Da "Non sette donne" di Marco Angelotti, Prospettiva Editrice 2004


Adolfo smise di parlare di sé, fissandomi. Mi aspettavo qualcosa di più. Poi le parole appena udite presero forma. Fu come se avesse gettato sul tavolo una manciata di tessere di un mosaico, e queste si fossero disposte da sole a formare l’immagine, cadendo esattamente nella posizione spettante ad ognuna. Smarrita, cercai gli occhi di Tosco. Riuscii solo a sussurrargli:
-La tua storia…-
Mi bloccai con gli occhi spalancati e le mani che tenevano una tortilla ferma davanti alla bocca. Annuì, indicandomi Flavia. Mi voltai verso di lei osservandola con maggiore attenzione. Le ombre dei paralumi colorati del locale avevano mascherato una sottile linea chiara a forma di zeta rovesciata, appena visibile, che la ragazza aveva sullo zigomo destro.
Guardai ancora Tosco. Ora sapevo. A modo suo mi aveva risposto. Allungai una mano verso la sua, per prenderla.
Mi accorsi che la sua bocca, che prima sorrideva, era contratta in una lieve smorfia. Chiuse per un attimo le palpebre. Si alzò in piedi di scatto, rovesciando la sedia. Portò le mani al petto, afferrando il maglione e allontanandolo dalla pelle. Sembrò che volesse strappare qualcosa che lo opprimeva. Mi fissava con occhi sbarrati. Era stravolto. Io rimasi a guardarlo, senza fare nulla. Non capii. Non ne ebbi il tempo. Spalancò la bocca come per ingoiare più aria. Allungò le braccia verso di me. Gridò:
-Laura…-
Cadde col busto sul tavolo, rovesciando stoviglie e bicchieri. Scivolò poi all’indietro, sbattendo la schiena contro la sedia sul pavimento. Quel qualcosa che poco prima gli schiacciava il torace sembrava averlo trapassato, scagliandolo via. Le altre persone in sala si erano alzate e qualcuno stava correndo verso di noi. Smisi di sentire i rumori, le urla. Vidi Flavia abbracciare Adolfo. Aveva la bocca spalancata anche lei. Forse stava urlando. Stavano tutti urlando.
Solo io non li sentivo. E neanche Tosco.
Oggi è passato un anno.


 

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