era qualcosa che non filava per il giusto verso. Il complesso abitativo composto di monolocali e cuballoggi era di una classe generalmente usata dalla piccola borghesia impiegatizia, ma il garage era totalmente monitorato come fosse l'accesso d'un caveau di banca: le vibrazioni prodotte dalla musica acid rock diffuse nell'ambiente nascondevano ben altre interferenze di scansione e d'offesa. Il garage avrebbe potuto trasformarsi in un attimo in un gigantesco forno a microonde. Greg rimase stupito di questo e non ne comprese la ragione, decise comunque di rimanere passivo. Intanto da un ascensore uscì la porno attricetta: una finto bionda platinata in stivali alti di sinto pelle, avvolta in un impermeabile trasparente e niente sotto. Greg si trattenne dalle abituali scansioni che effettuava verso i clienti per timore che la fasulla musica rock individuasse le sue mosse e, si limitò a far lampeggiare i fari del modulo così l'attricetta s'infilò veloce sui sedili posteriori.
-Ciao guardia del corpo.
-Ciao a te.
-Agli Studios Teta.
-Subito.
Senza neppure presentarsi, ma tanto entrambi sapevano benissimo l'identità l'uno dell'altro, Greg fece sfrecciare il modulo attraverso l'uscita e con sollievo s'immise nel traffico. I suoi sensori individuarono subito un altro modulo che li aspettava all'uscita del garage e che ora li stava seguendo a distanza ravvicinata.
-Autista, hai un nome?
-Ma come all'agenzia non glielo hanno detto?
-Forse…
-Mi chiamo 147Greg.
-Ti chiamerò Greg. Se a te va bene.
-Certo signora.
-Ma quale signora. Io sono Donna.
-Ok.
-E dammi del tu.
-Con piacere Donna.
-Sai fare il tuo lavoro?
-Le referenze sono in rete.
-Non mi interessano le referenze pubbliche. Che cosa hai notato nel garage?
-La musica rock nascondeva rilevatori e armi, inoltre siamo seguiti, e pure tu sei modificata.
-Una buona risposta. Se sai fare il tuo lavoro, come sembra, non dovrai togliermi gli occhi da dosso per un bel po'. Diciamo per almeno un paio di mesi.
-Niente in contrario signora.
-Niente in contrario Donna. Non solo non dovrai perdermi di vista, ma dovrai proprio starmi appiccicato addosso ventiquattro ore su ventiquattro. Raddoppierò quanto stabilito dall'agenzia.
-Per me va bene.
-Hai mai fatto in rete l'amore con me?
-Sì, qualche volta.
-Bene. Così mi conosci già più da vicino.
Mentre stava guidando si chiese cosa volesse dire tutto quello in cui s'era imbattuto durante questa mattina di lavoro: il garage, l'esser seguito e il dover stare appiccicato al lei. Questa attricetta la conosceva abbastanza, almeno nella sua professione. Oltre ad averla assaggiata collegato in rete tre o quattro volte aveva visto i servizi erotici su di lei e quando spesso propagandava prodotti alla TRI-TV, ma non s'era mai collegato con l'opzione tempo reale. Adesso l'aveva davanti e non virtuale. Arrivarono alle porte degli Studios che s'aprirono dopo aver letto i loro dati identificativi mentre il computer aziendale prese il controllo del veicolo. L'altro che li seguiva proseguì oltre l'ingresso degli Studios. La piazzola ove il veicolo si fermò era ricoperta da una bolla di plastica viola e un vano ascensore aperto li stava aspettando. Il rock diffuso all'interno degli Studios era particolarmente metallico ma non fastidioso. Entrarono nel vano ascensore e la sensazione di discesa forte li colse mentre s'accendevano irregolarmente led multicolori. Greg ebbe un attimo di vertigine quando i suoi impianti si scollegarono dalla rete dell'agenzia e anche da altri network. La profondità agiva da isolante, Donna trattenne a stento un risolino e rimase a fissarlo.
©
Vittorio Baccelli
|