| Da "La retorica delle puttane" di Ferrante Pallavicino |
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Viveva in città riguardevole una bellissima
giovane, obbligata dalla povertà dei genitori a prolungato isolamento e
comunque le veniva impedito di uscire di casa dalla scarsezza delle vesti e di
altri ornamenti opportuni alla sua condizione. Aveva il padre di lei più di
nobiltà che di ricchezze, e, in riscontro di numerosa prole, godeva pochissime
rendite. Ciascuno di quella famiglia era avvezzo a sbadigliare più per fame che
per sonno, e bene era farsi sovente il segno della croce, affinché non entrasse
nel loro corpo il diavolo, come in una casa abitualmente vuota. Le rivoluzioni
accennate dai filosofi in occasione di vacuo, contro di cui si sconvolgerebbe la
natura con la inversione del tutto, era provata frequentemente da quei
miserabili, che nel ventre vuoto sentivano gli effetti di tale stravagante
bisbiglio e di straordinaria confusione. I maschi studiavano.con diversi modi di rimediare all'inconveniente; ma la nominata fanciulla, che era unica in ragione di prole femminile, per lo più non aveva con che nutrirsi, molto meno con che abbigliarsi. Desiderava di saziare l'appetito meglio che di piacere agli uomini, né si curava di comparire lasciva e bizzarra, mentre era quasi sempre affamata. A questi patimenti si aggiungeva la mortificazione dello stare continuamente racchiusa, privata di quei passatempi che nel vagare qua e là, o in dilettevoli conversazioni, le donzelle ancora possono onestamente godersi. Un giorno principalmente, in cui ricorreva pubblica festa solita celebrarsi nella città, restò sola in casa, non senza molto rammarico, obbligata a riflettere circa il suo miserabile stato. Affacciatasi ad una finestra, che aveva la protezione di una serrata affinché non fosse assalita dagli sguardi altrui, accrebbe il suo cordoglio mentre scorgeva anche le più vili donnicciole incamminate a piaceri per i quali sortivano tutte liete le sue soddisfazioni. Avvertiva al confronto le proprie sciagure molto maggiori per essere più nobile la sua origine, e quindi malediceva quelle prerogative di stima che allora le riuscivano di pregiudizio. Mentre si tormentava dolorosamente per simile considerazione, picchiò alla porta della sua casa una vecchia mendica che chiedeva elemosina. Stimò la giovine esser opportuna l'occasione di ristorarsi un poco con le ciance, o vogliamo dire chiacchiere, che sono il quinto elemento con cui si mantiene la femmina. L'introdusse, dunque, e con un tozzo pane, avanzato non già alla sazietà della fame ma a una mesta nausea, pagò il trattenimento dei di lei discorsi. In questi s'insinuò volentieri la vecchia, compassionando con affettuose dimostrazioni l'infelicità della fanciulla, costretta a vivere isolata e privata d'ogni consolazione del mondo, mentre nel fiore degli anni doveva in campo aperto gustare le dolcezze che instilla amore, e diluvia dal ciclo per diletto della gioventù. Tanto maggiormente affezionatasi a lei, l'altra, nello scorgerla sua parziale e interessata nelle proprie passioni, diede sfogo a sentimenti dolorosi dell'animo, che, con molto affanno l'angustiavano. Dichiarò la sua disperazione poiché temeva il protrarsi di quel misero stato, perché non aveva dote per essere maritata, né aveva genio al monacarsi, e anche avendo tale inclinazione non aveva di che soddisfare l'avarizia riscontrabile ora nei personaggi ecclesiastici e dentro i chiostri. Diceva che nell'avanzare dell'età si avvantaggiava anche nella cognizione del mondo,.e si affliggeva per la inabilità al goderlo; il prurito della cupidigia già le additava quali fossero i piaceri terreni che portavano sembianze di delizie di paradiso: era bensì tanto maggiore l'affanno nella impossibilità di gustare ciò che necessariamente doveva appetire. Concludeva insomma d'eleggersi volontaria morte piuttosto che una perpetua prigionia quale era la sua, senza permissione d'uscire fuori da quelle mura, che costituivano un sepolcro non meno per la sua vita che per le sue contentezze. Seguirono alle parole le lacrime, di modo che era maggiormente commiserata dalla mendica, la quale propose la forma d'una deliziosa libertà per sciogliere il nodo di tanti suoi travagli. Con bellissimi termini mascherati con decoro, la persuase a intraprendere il mestiere di puttana, non essendoci altro espediente con cui potesse partecipare ai piaceri del mondo. Intese la giovane, già nella scuola del bisogno addottrinata per conoscere questo quasi l'unico rimedio alle sue disgrazie; non le dispiacque il partito, anzi, tanto le riuscì gradito che l'altra, nel riconoscerla capace di questi sensi, rinforzò le sue persuasioni. Esagerò la felicità di questo esercizio, in guisa che vivono le puttane con lusso maggiore che le dame più grandi:" Abbondano per esse i più apprezzabili diletti nelle bevande e nei cibi e in qualunque comodità con le quali si allietano le condizioni mortali del vivere umano; affluisce copioso nelle loro case l'oro, e, quasi come nei templi, ciascuno offre particolari doni che accumulano a taluna inestimabili ricchezze. La qualità d'un libero stato, e la prospettiva dei piaceri mondani, rendono così desiderabile questa professione che ogni donna dovrebbe stabilire in quella almeno le prime mosse delle sue fortune. La gioventù per certo dovrebbe consumarsi in un abisso di tale prosperità, quali apportano moltiplicati idolatri e amanti, onde si aggiunge al gusto anche l'utilità prescritta che ha per meta l'interesse. Si dissipi con un solo marito una bellezza sfiorita, la quale, decadendo davanti ad una vaga primavera per avanzarsi a meno grata stagione, perde la molteplicità dei seguaci. Se a paragone delle stagioni del mondo dobbiamo regolare quelle della nostra vita, goda pure la femmina in gioventù l'età dell'oro, con la libertà che in essa è costume , variando a capriccio amanti, né obbligandosi a legame alcuno per assecondare il suo particolare gradimento; non manca tempo d'imitare con pudici costumi la purità dell'argento, e anche di provare i rigori del ferro sotto la verga dell'austero comando di un solo uomo ". Così diceva la vecchia e con tale efficacia che la fanciulla precipitò dalla sua parte, ricusando il sostegno della reputazione e dell'onestà. Fu sospeso l'ultimo assenso dal figurarsi grande la difficoltà per avere successo in questo mestiere, quando anche ne riuscisse con proficua perfezione. Non avendo notizia di altro mondo che delle piccole stanze di casa sua, né di altri uomini che del padre e dei fratelli, esercitati dai travagli più che avvezzi ai passatempi, stimava impossibile il sortire buon esito in un esercizio nel quale deve la donna essere molto scaltra, e avere un abito di consuetudine intessuto con le più sottili frodi e ingannevoli lusinghe. Propose alla sua nuova maestra questa difficoltà, che la tratteneva dal condiscendere alla sua opinione. Quindi ella prese motivo di così favellare: " Figliuola, che tale vi chiamo per l'affetto con il quale ha immesso in me questa nuova conoscenza un desiderio insaziabile di aiutarvi a realizzare la vostra felicità, mi offro io di darvi gli insegnamenti necessari, e imbevervi delle forme migliori con le quali diverrete principalmente famosa in quest'arte. Se avrò l'opportunità di parlare con voi in diversi giorni alcune poche ore, vi mostrerò la più vera retorica delle puttane, conformata a quella che si legge nelle scuole, tratta dal naturale dell'animo, il quale, essendo dotato di discorso, vanta insieme quelle proprietà che sono necessarie a renderla efficace. Né stupitevi che sotto apparenze così mendiche io nasconda la virtù di tanta dottrina, impressa in me non meno con buona teoria che con una infallibile pratica: fui puttana anch'io, nella mia gioventù, e con l'esercizio delle più vivaci e bizzarre maniere mi diedi ancora allo studio di belle lettere. Incontrai le perfezioni del mestiere con tanto valore, che fui arruolata tra quelle di maggiore stima, in ricchezze e in un grazioso trattare, se non in una riguardevole beltà. Serve questa memoria a mio maggiore tormento, e questa è la pena dovuta alla poca osservanza delle regole convenevoli: non seppi fermarmi nella retorica, volendo trapassare alla filosofia e fermarmi troppo su principi naturali, a compiacimento della mia natura. M'innamorai di uno scapestrato, con cui prendendomi ingordamente i piaceri desiderati trascorsi allo studiare materie di cielo, per praticare delizie che raffiguravo di paradiso. Mi inoltrai nei libri della degenerazione e della corruzione, e finalmente, sviscerandomi per dargli l'anima, passai agli astratti della metafisica, restando una pura chimera dopo aver dissipate tutte le ricchezze, e indotta per forza alle speculazioni teologiche, nella necessità di andare con la corona in mano a mendicare nelle chiese accettando il pane per amore di Dio. A così miserabile condizione sono giunta perché non seppi fermarmi sulla retorica, vale a dire sugli artifici; e state certa che chi si avvantaggia si perde. Io che passeggiavo altera, con superbe vesti, in un palazzo munito di preziosi addobbi contro gli assalti del disprezzo, attribuisco a eccezionale fortuna questi abiti, reliquie d'una miserabile povertà, e l'alloggio dentro un ospitale. L'esperienza, dunque, dei miei errori autenticherà maggiormente la verità dei miei insegnamenti, e mentre avrete i dogmi per correggerli opportunamente, avrete anche certo la possibilità di evitare lo scoglio in cui s'è infranta la mia grandezza. Fate tesoro della retorica che da me vi sarà spiegata, e guardandovi dal dimenticarla fonderete l'esito d'una smisurata felicità. Osservo in voi buona disposizione a questa scienza, di modo che intraprendo tanto più volentieri l'impiego di addottrinarvi. " Con grandissima sua soddisfazione la giovane accettò queste promesse, e già, pareva che molto bene avesse alla mano la grammatica, necessaria introduzione a questa retorica, offrendosi al far ottimamente le concordanze, al congiungere il nome con il verbo, e al variare i casi e le declinazioni conforme il tema proposto. Fu di suo gradimento insomma di assoggettarsi alla disciplina dell'altra, tanto che assegnò i giorni nei quali era solita di godere simile comodità, non avendo alcun disturbo in casa. In conformità dell'appuntamento venne più volte la maestra, e restrinse la sua retorica nelle seguenti lezioni. © Ferrante Pallavicino |