La mia amica Camilla mi guarda e si aspetta da me chissà che cosa.
Perché le donne si aspettano sempre tanto, anche quando c'è tanto poco?
Camilla mi ha appena detto che sta per partire per l'Australia. Ha deciso di trasferirsi a Melbourne, dove vivono da anni dei suoi cugini. Pare che ci sia richiesta d'insegnanti di italiano in Australia, a causa dei tanti immigrati, e lei la laurea in lettere e l'esperienza didattica ce l'ha, la voglia di fuggire dall'Italia anche, a quanto mi dice.
Una folgorazione e via, un calcio alla vecchia vita, tanto non c'è più niente che la trattenga qui, ormai. E sottolinea niente, guardandomi con allusiva insistenza. Immagino che ora dovrei replicare con aria smarrita: "Ma come, noi?"
Non lo faccio e sorrido.
"Se pensi sia la cosa migliore per te, devi farlo."
"Già."
Non sa più cosa dire e veramente nemmeno io. La sua delusione si taglia col coltello. Io affondo tranquillamente la forchetta nel piatto di spaghetti con le vongole, prima pietanza della nostra cenetta qui, nel solito ristorantino sotto casa sua. Anche lei tira su due spaghetti, guarda la forchetta, poi la posa nel piatto.
"Che c'è, non mangi? Sono ottimi!"
"E' che… Non ho molta fame. Pensavo… Ora ci perderemo per sempre, Giulio."
Le sorrido in modo rassicurante: "Ma no che non ci perderemo! Ci telefoneremo e poi c'è la posta elettronica."
"Già, ma saremo lontanissimi…", si decide ad assaggiare uno spaghetto.
"Pensa agli aspetti postivi: verrò a trovarti in Australia e tu mi mostrerai tutte le meraviglie della terra dei canguri."
"Non ci credo, non vieni mai a trovarmi neanche ora che abitiamo a un tiro di schioppo".
Su questo non posso darle torto, e per la verità non penso proprio di andare in Australia, l'ho detto così, solo per forma. Ma infine che posso farci?
Non sono mai riuscito a innamorarmi di lei e, fin da quando eravamo due timidi liceali, circa venticinque anni fa, è sempre stato questo che lei avrebbe voluto da me. Ho sempre letto in quei suoi grandi occhi nocciola quel fatidico quesito: "Perché non vuoi amarmi?", come se bastasse volerlo.
Le voglio bene, certo, la stimo per la sua intelligenza, per la sua enorme sensibilità, per il suo spirito. Posso confidarle qualsiasi cosa, abbiamo sempre parlato di tutto, ci siamo sempre capiti su tutto, ma…
Sono un tipo esteticamente molto esigente. Se Camilla avesse avuto un bel viso e un bel corpo, oltre a un ottimo cervello, forse…
Motivazione futile? Non credo. Devo ancora incontrarlo l'uomo che sceglie una donna esclusivamente per le sue doti interiori. A parlare sono tutti bravi, ma poi…
Così non ho mai lasciato che tra noi accadesse nulla d'importante.
Un bacio ogni due secoli, sì, mi pare di sì, ma di sicuro avevo bevuto troppo.
Ora abbiamo entrambi quasi quarant'anni, nessuno di noi si è sposato, nelle nostre vite solo brevi relazioni di poca importanza, come se entrambi aspettassimo…
Lei ha sempre aspettato che ci trovassimo, che io scoprissi che siamo fatti l'uno per altra. Ora forse si è stancata di aspettare e perciò ha messo su questa recita, sperando di darmi una scossa. Non ho sentito scossa alcuna e, a dire il vero, non credo nemmeno che voglia trasferirsi all'altro capo del mondo. Non ne avrebbe il coraggio, me lo ha detto solo per saggiare le mie reazioni. Ora è talmente delusa che non riesce neppure a mangiare. Mi fa un po' pena, con quei grandi occhi leggermente truccati fissi sul piatto, le guance paffutelle arrossate più dall'orgoglio ferito che dal velo di fard.
"Così quand'è che avresti intenzione di partire?", le chiedo con studiata disinvoltura.
"Il più presto possibile, giusto il tempo di mollare tutto, di vendere la casa. Ho già contattato un'agenzia."
"Dunque sei proprio decisa! Come mai non me ne hai parlato prima?"
"Te l'ho detto, è stata una decisione abbastanza improvvisa. E poi non è che abbiamo avuto tante occasioni di parlare ultimamente. Non ci vediamo mai!"
Il solito lampo di rimprovero nei suoi occhi: sì, lo so, è colpa mia.
Glisso: "Un po' di vino? Dobbiamo brindare al tuo futuro!"
Dopo cena, la riaccompagno a casa e ci fermiamo a parlare ancora un po' davanti al suo portone.
M'investe con uno sguardo solenne.
"Non ti dispiace neanche un po' che parto!"
L'ha detto finalmente!
Perché le donne si aspettano sempre tanto, anche quando c'è tanto poco?
"Certo che mi dispiace, ma so che non ci perderemo, te l'ho detto. E poi la tua vita cambierà in meglio, come potrei non esserne felice?"
"Già."
Una breve pausa. Sto per aggiungere un conclusivo "Beh, allora ci vediamo prima che parti", ma lei mi anticipa con voce tagliente: "Non voglio rivederti prima di partire, sarebbe inutile."
Mi spiazza.
"Perché?"
Non mi risponde, ma continua, trafiggendomi con il suo sguardo di pietra: "So perfettamente tutto quel che hai pensato stasera. Credi che io stia barando, che non abbia nessuna intenzione di andarmene, che stia solo mettendoti alla prova, che mi aspetti chissà cosa da te. Sbagli. In realtà non mi aspetto più niente da un sacco di tempo ed è anche per questo che vado via. Che tu ci creda o no, vado via!"
"Milla, io…", non so che replicare. Infine sbotto: "Insomma che posso farci se non…"
"Sì, lo so. Taci per favore."
Mi volta le spalle e infila la chiave nel buco della serratura.
"Buona notte e buona vita!"
"Ma no, così no, almeno un abbraccio... E poi ci rivediamo prima che parti, dai…"
Si volge a mezzo, nei suoi occhi una luce che non ho mai visto e che mi sorprende.
"Ti manderò una cartolina dall'Australia, così magari ci crederai. Addio, Giulio. "
"Allora fammi avere tue notizie, ci scriviamo, ci…"
Ha già richiuso il portone.
Me ne vado a passo lento nella notte verso casa mia.
In effetti è meglio se non ci rivediamo, lei soffre troppo.
Dovrò abituarmi all'idea che Milla non abiterà più a un tiro di schioppo da me, che non potrò più chiamarla al solito numero per scambiare quattro chiacchiere e ridere con lei. Ma che importanza ha? Non la chiamavo quasi mai.
Mi sento strano, però, mi viene quasi da tornare indietro di corsa e attaccarmi al suo citofono per dirle che non voglio che parta. Rido di me. Io non sarei più io… Pretendere tanto, quando c'è tanto poco… Ma se poi non fosse tanto poco?
Vaneggiamenti!
Mi stringo nelle spalle, tirando su il bavero del cappotto, e me ne vado nella notte verso il mio solito tedio.
Ma no che non mi pento...
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