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Quando il signor Hiram B. Otis, ministro degli
Stati Uniti, acquistò Canterville Chase, tutti gli dissero che commetteva una
grande sciocchezza, poiché non vi era dubbio di sorta che l'intera località
non fosse letteralmente infestata dagli spiriti. Lo stesso lord Canterville,
persona scrupolosissima in materia di onore, si era sentito in dovere di fargli
presente la realtà dei fatti, allorché si venne a discutere le condizioni di
vendita.
"Neppure noi abbiamo avuto più il coraggio di abitarvi" spiegò lord
Canterville, "da quando la mia prozia, la vecchia duchessa di Bolton, si
spaventò in modo tale che le prese un attacco di nervi dal quale non si riebbe
mai completamente, per colpa di due mani scheletriche che le si posarono sulle
spalle mentre si stava vestendo per scendere a pranzo; e mi sento tenuto a
precisarle, mister Otis, che il fantasma è stato veduto da diversi membri della
mia famiglia tuttora viventi, come pure dal Rettore della parrocchia, il
reverendo Augustus Dampier, che è membro del King's College di Cambridge. Dopo
il disgraziato incidente toccato alla duchessa, nessuna delle domestiche giovani
volle più restare al nostro servizio, e persino lady Canterville stentava a
prender sonno, la notte, a causa dei misteriosi rumori che provenivano dal
corridoio e dalla bíblioteca."
"Mio egregio lord" fu la risposta del ministro, "sono disposto a
comprare in un solo blocco suppellettili e fantasma. Io sono nato in un paese
moderno dove col danaro si può acquistare tutto, e con i nostri intraprendenti
giovanotti che dipingono il vostro vecchio mondo di rosso, e vi soffiano via le
vostre migliori attrici e le vostre primedonne, sono certo che se in Europa
esistesse davvero uno spettro, ce lo saremmo portato a casa nostra già da 'un
pezzo e lo avremmo collocato in bella mostra in qualche museo o su
qualche baraccone da fiera. "
"Io ho il convincimento che il fantasma esista realmente replicò lord
Canterville sorridendo, "per quanto può darsi che abbia resistito alle
offerte dei vostri dinamici impresari. E' noto da tre secoli, anzi dal 1584, per
essere esatti, e non manca mai di fare la sua comparsa prima della morte di un
membro della nostra famiglia. "
"Be', in quanto a questo non è da meno del medico di casa, lord
Canterville. Ma io le dico che roba simile, come spettri e fantasmi, non esiste,
e non credo che le leggi della natura subiscano speciali alterazioni per
riguardo all'aristocrazia britannica." ...
... "A un tratto la signora Otis notò
una macchia di colore rosso opaco che imbrattava il pavimento proprio vicino al
caminetto e, senza rendersi minimamente conto di quel che in realtà
significasse, l'additò alla signora Umney soggiungendo. "Credo che laggiù
sia stato versato qualcosa".
"Infatti, signora" rispose la vecchia governante sottovoce, "è
stato versato del sangue, in quel punto. "
"Che orrore! " gridò la signora Otis. "Non mi piace affatto che
ci siano macchie di sangue in un salotto: bisogna farla togliere
immediatamente."
La vecchia sorrise e disse con lo stesso tono di voce basso e misterioso:
"E' il sangue di Lady Eleonore de Canterville, che fu assassinata in quel
punto preciso dal proprio marito, Sir Simon de Canterville, nel 1575. Sir Simon
le sopravvisse di nove anni e poi scomparve subitamente in circostanze assai
misteriose. Il suo corpo non è mai stato rinvenuto, ma il suo spirito peccatore
vaga tuttora per il castello. La macchia di sangue è stata sempre molto
ammirata da turisti e visitatori, e non è possibile toglierla".
"Quante storie" gridò Washington Otis. "Il Super Smacchiatore e
Detersivo Incomparabile Pinkerton la farà sparire in due secondi" e prima
che la governante, terrorizzata, avesse il tempo di aprir bocca, il giovanotto
era già per terra e stava fregando energicamente il pavimento con un bastoncino
che pareva una specie di cosmetico nero. Effettivamente, pochi istanti dopo,
ogni traccia di sangue era scomparsa.
"Ero sicuro che il Pinkerton avrebbe dato un risultato immediato"
esclamò il giovane trionfante, lanciando occhiate di soddisfazione ai congiunti
che lo guardavano ammirati; ma aveva appena proferite queste parole che un
tremendo guizzo di folgore luccicò nella sala buia e un pauroso scoppio di
tuono li fece balzare in piedi; la signora Umney svenne."...
..."Il fantasma fece la seconda comparsa nella notte
della domenica. Erano da poco andati a letto che intesero un fracasso pauroso
nel vestibolo. Si precipitarono tutti abbasso e constatarono che una enorme,
antichissima armatura si era staccata dal suo supporto ed era caduta sul
pavimento di pietra, mentre il fantasma di Canterville, seduto su una poltrona
dall'alto schienale, si stava soffregando le ginocchia con un'espressione di
acuta sofferenza dipinta sul volto. I gemelli, che erano venuti armati dei loro
scacciacani, si affrettarono a sparargli addosso due scariche di pallottoline,
con quella precisione di mira che si può ottenere soltanto dopo lunghe e
attente esercitazioni sul proprio maestro di calligrafia, mentre il ministro
degli Stati Uniti gli puntò addosso il revolver e, seguendo le regole
dell'etichetta californese, gli ingiunse di alzare le mani. Il fantasma balzò
in piedi con un urlo inumano di rabbia e guizzò tra loro, dileguò come una
nebbia, spegnendo al suo passaggio la candela che Washington Otis teneva in mano
e lasciandoli così immersi in un'oscurità completa. Ma arrivato che fu in cima
alle scale si riprese e decise di prorompere nel suo celebre scroscio di risa
demoniache. Queste gli erano state in più di un'occasione estremamente utili.
Si dice che avessero fatto diventar grigia, in una sola notte, la parrucca di
lord Raker, e comunque era un fatto che per causa loro ben tre governanti
francesi di lady Canterville si erano licenziate prima della fine del mese di
prova. Pertanto egli rise il suo terribile riso, finché l'antica volta ne
risuonò ripetutamente in ogni recesso; ma la sua eco paurosa si era appena
spenta che un uscio si aperse e la signora Otis vi si affacciò avvolta in una
veste da camera azzurro chiaro dicendo: "Ho proprio paura che lei non stia
affatto bene. Perciò le ho portato una bottiglia di Tintura del Dottor Dobefi.
Se si tratta di indigestione lo troverà un rimedio veramente ottimo". Il
fantasma le lanciò un'occhiata satanica di indignazione e incominciò subito a
fare i preparativi necessari per potersi trasformare in un enorme cane nero, una
bravura per la quale era giustamente rinomato e alla quale il medico di famiglia
aveva sempre attribuito l'idiozia congenita dello zio di lord Canterville,
l'onorevole Thomas Horton. Ma un rumore di passi che si avvicinavano lo fece
recedere dal suo bieco proposito, e si accontentò pertanto di diventare appena
appena fosforescente, dileguandosi con un profondo e funereo gemito proprio nel
momento in cui i gemelli stavano per piombargli addosso.
Ma come fu nella sua stanza le forze lo abbandonarono ed egli cadde in preda a
una violenta agitazione. La volgarità dei gemelli e il rozzo materialismo della
signora Otis erano, si capisce, molto spiacevoli, ma ciò che lo rendeva
addirittura disperato era l'aver dovuto constatare di non essere stato capace
d'indossare la cotta di maglia. Aveva sperato che persino degli americani
moderni si sarebbero emozionati a vedere uno spettro in armatura, se non per
altro motivo, almeno per rispetto del loro poeta nazionale Longfellow, sulle cui
poesie così piene di grazia e di fascino egli stesso si era intenerito nelle
lunghe ore d'ozio, mentre i Canterville erano in città. Era la sua armatura,
per giunta: l'aveva indossata al torneo di Kenilworth, e ne era stato molto
complimentato niente di meno che dalla Regina Vergine in persona. Tuttavia, non
appena aveva tentato di mettersela, poc'anzi, il peso dell'enorme corazza e
dell'elmo d'acciaio lo aveva completamente sopraffatto, ed egli era caduto
pesantemente sul pavimento di pietra sbucciandosi le ginocchia e ammaccandosi
seriamente le nocche della mano destra.
Dopo questa disavventura si ammalò gravemente per diversi giorni e non abbandonò
la propria stanza se non per tenere in efficienza la macchia di sangue. Alla
fine però, a forza di curarsi, si ristabilì in salute e decise di compiere un
terzo tentativo per spaventare il ministro degli Stati Uniti e la sua famiglia.
Scelse il 17 di agosto, che cadeva di venerdì, per fare la sua comparsa, e passò
quasi l'intera giornata a rivedere il proprio guardaroba: la sua scelta cadde
finalmente su un grande cappello con la tesa all'ingiù ornato di una piuma
rossa, di un sudario sfrangiato ai polsi e al collo, e di una daga arrugginita.
Verso sera scoppiò un violento temporale accompagnato da pioggia, e il vento
era così furibondo che tutte le porte e le finestre del vecchio castello ne
tremavano con gemiti e scricchiolii paurosi. Era un tempo infernale, proprio
come piaceva a lui. Il suo piano d'azione era il seguente: sarebbe entrato piano
piano nella camera di Washington Otis, gli avrebbe borbottato parole sconnesse
dai piedi del letto, poi si sarebbe pugnalato per tre volte alla gola al suono
di una musica in sordina. Nutriva contro Washington un rancore particolare,
sapendo perfettamente che era lui a togliere ogni giorno la famosa macchia di
sangue dei Canterville, grazie a quel suo maledetto Detersivo Incomparabile
Pinkerton. Dopo aver ridotto in uno stato di terrore indicibile quel giovane
incosciente e scapestrato, sarebbe passato nella stanza occupata dal ministro
degli Stati Uniti e da sua moglie, dove avrebbe posato sulla fronte della
signora Otis una mano umidiccia, mentre avrebbe sibilato nelle orecchie del suo
tremebondo marito gli orrendi segreti della cappella mortuaria. In quanto alla
piccola Virginia, non aveva ancora deciso sul da farsi. In fondo ella non lo
aveva mai né offeso né insultato, ed era graziosa e gentile. Pochi gemiti
cavernosi dal guardaroba, pensò, sarebbero stati più che sufficienti, oppure,
se non fosse riuscito a svegliarla, le avrebbe grattato la trapunta del letto
con dita tremanti di paralisi. Ai gemelli, invece, era ben deciso a impartire
una lezione coi fiocchi. Per prima cosa, naturalmente, si sarebbe seduto sui
loro stomaci, in modo da provocare la sensazione soffocante dell'incubo. Poi,
dato che avevano i letti vicini, si sarebbe messo in mezzo assumendo l'aspetto
di un cadavere verde e freddo come il ghiaccio, finché quelli si fossero
sentiti immobilizzati dal terrore, e infine avrebbe gettato il sudario e si
sarebbe messo a strisciare per la stanza con ossa calcinate e un'unica pupilla
roteante, nella personificazione di "Daniele il Muto", ovvero "Lo
Scheletro del Suicida", role nel quale più di una volta era stato
di effetto strepitoso e che egli considerava in tutto e per tutto eguale alla
sua celebre creazione di "Martino il Maniaco", ovvero il "Mistero
Mascherato"...
..." Pochi giorni
dopo questi avvenimenti, Virginia e il suo ricciuto cavaliere uscirono a cavallo
sui prati di Brockley, dove la fanciulla si strappò così malamente la veste di
amazzone nel saltare una siepe che, di ritorno a casa, preferì passare dalla
scala di servizio per non essere veduta in quella guisa. Mentre attraversava di
corsa il vestibolo attiguo al salone delle tappezzerie, la cui porta era per
caso aperta, ebbe l'impressione di vedervi dentro qualcuno, e pensando si
trattasse della cameriera di sua madre, che qualche volta si metteva lì a
lavorare, affacciò la testa per chiederle di rattopparle il vestito. Ma con sua
immensa sorpresa si trattava invece del fantasma di Canterville in persona. Era
seduto accanto alla finestra, assorto nella contemplazione dell'oro consunto
degli alberi e della danza impazzita delle foglie rosse giù per il lungo viale.
Teneva la testa appoggiata a una mano e tutto il suo atteggiamento esprimeva uno
stato di depressione indicibile. Aveva un aspetto tanto misero e tanto mal
ridotto che la piccola Virginia, il cui primo impulso era stato di fuggire, si
sentì invadere da una profonda compassione e decise di cercar di confortarlo.
il passo della fanciulla era così leggero, e così greve era la malinconia
dello spettro, che questi non si accorse della sua presenza finché ella non gli
ebbe rivolta la parola.
"Mi spiace tanto per lei" incominciò Vírginia, "ma i miei
fratelli ritornano domani a Eton e perciò, se lei si comporterà
come si deve, nessuno la disturberà. "
"Comportarmi come si deve!" replicò il fantasma, volgendosi stupito a
guardare la graziosa fanciulla che aveva avuto il coraggio di parlargli.
"E' semplicemente ridicolo chiedermi una cosa simile! Io devo far risuonare
le mie catene, e mugolare attraverso i buchi delle serrature, e passeggiare di
notte per la casa, se è questo ciò a cui tu alludi. E' la mia unica ragione di
esistere."
"Non è affatto una buona ragione, e lei sa benissimo di essere stato molto
ma molto cattivo. Ce lo disse la signora Umney, proprio il giorno del nostro
arrivo, che lei ha assassinato sua moglie."
"Be', lo ammetto" rispose il fantasma con petulanza "ma si tratta
di una pura e semplice questione di famiglia che non riguarda nessun
altro."
"E un grave peccato ammazzare chicchessia" osservò Virginia, la quale
aveva a volte una dolce gravità puritana, ereditata forse da un suo lontano
antenato della Nuova Inghilterra.
"Oh, io non posso soffrire la severità a buon mercato dell'etica astratta.
Mia moglie era una donna bruttissima, non mi inamidava mai le ruches come
piaceva a me, e non capiva un'acca in fatto di cucina. Perbacco, avevo
preso un daino magnifico nella foresta di Hogley, un due anni superbo, e vuoi
sapere come me lo fece servire in tavola? Be', oramai la cosa non ha più
importanza, è passato tanto tempo da allora, e non trovo che sia stato molto
carino da parte dei suoi fratelli farmi morire di fame, anche se gli avevo
accoppata la sorella. "
"L'hanno fatta morire di fame, signor fantasma? Sir Simon, voglio dire.
Vuole mangiare qualcosa? Ho nella mia borsetta un panino imbottito. Posso
offrirglielo?"
"No, grazie, ormai non mangio più nulla; comunque è un gesto molto
gentile, il tuo, e tu sei immensamente più carina di tutto il resto della tua
orribile, villana, volgare. disonesta famiglia! "
"La smetta!" gridò Virginia, picchiando un piede per terra. "E'
lei, invece, maleducato, orribile e volgare! E in quanto a disonestà, lei sa
benissimo chi ha rubato tutti i colori della mia scatola di pittura per tener
lustra e forbita quella ridicola macchia di sangue sul pavimento della
biblioteca. Dapprincipio mi ha preso tutti i rossi, compreso il vermiglio, in
modo che non ho più potuto fare nessun tramonto, poi mi ha soffiato il verde
smeraldo e il giallo cromo, e alla fine non mi erano rimasti più che l'indaco e
il bianco di China, e non mi restava altro da fare che dipingere paesaggi al
chiaro di luna, che sono molto deprimenti da guardare e per giunta
difficilissimi da ritrarre. Io non l'ho mai sbugiardata davanti agli altri, però,
e ho sempre taciuto, benché fossi estremamente seccata, e trovassi la cosa
semplicemente assurda, perché infatti chi ha mai visto una macchia di sangue
color verde smeraldo?"
"A dire la verità" replicò il fantasma alquanto confuso, "Che
altro potevo fare? E' una cosa complicatissima, oggigiorno, trovare del sangue
vero, e dal momento che era stato tuo fratello Washington a incominciare con il
suo maledetto Detersivo Incomparabile, non vedo il motivo per cui non avrei
dovuto adoperare i tuoi colori. In quanto al colore, poi, è una pura questione
di gusto. Noi Canterville, per esempio, abbiamo sangue blu, il sangue più blu
di tutta l'Inghilterra, ma io lo so che a voi americani queste differenze di
tinta non interessano." ...
© Oscar Wilde |