"I pittori sono persone perbene" di Alessandro Ansuini
Credo tu abbia ragione.
Faccio troppe domande.
È una mia caratteristica, sono i particolari che danno
la definizione.
Allora, ricapitoliamo: pioveva. Tu dovevi prendere un
autobus per tornare a casa, ma avevi mezz’ora di tempo
da perdere. Sei entrata in libreria, quel libro è
caduto, e voi vi siete inchinati insieme. Vi siete
guardati. Mi hai detto che hai pensato “E questo da
dove è venuto fuori?” Aveva anche un buon profumo,
l’hai avvertito distintamente. La situazione ti ha
intrigato. Hai cominciato a parlare tu, e lui ti ha
invitato ad una lettura di poesia, che c’era proprio
quella sera. Davano i volantini all’entrata. Ma lo
sai che sembra un film? Io detesto le letture di
poesie. Era la prima anche per lui? Ma guarda la
casualità. Lo so, lo so che non mi stai prendendo in
giro. Infatti vi siete annoiati dopo mezz’ora. Non è
strano che un poeta detesti le letture di poesia?
Riflettendoci io detesto anche leggere. Comunque. Come
mi dicevi l’hai rivisto. Cosa fa? Se riesco a
immaginarlo? Il pittore. Ho indovinato? Ma guarda. Sa
cucinare benissimo. Pesce crudo. Zuppe complicate.
Insalate etniche. Ha un attico in centro, e vive da
solo. La casa è arredata di lenzuola dipinte, veli,
quadri enormi dappertutto. E dimmi, quando ti apre la
porta di casa è scalzo? Va bene, sto scherzando.
In ogni caso fra me e lui non c’è competizione. Lui per
rappresentare la sua arte ha i tuoi occhi, io ho la
tua mente: il teatro fa la differenza in questo caso,
non credi? Vuoi sapere cosa ha pensato lui la prima
volta che ti ha visto, quel momento in cui eravate
chini sul libro? No, non dirmi quello che a lui piace
di te. Fammi indovinare. Fammi dire questa cosa prima.
Ti dico cosa ha pensato, esattamente, senza
possibilità di sbaglio. Come faccio a saperlo?
Appartengo alla razza debole, l’uomo. E ho intenzione
di smascherarla. Ascolta: nella sua mente si è
proiettata l’immagine della tua bocca e del suo pene.
Congiunti. Non ci credi? È quello che pensano tutti
gli uomini non appena vedono una ragazza. Immaginano
amplessi. Fellatio. Accavallamenti di gambe. Mai
sovrapposizioni di personalità, futuri prossimi. Ora
dimmi cosa gli piace di te. Come dici? La bocca e gli
occhi. Visto?

(un gatto salta sul divano. Lo guardiamo in due. Io
batto le mani tre volte, lui scende immediatamente.
Collabora alla mia presunzione di controllo della
situazione)

Sarebbe da appurare perchè, mia cara, fra questo
principe azzurro uscito da un video di bon jovi
e il sottoscritto bastardo tu ora sia qui con me.
Lui ha la casa con un profumo indiano, una
camera enorme piena di cuscini e vetrate, io qui ho
puzza di piscio, e ogni cosa immobile sporca. Dimmi
una cosa, come si veste? Neutro, jeans e maglietta.
Uhm. Che scarpe porta? Clark. Mi dici che è molto
ricco. Meglio per lui. Ma allora perchè porta le
clark? Lasciamo stare. Ti parla di pittori di solito?
No. È intelligente. Ti ha chiesto di posare per lui?
Oh, certo. Tu hai rifiutato. Dici che già immagini la
scena, te che ti spogli, lui che ti fissa
intensamente, dipinge un poco, e infine ci prova.
Voglio smentirti mia cara. I pittori sono persone
serie, ti dipingono e non ti toccano. Sono gli
scrittori che ti fanno spogliare per descriverti nuda
a parole e poi si infilano sotto le coperte. Hanno un
pennello diverso, tattile, e retrattile. Pessima
battuta, ne convengo. Comunque i pittori sono persone
perbene. E così vuoi venire a letto con me. No? Ti
rispondo con l’epigrafe che vorrò riportata sulla mia
lapide: Vedremo.
Vuoi ancora un po' di vino?

Hai ragione, faccio troppe domande. Ci vuole pazienza,
io non guardo con gli occhi, tu lo sai bene, devo fare
un gioco di prestigio fra nozioni ricevute, suoni
percepiti e immagini, e recepire tutto in un comparto
stagno della mente, quello creativo: tenendo conto
delle sfumature.
Ora ti dico perché sei qui, in questo momento, invece
di essere lì da lui: hai paura che questa facciata
perfetta che ti sta proponendo sia il suo modo
abituale di corteggiare, e quindi di avere la meglio
su di te. È una sfida. Più tu ritrai, più lui
insisterà. Sono le regole semplici che muovono i pesci
della mente. Dimmi cos’altro ha fatto per te, dove hai
visto questa sua decantata gentilezza. Ti ha regalato
una bicicletta olandese. Bene. Come dici? Si è fatto
trovare sotto casa tua alle sette del mattino
dicendoti “Ti accompagno alla fermata”. Quante volte
l’ha fatto? Tre o quattro? Pessimo errore, una è più
che sufficiente. Vedi che succede a pensare con gli
occhi. Ti propone immagini, il pittore. Già me lo
vedo. Sotto casa tua con una bicicletta
infiocchettata, magari avrà scelto pure l’ora con la
luce maggiormente suggestiva. È uno che se ci dormi
insieme ti porta la colazione a letto con un fiore.
Immagini. E tu non le vuoi. Tu non vuoi il mulino
bianco, tu ci metteresti la stricnina dentro alle
macine dell’allegra famigliola che ci propone la
televisione, ti conosco. E tu conosci me. Non sei qui
per questo? Alza quel bicchiere. Posso toccarti una
mano? Ancora no.
Non ho fretta io.
Non devo mica dipingerti.
Come intendo conquistarti?
Mia cara, ma non ti sei accorta che ho cominciato da
un pezzo?



©  Alessandro Ansuini - 2002
 


 

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