"New Orleans Blues enigma" di Vittorio Baccelli,  2003


La nebbia del gran locale è sufficientemente fitta, generata sì dalle svariate droghe fumate dagli avventori ma anche dai vapori ottenuti dalla fusione di un nuovo tipo di ghiaccio secco. Luci strobo, ultravioletti e altri marchingegni da discoteca creano nell'ambiente un'atmosfera surreale e incongrua sì che gli avventori risultano imbarcati in uno strano viaggio e non sono più in grado di capacitarsi sul luogo ove effettivamente si trovano: un'enorme cantina dal sapore di discoteca ma con forti connotazioni da ambiente di jazz tradizionale. Questa stanza che a noi particolarmente interessa, anche se contaminata da diavolerie elettroniche è pur sempre un rifacimento d'una pista da ballo della prima metà del ventesimo secolo, fornita di un'orchestrina che senza posa propina brani jazz dell'epoca. I tavoli in finto legno sono disposti in modo casuale, sedie dello stesso materiale poggiano sparse qua e la ai lati della pista; per terra bottiglie e lattine di birra vuote, gomme da masticare, cicche, pacchetti di sigarette appallottolati e siringhe monouso. Qualche coppia sta ballando, altre sono abbracciate sui divani, gruppi d'amici scommettono ai video-poker e pagano i pegni con ampie sorsate di birra ghiacciata. Nella parte del locale più vicina all'orchestrina jazz la nebbia è leggera e sembra soprattutto alimentata dalle sigarette che gli avventori hanno in bocca. Alcuni lenti ventilatori dalle grandi pale, piazzati sul soffitto agitano il fumo in volute colorate. La stanza è impregnata da un forte odore d'alcol misto all'aroma delle sigarette fumate e a quello del sudore. Accanto al bancone giovani donne con abiti assai trasparenti lanciano gridolini e aperte risate per richiamare l'attenzione e offrire agli altri sigarette, bevande e anche sesso, talvolta gratis, talvolta solo dopo una trattativa commerciale. In fondo c'è un piccolo palco di legno rustico, legno originale questa volta, quasi nascosto da tendaggi che appaiono di tutte le sfumature del blu, che ospita cinque musicisti che suonano del buon jazz di quel periodo. Moltissimi i blues nel loro repertorio. La festa prosegue come sempre da quando, anni addietro, il locale era stato inaugurato: Beatriz entra nella sala con la sua aria assente che sempre ultimamente l'accompagna. S'avvicina al banco e ordina "Un whisky con soda ben ghiacciato". Lo beve a piccoli sorsi senza ascoltare le parole d'un giovane vestito in jeans che si è avvicinato nel tentativo di far conoscenza.
-Come ti chiami?
-...
-È la prima volta che ti vedo in questo locale. C'eri già venuta?
-...
-Ti va di ballare?
-... -Senti, ho un po' di coca niente male? Ti va di provarla con me?
-...
Beatriz non riesce proprio ad ascoltarlo, ha la mente agitata da mille pensieri, un solo volto e mille situazioni che la tengono legata costantemente ad una dimensione altra, troppo lontana, troppo dolorosa e anche troppo diversa dalla realtà artefatta che adesso per sua scelta la circonda. È, infatti, entrata in questo locale solo per caso, spinta forse dalla musica jazz che si udiva provenire dall'interno. In questa strada nel quartiere francese di New Orleans sono molti i locali simili a questo, lei non l'ha scelto, forse è stato il locale a scegliere lei e ad invitarla ad entrare. Lei sicuramente è qui per tentare d'allontanarsi definitivamente da una realtà che s'è fatta troppo pesante. Ma anche adesso non può non pensare a Caetano, il suo Caetano. Se ne era andato. Dieci giorni prima che lei fosse capitata qui, o dieci mesi prima? Ma anche se fossero passati anni, per lei è come se tutto fosse successo da poche ore. Sono stati assieme per anni e tutto dava l'impressione di filare alla perfezione. O almeno così a lei era sembrato. La musica jazz li aveva fatti incontrare, la musica li aveva uniti. Lui componeva, spesso suonavano e cantavano assieme, anche in pubbliche riunioni oltre che con gli amici. Questo all'inizio, ma poi erano divenuti sempre più conosciuti e richiesti e avevano all'attivo numerose tournee fatte insieme. E all'improvviso lui era sparito, le aveva inviato tre o quattro e-mail e sopra c'era scritto solo "Adieu", così, adieu in francese, chissà perché. Niente altro. Qualche giorno prima della sua dipartita s'erano parlati e lui aveva affermato che il tempo trascorso assieme a lei era stato infinitamente piacevole, ma era riuscito a bloccare il suo temperamento creativo. Con lei era stato bene, niente da ridire, nulla da recriminare, ma pian piano aveva smesso di scrivere musica e non riusciva più a suonare in quel modo esclusivo, tutto suo, mettendoci tutta l'anima, come un tempo. Per carità, non è che le desse la colpa, ma questo si era verificato. Caetano scriveva musica e testi, poi li suonava con vari strumenti o li cantava. Lei lo riteneva un buon poeta, amava i suoi versi e amava lui anche per questi e la sua fuga continuava a sembrarle non reale. Quando stavano assieme spesso lei si svegliava e non lo trovava accanto nel letto, era seduto al tavolo di cucina che componeva musiche e poesie. Lei allora si fermava a guardarlo dietro di lui, non si muoveva, non diceva una parola, non faceva alcun rumore per non disturbarlo nell'atto. E semplicemente l'adorava mentre lui creava. S'erano incontrati per la prima volta per caso, in una cantina alla periferia della sua città. Lei cantava alcune canzoni di musica leggera, poco impegnative in quel posto, un po' per mantenersi all'università, un po' per diletto personale. Una sera Caetano era capitato con alcuni amici, tutti completamente fatti da fine serata organizzata per festeggiare un qualcosa che loro ormai più neppure se lo ricordavano. Rimase subito incantato dalla voce e dal corpo d'Alice, bellissima nel costume da scena che attillatissimo le metteva in risalto il corpo statuario. Durante l'intervallo le chiese con delicatezza se fosse disponibile. Lei sorridendo disse di no, nel locale faceva la cantante e basta, ma molte altre erano disponibili e gli indicò un tavolo con tre bionde da sballo. Lui si scusò per l'equivoco, disse che le altre non lo interessavano e chiese di poter bere una birra con lei. Beatriz disse di sì, e consumarono la bevanda senza fretta, poi lei ritornò a cantare. A fine spettacolo Caetano si recò nel suo camerino e le fece i complimenti per la sua voce, per le modulazioni, insomma si capiva da lontano un miglio che lui era felice d'averla incontrata. Ma tutto il mondo iniziò a roteare quando entrambi si guardarono negli occhi e capirono che elettricità pura sprizzava da entrambi. Si amarono a lungo sulla moquette del camerino e da allora divennero inseparabili. Fu un amore fulminante e istantaneo, incredibilmente eccitante, impensabilmente totalizzante. I loro corpi e la musica li unirono all'istante e cominciarono a cantare sempre più spesso assieme, ovunque. Erano in breve tempo divenuti un duo apprezzatissimo da qualsiasi pubblico anche se il loro repertorio si limitava al jazz. Caetano amava ogni genere musicale, ma il jazz e in particolare il blues gli scorreva nel sangue. Un giorno si mise al piano e compose un blues fantastico che solo a sentirlo riusciva a far accapponare la pelle, ricordava le speranze e le sofferenze d'intere generazioni di neri, ma poi si attualizzava fino a comprendere tutti coloro che hanno gioito e sofferto a causa dell'amore per poi terminare in un'esplosione di gioia universale che nuovamente si mutava nell'apoteosi dell'affetto profondo che era sbocciato tra loro due. "L'ho composto per te" e lei non rispose perché questo l'aveva capito fin dalle primissime note. Questa divenne la loro canzone e sempre durante ogni concerto lui al piano la suonava e le loro due voci s'intrecciavano in un inno al dolore e all'amore.
Beatriz sorride al ricordo della loro canzone, si riscuote, attorno a lei non c'è più quel tipo in jeans che cercava di parlarle e il suo bicchiere è vuoto, fa cenno al barista di riempirlo. Da quando lui se ne è andato ha iniziato a bere, a fumare, a farsi di psicofarmaci e d'altro. Così anche la sua bella voce è rimasta solo un triste ricordo. Cantare? Suonare? Far l'amore? Senza di lui tutto ciò le sembra impossibile: ha così iniziato a desiderare la morte, l'abbraccio con la mietitrice, con la grande consolatrice. Ha pensato più volte di gettarsi da una torre, o sotto un treno in corsa, intanto il comodino si riempiva di confezioni di psicofarmaci e più volte ne aveva buttato giù a caso intere scatole. Per risollevarsi al mattino inalava intere strisce di coca. Era rimasta del tutto sola. Non riconosceva più gli amici che aveva in città e se ne stava per ore affacciata alla finestra del suo appartamento al ventesimo piano, di quell'appartamento nel quale avevano vissuto assieme e del quale ogni angolo gli parlava di lui. Fissava il vuoto, le piccole auto che sfrecciavano veloci la sotto, i passanti che piccoli come formiche che camminavano lungo i marciapiedi, si sentiva attratta irresistibilmente da quel vuoto, dalla strada giù in basso...
Chiamava a sé la morte, continuamente, si sdraiava sul letto e pensava a lui, si rialzava poi di colpo e vagava per ore allucinata nell'ambiente. Aveva una videocassetta ove lui appariva più volte, in casa mentre suonava o registrato durante alcuni concerti. C'era anche una sequenza di una diecina di minuti di loro due nudi sul bordo di una piscina. Lei guardava e riguardava quelle immagini mentre il computer di casa diffondeva l'incisione del loro pezzo, della loro canzone e ascoltava per la millesima volta le loro due voci intrecciarsi con le note del piano. Scuote la testa per scacciare i ricordi e rientra di colpo nel locale ove si trova, ha terminato il suo whisky e comincia a guardarsi attorno. è la prima volta che si trova in questo posto e questa sala retrò l'ha subito incantata. Qui suonano solo jazz per questo da qui non vuol più muoversi. -E ora gentile pubblico, vogliate gradire la nostra speciale canzone. È una canzone che anni addietro dedicai al mio amore, che oggi purtroppo più non c'è: è un inno al mio amore per lei.
Alcune note di un piano iniziano a risuonare nella sala che improvvisamente si è fatta attenta. Lei vaga ancora una volta distratta nella sua fantasia e nei ricordi quando alcuni accordi la fanno rientrare improvvisamente nel locale, sono note che lei conosce fin troppo bene: quella è la sua canzone, la loro canzone!
La voce maschile è quella di Caetano, quella femminile non è la sua. Si volta di scatto verso il palco mentre l'alcol svanisce nel suo effetto e l'adrenalina pompa rabbiosa nelle vene. Lui è lì, blu come ogni altra cosa su quel palco, c'è anche una lei, ma quella non viene degnata della più misera considerazione. Lui è lì, canta la loro canzone, lei non crede ai propri occhi, non crede alle proprie orecchie, come può esser proprio di fronte a lei, lì in quel locale nel quale è entrata per puro caso, per la prima volta. In quell'ambiente arredato nello stile d'un anno ormai passato ove fantasia e realtà s'intrecciano in assurdità costruite. È un inganno? No, è vero, è lui. S'alza di scatto e scompostamente dall'alto sgabello davanti al bancone e s'avvia sbandando trai tavoli, bottiglie e bicchieri si frantumano nell'impatto col pavimento, s'odono alcune imprecazioni risentite mentre lui canta rapito, col massimo impegno, con forza e con vigore, la sua, la loro canzone. Il brusio lo distrae un attimo, alza gli occhi e la vede. Vede il volto di lei attonito e dolorante fra il pubblico anonimo. E il terrore lo coglie. Anche sorpresa e ancora una volta i loro sguardi s'incrociano elettrici e le sensazioni sono altrettanto violente ma di ben diverso impatto. Lei si volta di scatto dopo un attimo che è sembrato un millennio e per fuggire dal turbinio delle emozioni contrastanti comincia a correre urtando avventori e rovesciando tavoli. Raggiunge in breve l'uscita e si dirige fuori attraversando la strada zeppa d'altre sale d'intrattenimento e di piacere, imbocca poi piccoli vicoli maleodoranti. Corre finché non si trova davanti a bidoni accatastati d'immondizia pronti per essere raccolti, sorpassa persone stupite, scivola addosso a festanti ghignanti che vogliono fermarla afferrarla e ghermirla e con le loro unghie le strappano i vestiti che indossa e la graffiano. Incrocia inservienti e camerieri, passanti e prostitute e tutti le lanciano sguardi malevoli. Attraversa tutto quel quartiere a piedi nudi perché le scarpe le ha perdute forse all'inizio di quella fuga. Corre per un tempo incalcolabile mentre pensa a lui, solo a lui. Sta impazzendo: lui che l'ha abbandonata continua a prendersi gioco di lei, regala a tutti la loro canzone. La corsa si ferma solo per un attimo davanti a una strada, più ampia delle altre sulla quale sfrecciano veloci auto. Corre a lato della strada, sale poi su un soprapasso pedonale che attraversa l'arteria di scorrimento. Giunta in alto proprio sul bel mezzo della via, salta agilmente il parapetto senza un attimo d'esitazione e il suo corpo volteggia solo per un istante verso l'alto per poi precipitare sull'asfalto. Si ode un colpo sordo, una frenata, uno schianto, altre frenate e ancora colpi. Mentre il suo corpo è ancora in aria dal primo impatto con un'auto che l'ha colta prima di giungere a terra, la sua immagine si fa tremolante e svanisce a mezz'aria. Nella sala Caetano non appena la vede s'alza di scatto dal piano e rimane a fissarla incredulo: è lei! È proprio lei, ma non è possibile...
L'anno prima s'era gettata dalla finestra del suo appartamento, nella casa che per anni era stata la loro casa. Zeppa di psicofarmaci e alcol s'era gettata verso il selciato, venti piani più sotto. Ovviamente era morta sul colpo. Adesso però lei è qui, davanti a lui, ed è schizzata via. Caetano allora le corre dietro, la segue per le strade ma non riesce a raggiungerla. La sua mente si rifiuta di pensare, vuole solo parlare con lei, spiegarle e farsi spiegare, tentar di capire, ma nonostante stia correndo più velocemente che può non riesce ad avvicinarsi a lei. La segue nel dedalo di viuzze del quartiere francese, la vede poi avanzare rapidamente a fianco di una grande arteria, salire gli scalini dell'attraversamento pedonale e infine lanciarsi nel vuoto proprio nel mezzo alla strada. La guarda allibito, le urla di fermarsi, ma lei non lo sente, scavalca la rete di protezione e giunge al lato della strada proprio nell'istante in cui lei viene investita in pieno da un'auto di passaggio. Guarda il corpo dell'amata volare ancora verso l'altro come una bambola di pezza lanciata da una bambina, poi piombare di nuovo verso l'asfalto e svanire nell'attimo in cui tocca il suolo. Caetano resta interdetto mentre le altre auto come impazzite con gran clangore sbattono tra loro e nel guard-rail. Tutti infine si fermano e un silenzio innaturale scende sulla scena.. Caetano raggiunge lo spazio dell'incidente si ferma impietrito nella stessa area che lei pochi istanti prima occupava. Mille ricordi girano nella sua mente in quello stesso attimo intrecciandosi a mille altri perché destinati a restare per sempre senza risposta.



©  Vittorio Baccelli - 2003 


 

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