| "Annotazioni di un misantropo" di Alessandro Ansuini |
Ero in pausa pranzo, quando mi si avvicina Mohammed: ''Flavio, Flavio, cosa fai quando stai casa Flavio, esci? Esci?''
Lo fisso un po'. Poi dico: ''Che domanda è?''
''Flavio'' dice lui '' Ci vai in discoteca Flavio, ci vai?''
Non gli ho risposto. Immediatamente non gli ho risposto. Poi mi sono messo a pensare ed ecco spiegato il motivo di queste annotazioni.
Sul perché non rispondo al telefono
Quando sono in casa da solo, ad esempio, in un giorno di riposo dal lavoro, non mi lavo, non mi pettino, non mi vesto. Sono solito dedicarmi ai miei interessi personali, che non è che siano poi molti, ma sono sufficienti. Di solito scrivo. Oppure rileggo le cose che ho scritto. Oppure capita che leggo cose di altri. Ascolto la musica. Se sono particolarmente ispirato strimpello la chitarra, compongo una canzone meravigliosa da dimenticare sedici ore dopo. Al limite fisso fuori, in silenzio, fumando. Sta di fatto che, non aspettando nessuna telefonata, se il telefono comincia a gridare scatta in me un meccanismo semplice, una concatenazione di idee: è qualcuno che io non aspettavo, quindi qualcuno che mi chiama per necessità proprie, per chiedermi un favore o semplicemente per informarsi come sto. Niente che mi riguardi da vicino, insomma. Niente che abbia richiesto io. Quindi non rispondo, dando per scontato che se si tratta di qualcosa di urgente, tipo una morte, mi cercheranno sul cellulare e potrò vedere in anticipo chi è. E comunque, anche se di una morte si tratta, io non posso farci granché, a giochi fatti. Questo succede sempre, e succede esattamente, anche quando mi suonano alla porta, soprattutto se mi suonano alla porta.
Sul perché non vado in discoteca
In discoteca ci sono stato due volte in vita mia. Ho passato il tempo a reggere una colonna con la spalla, a osservare le ragazze ballare, stordito. Non potevo nemmeno ubriacarmi perché le consumazioni hanno prezzi da Costa Azzurra. Non puoi parlare con nessuno, anche se ne avessi la voglia, di cui sono privo. La musica mi disgusta. Non son buono a ballare. In definitiva sono io che sto in un posto sbagliato, e ho il buon senso di rendermene conto e non andarci per niente. Non ho mai avuto la necessità di andare a caccia di ragazze, per motivi che non sto a spiegare, e anche se ne sentissi il bisogno andrei sicuramente in un posto diverso, tipo una biblioteca. In discoteca le ragazze ci vanno per ballare, a molte piace ballare e basta. Come non comprenderle. Ballare avvicina a dio. Disinibisce. Ma resta di fatto che le ragazze delle discoteche, la maggior parte di quelle che non sono accompagnate, hanno un intento a priori, che quindi non sono io, e non siete voi. In biblioteca, spesso, capita che le pagine invece annoino a morte. E ci si fissa, da sedia a sedia. In quel caso puoi diventare un argomento maggiormente interessante di una tesi di scienze, non so se mi capite.
Sul perché non vado nei pub
Parliamoci chiaro. Sto parlando di un problema mio. Dunque. Un pub potrebbe anche andar bene, ma a me non piace accompagnarmi con più di una, massimo due persone alla volta. Ho sempre detestato le compagnie, le comitive, per intenderci, i gruppi composti che escono sempre insieme per il semplice gusto di uscire. Se capita di incontrare le persone giuste, sicuramente la situazione assume un ottica diversa. Io di persone giuste, in vita mia, ne ho incontrate poche. Sempre per problemi miei, intendiamoci. Non mi piacciono i motori, non seguo nessuna moda (e di conseguenza mi vesto malissimo), non mi interessa la politica, detesto viaggiare e chi mi parla di viaggi, non mi piace parlare di lavoro, o di università. Non mi piace parlare di ragazze con dei ragazzi. Restano fuori ben pochi argomenti da trattare. E mi annoio a parlare anche di quelli. In definitiva sono uno scontroso misantropo, ed è questo che sto cercando di spiegare a me stesso: il perché mi basto.
Sul perché detesto parlare con le persone sul portone.
Io sono una persona gentile. Saluto. Buongiorno signora. Buongiorno signore. Lascio aperto il portone, se vedo che arriva qualcuno. Se la palla di un bambino rotola vicino al mio piede gliela restituisco con un sorriso. Ma non chiedetemi di rimanere a parlare sull'uscio di casa della recente rapina fatta al supermercato, o sull'inverno che quest'anno non si decide proprio a passare, o sul cosa fai, come stai, che ne pensi. Non ho opinioni fondamentali, e non mi interessano quelle degli altri. Non so che faccia fare con le persone. Cerco di aggrottare le ciglia, mantenere uno sguardo interessato. Cerco di non far capire che ciò che mi stanno dicendo non mi interessa minimamente e che non vedo l'ora di ritrovare la fresca ombra della mia casa, dove a guardarmi ci sono solo i miei soliti dolci muri, autorizzati da me.
Sull'amicizia.
L'amicizia è una stanza tutta rosa, con dei vetri sparsi in terra, e te coi piedi scalzi, e un altro con un paio di scarpe.
L'amicizia va bene. Ma ci sono una serie di circostanze, di effetti, ci sono una serie di coincidenze e situazioni che la rendono ambigua. L'amicizia fra uomini e donne si suppone che non esista. C'era un tipo alto con le mani sottili che conoscevo che sosteneva una teoria indicativa, sul come regolarsi con una donna conosciuta da poco. Era semplice: se ti frequenti con una ragazza, diceva, valuta quanto tu sei interessato a lei e se vi vedete per tua scelta. Il motivo è presto spiegato: quando due persone di sesso differente si frequentano, diceva, è perché lui ne vuole da lei o lei ne vuole da lui. Se te sei disinteressato, e la vedi, come dire, in amicizia, lei ne vuole da te. Se sei tu che la cerchi, chiediti che gli faresti se rimarreste da soli chiusi in un ascensore per un giorno. Questa spiegazione semplice sui secondi fini mi faceva sudare le mani. Non mi piacciono le spiegazioni semplici. Fatto sta che ho avuto sempre amiche donne, e io ero sempre disinteressato, e fatto sta che alla fine, quando non gliene davo, perché le amiche non te lo chiedono, alla fine mi lasciavano da solo, con pretesti vari. Purtroppo le persone pretendono un attenzione che sia totale, e pretendono di essere fondamentali nella tua esistenza. Per te è lo stesso. Questa situazione di implicite attenzioni sopite, fra uomini, si fa avvertire di meno, ma fra uomini è proprio difficile trovare un amico. Un amico vero. Si dicono un infinità di bugie. Si indossano troppo maschere. E frequentarsi troppo a lungo stanca, non c'è niente da fare. Forse stanca me, che sono un misantropo. Sarà perché sono sbagliato io che alla fine mi trovo circondato dai soliti quattro muri, e mi sento stranamente a mio agio nelle mie maniacali ripetizioni di gesti consueti.
Sul perché detesto i luoghi affollati
Questo è un discorso generale. Prendiamo, ad esempio, un attrattiva comune dell'italiano medio: il mare. Ci si possono scrivere fiumi di poesie, sul mare. Andiamo all'atto pratico. Bisogna alzarsi presto, e questo già va molto al di là delle mie reali possibilità, inoltre ci sono quattro fattori che assolutamente mi rendono impraticabile la ''soluzione marina'': le file, il sole, la sabbia, e la folla. Le file le detesto. Bisogna fare file per fare qualsiasi cosa, qualsiasi. Per questo ho abbandonato la città, ma questa è un'altra storia. Le file d'estate sono micidiali. Senza contare la difficoltà di trovare un parcheggio. Comunque. Il sole. Ecco, io e il sole siamo proprio due entità che non vanno d'accordo. Io, il sole, lo odio. Se potessi lo spegnerei. Sarà che col sole non ci vedo, che scotta, che sudo. Non lo so. Lo odio, e mi trovo a rimpiangere quelle incantevoli giornate di pioggia verticale, dove per strada non si vede nessuno, o se si vede, ha fretta di andare a rinchiudersi in un posto chiuso, che risolve una quantità di problemi. Passiamo alla sabbia. La sabbia non mi riesce proprio di sopportarla. Si infila dappertutto, e non c'è verso di toglierla dai piedi prima di andare via, a meno di faticosi lavaggi resi vani anche dagli ultimi cento metri sulla spiaggia, che ci riportano praticamente da capo, e con una fila chilometrica da affrontare. Avete presente, quando muovi le dita dei piedi e senti graffiare, come posso resistere? Rimane l'ultimo punto, che è il leit motiv del perché odio i posti affollati, essendone la componente principale: le folle. Tutti questi volti, questi capelli, queste risate sguaiate, questa gente brutta e triste, questi bambini maledetti, tutti pronti ad affrontare qualsiasi ostacolo pur di ottenere il loro becero obiettivo. E telefonini, e clacson, e aliti e ascelle, e vestiti e passerelle immaginarie, questa maleducazione, questa voglia di sfoggiare il nulla di fronte al nulla, con la speranza che lo scontro di baratri perlomeno stordisca un po'. A me la folla mi uccide. Stadi, concerti, supermercati, stazioni, metropolitane, autostrade. Sono dappertutto, coi loro cappellini e i loro volti pazienti, pronti a mescolarsi uno ad uno, e a formare la terribile mareggiata di teste. Soffro di vertigini io, ma preferirei rimanere sospeso nudo sul ciglio di un grattacielo che essere in mezzo ad una folla di persone. A me stordisce perfino il silenzio, figurarsi il brusio di un mare di testoline ciondolanti che blaterano. Li vedo come un unico organismo, e mi spaventano. Non è un caso credo, che folle significhi anche pazzo. Chi ha fatto la lingua italiana a pensato anche un po' a me. Il sinonimo di folle sono io.
Conclusioni
Non c'è niente da fare. Sono malato. Ho l'accortezza di rendermene conto, risparmiare 150.000 lire a seduta di psicanalista, e di restarmene in casa. Quando qualcuno mi dice ''Devi vedere gente, distrarti, volerti un po' bene.'' Vi prego, se siete nei paraggi, toglietemi il posacenere di marmo che ho a portata di mano. Io mi voglio bene. Adoro la mia malattia. Adoro parlare con me stesso, ed essere quasi sempre d'accordo con me. Adoro vedere un amico una volta ogni sei mesi, e avere qualcosa dirgli, essere contento di vederlo. Lasciatemi i miei muri, seppellitemi nella mia stanza con la possibilità di guardare fuori il modo in cui mandate avanti il quieto vivere geneticamente modificato del terzo millennio. Ho la mia musica. La mia chitarra cremisi con sole cinque corde, ma in fondo che ci faccio con il Mi cantino quando usando i diminuiti posso trovare qualsiasi nota?
Si.
Adoro la mia misantropia.
Domani, quando vedrò Mohammed, potrò spiegargli il perché non vado in discoteca, anzi, farò un ciclostile di queste annotazioni e lo distribuirò a chiunque mi porga la maledetta domanda.
Ah.
Dimenticavo l'ultima, necessaria componente della misantropia perfetta, nel caso vi venisse in mente la strampalata idea di metterla in pratica.
Una donna che vi ami, e vi comprenda per quello che siete, che vi accarezzi il capo benevolmente, che vi sorrida anche quando, palesemente, state esagerando.
© Alessandro Ansuini - 2002