... «Perdoni», disse il pittore quando ritornò da K. che si
era appena voltato verso la porta; aveva lasciato completamente al pittore la decisione se e come prenderlo sotto la
sua protezione. Non fece alcun movimento neanche adesso
che il pittore si piegava su di lui e, per non essere sentito
da fuori, gli sussurrava in un orecchio: «Anche queste ragazze appartengono al tribunale». «Come?», chiese K., abbassando la testa da un lato e guardando il pittore. Questi
tornò a sedersi sulla sua sedia e disse un po' per scherzo,
un po' come spiegazione: «Tutto appartiene al tribunale».
«Questo non l'avevo ancora notato», disse corto K., la riflessione generale del pittore toglieva all'osservazione sulle ragazze tutto il carattere inquietante. Nonostante ciò, K. guardò per un lungo momento in direzione della porta, dietro la I
quale ora le ragazze tacevano sedute sui gradini. Soltanto
una faceva passare un filo di paglia attraverso una fenditura
tra le tavole e lo spostava lentamente su e giù.
«Lei sembra non avere ancora una visione complessiva
del tribunale», disse il pittore, aveva divaricato le gambe
e batteva con la punta dei piedi sul pavimento. «Ma dal
momento che è innocente, non le sarà necessario. lo da
solo la farò venire fuori.» «In che modo?», chiese K., «se
proprio lei ha detto poco fa che il tribunale è assolutamente
insensibile alle prove.». «Insensibile solo alle prove che si
producono in tribunale», disse il pittore alzando l'indice come se K. non cogliesse una sottile differenza. «Le cose stanno altrimenti quando si tenta qualcosa a questo riguardo
aggirando il tribunale ufficiale, nei corridoi, oppure per
esempio anche qui, nello studio.» Ciò che il pittore stava
dicendo adesso non sembrava a K. più tanto incredibile, anzi
sembrava essere in un certo accordo con quanto aveva sentito
anche da altre persone. Anzi, era persino promettente. Se
era davvero tanto facile pilotare i giudici mediante i rapporti
personali, come aveva spiegato l'avvocato, allora le relazioni
del pittore con quei giudici vanitosi erano particolarmente
importanti, in ogni caso certamente da non disprezzare. Così
il pittore si aggiungeva molto bene alla cerchia di sostegni
che K. un po' alla volta raccoglieva intorno a se. Una volta
in banca era stata elogiata la sua capacità organizzativa,
ora che era lasciato solo a se stesso, si presentava una buona
occasione per metterla alla prova davvero. Il pittore notò
l'effetto che la sua spiegazione aveva fatto su K. e quindi
disse con una certa apprensione: «La sorprende che parli
quasi come un giurista? È il costante contatto con i signori
del tribunale che mi ha influenzato. Naturalmente questo
mi procura un grande vantaggio, ma l'ispirazione artistica
ne risente notevolmente». «Come è entrato in contatto per
la prima volta con i giudici?», chiese K., voleva guadagnarsi
ora la fiducia del pittore prima di prenderlo senz'altro ai
suoi servizi. «È stato molto facile», disse il pittore, «ho
ereditato questo rapporto. Già mio padre era pittore del tribunale. È un impiego che si eredita sempre. Non si può
utilizzare gente nuova per questo compito. Infatti per dipingere i diversi gradi gerarchici sono date delle regole così
diverse, varie e soprattutto segrete, che in generale sono conosciute solo da alcune famiglie. Lì nel cassetto, per esempio, ho gli schizzi di mio padre che non mostro a nessuno.
Ma solo chi li conosce è autorizzato a ritrarre i giudici.
Ad ogni modo, anche se li perdessi, mi resterebbero in testa
ancora tante di quelle regole che nessuno potrebbe contendermi il mio impiego. Inoltre ogni giudice vuole essere ritratto
così come i vecchi, grandi giudici furono ritratti, e questo
lo posso fare solo io.» «È una cosa invidiabile», disse K.
pensando al suo, lavoro in banca. «Il suo posto è allora
intoccabile?» «Sì, intoccabile», disse il pittore alzando orgogliosamente le spalle. «Perciò posso anche permettermi di
aiutare qualche volta un pover'uomo che ha un processo.»
«E come fa?», chiese K. come se non fosse lui quello che
il pittore aveva appena chiamato un pover'uomo. Il pittore
però non si lasciò sviare, ma disse: «Nel suo caso per esempio, dal momento che è perfettamente innocente, interverrò
in questo modo». L'accenno ripetuto alla sua innocenza
già si faceva fastidioso per K. Gli pareva ogni tanto che
il pittore facendo tali osservazioni ponesse come presupposto
del suo intervento, che naturalmente proprio per questo vacillava, un buon esito del processo. Nonostante questi dubbi,
però, K. si dominò e non interruppe il pittore. Non voleva
rinunciare all'aiuto del pittore, di questo era convinto, inoltre
questo aiuto non gli sembrava certo più problematico di
quello dell'avvocato. K. 10 preferiva rispetto a quell'altro, perché gli veniva offerto con maggiore ingenuità e maggiore
sincerità.
Il pittore aveva spostato la sedia più vicino al letto e proseguì con voce smorzata: «Ho dimenticato di chiederle per
prima cosa quale tipo di scagionamento desidera. Ci sono
tre possibilità, cioè l'assoluzione effettiva, l'assoluzione fittizia e il differimento. L'assoluzione effettiva è naturalmente
la migliore, solo che io non ho nessuna influenza su questo
tipo di soluzione. Non c'è, secondo me, nessuno che individualmente abbia influenza per l'assoluzione effettiva. Evidentemente qui è decisiva solo l'innocenza dell'imputato.
poiché lei è innocente sarebbe di fatto possibile che lei si
affidasse solo alla sua innocenza, allora però non avrebbe
bisogno ne di me, ne dell'aiuto di chiunque altro».
Questa esposizione ordinata sbalordì in principio K., ma
poi disse a voce bassa, come il pittore: «Credo che lei si
contraddica». «Come sarebbe?», chiese il pittore impaziente
piegandosi all'indietro sorridendo. Questo sorriso diede a K.
la sensazione di dover adesso scoprire contraddizioni non
tanto nelle parole del pittore, quanto piuttosto nella stessa
procedura giudiziaria. Nonostante ciò non si tirò dietro e
disse: «Prima ha fatto l'osservazione che il tribunale è insensibile alle prove, poi ha circoscritto questa limitazione al
tribunale ufficiale e ora dice addirittura che all'innocente
non occorre nessun tipo di aiuto davanti al tribunale. Ne
viene subito una contraddizione. Inoltre sempre prima ha
detto che si possono influenzare i giudici a livello personale,
mentre adesso mette in dubbio che la assoluzione effettiva,
come la chiama lei, sia mai ottenibile mediante rapporti personali. Ne scaturisce una seconda contraddizione». «Queste
contraddizioni sono facili da spiegare », disse il pittore. «Qui
si parla di due cose diverse, di ciò che sta nella legge e
di ciò che io ho imparato personalmente. Nella legge, che
per altro non ho letto, da un Iato sta naturalmente che l'innocente viene assolto, ma dall'altro lato non viene detto che
i giudici possono essere influenzati. Ora, però, ho imparato
proprio il contrario. Non sono a conoscenza di alcuna assoluzione effettiva mentre conosco bene la possibilità di influenzare i giudici. Ovviamente è possibile che in tutti i casi
a me noti non ci fosse nessun innocente. Ma non è inverosimile? In tanti casi neanche un solo innocente? Già da bambino ascoltavo attentamente mio padre quando a casa parlava
dei processi, anche i giudici che venivano nel suo studio
parlavano del tribunale, nel nostro giro in generale non si
parla d'altro; appena ebbi la possibilità di andare in tribunale, ogni volta ne profittavo, ho seguito innumerevoli processi
nelle fasi più importanti, per quel tanto che sono visibili
e -lo devo ammettere -non si è mai verificata una sola
assoluzione effettiva.» «Nemmeno una assoluzione allora»,
disse K., come se parlasse a se stesso e alle sue speranze.
«Questo però conferma l'opinione che già ho del tribunale.
Anche sotto questo punto di vista non ha senso. Un solo
boia potrebbe prendere il posto di tutto il tribunale.» «Non
deve generalizzare», disse il pittore dispiaciuto, «io ho parlato soltanto delle mie esperienze.» «Tuttavia è sufficiente»,
disse K., «o negli ultimi tempi è venuto a conoscenza di
qualche assoluzione?» «Assoluzioni del genere», rispose il
pittore «devono esserci state in ogni caso. Solo che è molto
difficile stabilirlo. Le decisioni finali del tribunale non vengono rese pubbliche, neanche i giudici vi possono accedere,
di conseguenza sui casi giudizi ari del passato si conservano
solo delle leggende. Per altro queste contengono addirittura
per la maggior parte assoluzioni effettive, vi si può credere,
ma non sono dimostrabili. Nonostante questo, non si possono ignorare completamente, contengono di sicuro una certa
verità, inoltre sono molto belle, io stesso ho dipinto alcuni
quadri che hanno per tema queste leggende.» «Delle semplici
leggende non modificano la mia opinione», disse K., «ci
si può appellare a queste leggende anche davanti al tribunale?» Il pittore rise. «No, questo non si può», disse. «Allora
è inutile parlarne», disse K. che voleva accettare tutte le
opinioni del pittore, anche se le considerava inverosimili e
contraddicevano altre informazioni. Adesso non aveva tempo
di mettere alla prova o respingere assolutamente la verità
di tutto quello che diceva il pittore, avrebbe già ottenuto
moltissimo se lo avesse convinto ad aiutarlo in qualche modo, anche se non decisivo. Per questa ragione disse: «Mettiamo dunque da parte l'assoluzione effettiva; lei però accennava anche ad altre due possibilità». «L'assoluzione fittizia
e il differimento. Solo di queste si può trattare», disse il
pittore. «Ma non vuole togliersi la giacca prima che ne parliamo? Fa molto caldo per lei.» «Si», disse K., che fino
a quel momento non aveva prestato attenzione che alle spiegazioni del pittore, ma ora,
poiché gli era stato ricordato
il calore, si accorse di grondare di sudore dalla fronte.
«È quasi intollerabile.» Il pittore annuì come se capisse molto bene l'imbarazzo di K. «Non si potrebbe aprire la finestra?», chiese K. «No», disse il pittore. «È solo una vetrata
tenuta ferma, non si può aprire.» Solo allora si rese conto
che per tutto il tempo aveva sperato che improvvisamente
o il pittore o lui avessero aperto la finestra. Era disposto
anche a respirare la nebbia a bocca aperta. La sensazione
di essere lì completamente separato dall'aria gli diede le vertigini. Batte lievemente con la mano sul piumino vicino a
se e disse con voce debole: «Ciò è scomodo e malsano».
«Oh, no», disse il pittore a difesa della sua finestra, «proprio
per il fatto che non può essere aperta, anche se è una vetrata
sottile, qui il caldo viene trattenuto meglio che con una finestra doppia. Tuttavia se voglio arieggiare, cosa che non è
molto necessaria perché attraverso le fenditure delle tavole
entra aria dappertutto, posso aprire una delle porte o persino
entrambe.» K. un po' rincuorato da questa spiegazione, si
guardò attorno per trovare la seconda porta. Il pittore lo
notò e disse: «È dietro di lei, l'ho dovuta ostruire con il
letto». Solo allora K. vide la piccola porta nella parete.
«Certo qui è tutto troppo piccolo per uno studio», disse
il pittore quasi volesse prevenire un biasimo di K., «mi sono
dovuto arrangiare alla meglio. Ovviamente il letto davanti
alla porta sta in una posizione molto infelice. Il giudice
che sto dipingendo adesso, per esempio, entra sempre dalla
porta dietro il letto e io gli ho anche dato una chiave di
quella porta affinché quando non sono in casa, possa aspettarmi qui nello studio. Ora però, di solito viene la mattina
presto mentre dormo ancora. Naturalmente vengo sempre
strappato dal sonno più profondo quando si apre la porta
vicino al letto. Perderebbe ogni rispetto per i giudici se sentisse le maledizioni con cui lo ricevo quando passa sopra
il mio letto la mattina. Potrei togliergli la chiave, ma in
questo modo sarebbe peggio. Qui tutte le porte si possono
scardinare con il minimo sforzo.» Durante tutto questo discorso K. rifletteva se doveva togliersi la giacca, ma alla
fine si rese conto che se non lo faceva non sarebbe stato
in grado di rimanere lì ancora a lungo, perciò si levò la
giacca, ma la poggiò sulle ginocchia per poterla indossare
quando la conversazione fosse finita. Come si tolse la giacca,
una delle ragazze gridò; «Si è tolta la giacca!» e si sentì
come tutte premevano verso le fenditure per guardare lo spettacolo. «Le ragazze credono proprio», disse il pittore, «che
io la dipingerò e che lei si spogli per questa ragione.» «Già»,
disse K., poco divertito perché non si sentiva molto meglio
di prima, sebbene in maniche di camicia. Quasi burbero
chiese: «Come le ha chiamate le altre due possibilità?» Aveva
dimenticato nuovamente le definizioni. «L'assoluzione fittizia
e il differimento», disse il pittore. «Sta a lei quale delle
due scegliere. Entrambe sono alla portata del mio aiuto, naturalmente non senza sforzi, la differenza in questo caso
è che l'assoluzione fittizia richiede uno sforzo limitato nel
tempo, mentre il differimento uno sforzo più ridotto ma
duraturo. Prima di tutto vediamo la assoluzione fittizia. Se
dovesse preferire questa io allora scriverò su di un foglio
di carta una attestazione della sua innocenza. Il testo per
una attestazione del genere mi è stato tramandato da mio
padre ed è assolutamente inoppugnabile. Con questa attestazione poi faccio un sondaggio tra i giudici che conosco.
Comincio allora col sottoporre l'attestazione al giudice che
sto dipingendo adesso, stasera stessa, quando viene per la
seduta. Gli presento l'attestazione, gli spiego che lei è innocente e mi faccio garante della sua innocenza. Questa garanzia però non è semplicemente esteriore, ma effettiva, vincolante.» Nello sguardo del pittore c'era come un rimprovero,
quasi che K. volesse imporgli il peso di una tale garanzia. ...
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