| Da "Poemas de Alberto Caeiro" di Fernando Pessoa, 1946 |
XXXSe si vuole che abbia un misticismo, ebbene,
ce l'ho.
Sono mistico, però solo col corpo.
La mia anima è semplice e non pensa.
Il mio misticisrno è non voler sapere.
E' vivere e non pensarci.
Non so cosa sia la Natura: la canto.
Vivo in cima ad un colle
in una casa irnbiancata e solitaria,
e questa è la mia definizione
XLIV
Mi sveglio di notte all'irnprovviso,
e il mio orologio occupa Ia notte intera.
Non sento la Natura di fuori.
La mia camera è una cosa buia con pareti
vagamente bianche.
C'è una quiete fuori come se niente esistesse.
Solo l'orologio va avanti col suo rumore.
E questo mucchietto d'ingranaggi che sta sul
comodino
cancella tutta l'esistenza della terra e del cielo...
Quasi mi smarrisco a pensare cosa ciò significa,
ma mi trattengo, e sento che sorrido con gli angoli
della bocca nella notte,
poiché l'unica cosa che il mio orologio simboleggia o
significa,
riempiendo la notte enorme con la sua piccolezza,
è la curiosa sensazione che riempia la notte enorme
con la sua piccolezza...
XLIX
Rientro e chiudo la finestra.
Mi portano il lume e mi danno la buona notte.
E la mia voce allegra dà la buona notte.
Magari la mia vita fosse sempre questo:
il giorno pieno di sole, o addolcito dalla pioggia,
o tempestoso come se finisse il Mondo,
la sera mite e la gente che passa
guardata con interesse dalla finestra,
l'ultimo sguardo amico alla quiete delle piante,
e poi, chiusa la finestra, il lume acceso,
senza leggere niente, senza pensare a niente, senza
neanche dormire,
sentire la vita scorrere in me come un fiume nel suo letto.
E fuori un grande silenzio, come un dio che dorme.
© Fernando Pessoa 1946