Già da diverso tempo ero convinto che tosto o tardi saremmo stati costretti a ricorrere a questa tragica soluzione
e segretamente avevo deciso in cuor mio di patire mille
morti piuttosto che assoggettarmi a un così barbaro rimedio. Né la mia decisione era stata in alcun modo indebolita dalla terribile fame che mi tormentava.
Poiche Peters e Augustus non avevano inteso la proposta di Parker presi quest'ultimo in disparte e, pregando
mentalmente Iddio di concedermi la forza di dissuaderlo
dal suo spaventevole proposito, discussi a lungo con lui,
scongiurandolo in ogni modo, implorandolo in nome di
quanto aveva di più sacro, esortandolo con tutti gli argomenti suggeriti dall'estremità del caso a desistere dalla sua
idea senza più farne cenno coi compagni.
Ascoltò tutto ciò che gli dissi senza tentar di ribattere,
e già incominciavo a sperare di averlo persuaso; ma non
appena ebbi concluso mi rispose che si rendeva perfettamente conto della verità delle mie argomentazioni, e che
il dover ricorrere a un mezzo tanto drastico era l'alternativa più orrenda che mente d'uomo potesse contemplare.
Ma ormai aveva resistito al di là di ogni limite terreno;
era inutile che tutti perissimo allorché la morte di uno
solo poteva quasi sicuramente salvare i superstiti. Soggiunse quindi che mi risparmiassi la fatica d'insistere,
che tanto egli aveva preso la propria decisione ancor prima che avvistassimo il veliero; solo il vederlo sopraggiungere gli aveva impedito di manifestare prima il suo
proposito.
Tornai a pregarlo che se proprio non voleva a nessun
costo rinunciarvi, attendesse almeno un giorno ancora,
nella speranza che sopraggiungesse un'altra nave; e tornai
a esporgli tutti quei ragionamenti che mi parevano più atti a esercitare qualche influenza sulla sua natura d'uomo
rozzo. Per tutta risposta mi disse che aveva parlato solo
quando proprio aveva capito di non farcela più; che non
poteva seguitare a sopravvivere senza cibo di sorta e che
pertanto se avesse atteso un altro giorno sarebbe stato
troppo tardi, per quel che lo riguardava almeno.
Rendendomi conto che non potevo smuoverlo con le
buone assunsi a questo punto un tono diverso e gli ricordai come io avessi sofferto meno di tutti dei mali che ci
erano capitati; pertanto in quel momento le mie energie
erano migliori delle sue e di quelle di Peters e di Augustus; perciò ero in grado di usare la violenza pur di imporre la mia volontà, qualora fosse stato necessario; se
dunque si fosse ostinato a comunicare agli altri le sue intenzioni cannibalesche non avrei esitato a scaraventarlo in
mare. Non appena ebbi proferito queste parole mi si avventò alla gola, ed estraendo un coltello si provò più volte, ma invano, di colpirmi allo stomaco, gesto forsennato
che solo la debolezza estrema in cui si trovava gli impedì
di portare ad effetto. Dal canto mio, in un impeto irresistibile di collera lo spinsi verso la murata con la ferma intenzione di buttarlo in mare. Fu salvato all'ultimo istante
dall'intervento di Peters che sopraggiunse lesto a separarci, chiedendoci il motivo della nostra lite, motivo che
Parker si affrettò a rivelargli prima ch'io avessi il tempo
d'impedirglielo.
L'effetto prodotto dalle sue parole fu ancora più spaventoso di quanto io avessi preveduto. Sia Augustus che
Peters, i quali a quanto pare da tempo covavano lo stesso orrendo proposito espresso da Parker per primo, si
unirono tosto a lui, insistendo che fosse subito attuato.
lo avevo sperato che a uno almeno di loro due sarebbe
rimasta sufficiente forza d'animo per schierarsi dalla mia
nell'opporsi all'esecuzione di un disegno tanto mostruoso, perché ero certo che con l'aiuto o dell'uno o dell'altro avrei saputo impedirne il compimento. Deluso in
questa speranza mi era indispensabile badare alla mia incolumità, perché un'ulteriore resistenza da parte mia sarebbe stata sicuramente ritenuta da quegli uomini ridotti al colmo dell'esasperazione una scusa per rifiutarmi di
recitare la mia parte nella tragedia che tra poco si sarebbe svolta.
Dissi dunque che acconsentivo volentieri alla proposta; solo chiedevo circa un'ora di tempo per permettere
alla foschia che ci si era addensata intorno di diradarsi, caso mai fosse nuovamente apparso il veliero che avevamo
scorto poco prima. A stento ottenni dai miei compagni il
breve differimento richiesto. Come avevo previsto {si stava rapidamente levando una forte brezza) la nebbia si dileguò entro l'ora, ma, non scorgendo alcuna nave, ci preparammo a tirare a sorte.
È con la più grande riluttanza che mi accingo a descrivere l'orrenda scena che seguì; scena che nei suoi più minuti particolari nessun avvenimento successivo ha più potuto cancellare sia pure debolmente dalla mia memoria e
il cui ricordo terribile amareggerà per sempre ogni istante
della mia vita. Mi sia concesso di sorvolare su questa parte del racconto con tutta la rapidità consentita dalla natura degli avvenimenti di cui dovrò parlare. Il solo mezzo
per mettere in atto l'abominevole partita a dadi, nella
quale ognuno di noi doveva decidere della propria sorte,
non poteva essere che il sistema delle pagliuzze. Servirono
a questo scopo alcune piccole schegge di legno e fu convenuto che sarei stato io a tenerle. Mi ritirai a un'estremità
della nave, mentre i miei disgraziati compagni si mettevano in silenzio dall'altra dandomi di spalle. Il momento più
spaventoso da me passato nel corso di questo dramma orribile fu mentre ero così occupato a disporre le sorti. Sono poche le situazioni in cui un uomo non senta un
profondo desiderio di conservazione, desiderio che tanto
più cresce quanto più fragile è il filo che lo tiene legato alla vita.
Ma ora che l'orrore truce, irrevocabile, muto della bisogna nella quale ero impegnato {tanto diversa dai tumultuosi pericoli della tempesta o dal graduale, lento approssimarsi dello spettro della fame) mi consentiva di riflettere sulla scarsissima probabilità che avevo di sfuggire alla i
più spaventosa delle morti {in quanto morte per la più
bassa delle necessità), ogni particella di quell'energia che
per tanto tempo mi aveva sorretto si dileguò come volano
via leggere le piume dinanzi al vento, lasciandomi preda
imbelle del più abietto, del più miserevole terrore. A tutta prima non fui neppure in grado di spezzare e mettere
insieme le minuscole schegge, che le dita si rifiutavano
nel modo più assoluto di ubbidirmi, mentre un tremito
violentissimo mi scuoteva le ginocchia. Immaginai mille
inattuabili espedienti per sottrarmi a quel gioco orrendo.
Mi vedevo cadere in ginocchio davanti ai compagni, supplicandoli di risparmiarmi, oppure nell'atto di balzar loro
addosso e ucciderne uno, rendendo così inutile l'estrazione a sorte... insomma, mi si affacciarono alla mente le idee
più pazze, pur di non portare a termine il compito che mi
era stato assegnato. Finalmente, dopo essermi perduto
per un pezzo in siffatti vaneggiamenti da mentecatto, fui
richiamato alla realtà dalla voce di Parker che mi spronava a toglierli al più presto dalla terribile angoscia che li divorava. Ma neppure allora seppi decidermi a metter subito insieme le schegge, seguitando invece ad arzigogolare
ogni sorta di stratagemmi per indurre uno dei miei compagni d'agonia a estrarre la pagliuzza più corta, poiché
era stato convenuto che sarebbe stato sacrificato per la
salvezza degli altri tre quello di noi che avesse estratto
dalla mia mano la più piccola delle quattro schegge. Prima di condannarmi per questa apparente mancanza di
umanità bisognerebbe essersi trovati in una situazione
analoga alla mia.
Alla fine non mi fu più possibile tergiversare e col cuore che quasi mi scoppiava nel petto avanzai verso il castello di prua dove attendevano i miei compagni. Tesi la mano; Peters tirò per primo, e fu libero... La sua almeno non
era la più corta, cosicché ora le mie probabilità di salvezza diminuivano. Raccolsi tutto il poco coraggio che mi restava e passai le Sorti ad Augustus. Anch'egli tirò senza
esitare, e anch'egli si trovò libero; adesso, ch'io vivessi o
morissi le probabilità erano esattamente pari. In quell'istante m'invase il petto tutta la furia sanguinaria di una tigre e sentii per Parker, povero essere umano come me, l'odio più intenso, più ferocemente diabolico. Fu però un
sentimento di breve durata; poi, con un fremito convulso,
chiudendo gli occhi, gli porsi le ultime due schegge rimaste. Passarono almeno cinque minuti prima ch'egli si decidesse a tirare, e in quella pausa d'inenarrabile incertezza stetti sempre così, a occhi chiusi. Alla fine mi sentii rapidamente strappare di mano una scheggia. Dunque la
sorte era stata tratta, ma ancora non sapevo se pro o contro di me. Nessuno parlava, ne io osavo guardare il pezzetto di legno che mi era rimasto in mano. Alla fine Peters
mi toccò un braccio, costringendomi ad aprire gli occhi.
Immediatamente compresi dall'espressione di Parker che
io ero salvo e lui condannato. Anelante, caddi sul ponte
privo di sensi.
Rinvenni giusto in tempo per assistere al consumarsi
della tragedia proprio col sacrificio di colui che ne era stato l'artefice principale. Non oppose alcuna resistenza e
pugnalato alla schiena da Peters cadde morto sul colpo.
Preferisco non indugiare sull'orribile pasto che subito seguì. Vi sono cose che si possono immaginare ma che le parole non hanno l'efficacia di esprimere, non riuscendo a
rendere adeguatamente l'orrore indicibile della realtà.
Dirò solo che dopo aver placato un poco la rabbiosa sete
che ci divorava col sangue della vittima e averle di comune accordo mozzato le mani, i piedi e il capo che gettammo insieme alle viscere in mare, divorammo il resto del
corpo pezzo per pezzo durante i quattro incancellabili
giorni di quel terribile mese, e precisamente il diciassette,
il diciotto, il diciannove e il venti.
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