Da "Il processo" di Franz Kafka


... «Perdoni», disse il pittore quando ritornò da K. che si era appena voltato verso la porta; aveva lasciato completamente al pittore la decisione se e come prenderlo sotto la sua protezione. Non fece alcun movimento neanche adesso che il pittore si piegava su di lui e, per non essere sentito da fuori, gli sussurrava in un orecchio: «Anche queste ragazze appartengono al tribunale». «Come?», chiese K., abbassando la testa da un lato e guardando il pittore. Questi tornò a sedersi sulla sua sedia e disse un po' per scherzo, un po' come spiegazione: «Tutto appartiene al tribunale». «Questo non l'avevo ancora notato», disse corto K., la riflessione generale del pittore toglieva all'osservazione sulle ragazze tutto il carattere inquietante. Nonostante ciò, K. guardò per un lungo momento in direzione della porta, dietro la I quale ora le ragazze tacevano sedute sui gradini. Soltanto una faceva passare un filo di paglia attraverso una fenditura tra le tavole e lo spostava lentamente su e giù.
«Lei sembra non avere ancora una visione complessiva del tribunale», disse il pittore, aveva divaricato le gambe e batteva con la punta dei piedi sul pavimento. «Ma dal momento che è innocente, non le sarà necessario. lo da solo la farò venire fuori.» «In che modo?», chiese K., «se proprio lei ha detto poco fa che il tribunale è assolutamente insensibile alle prove.». «Insensibile solo alle prove che si producono in tribunale», disse il pittore alzando l'indice come se K. non cogliesse una sottile differenza. «Le cose stanno altrimenti quando si tenta qualcosa a questo riguardo aggirando il tribunale ufficiale, nei corridoi, oppure per esempio anche qui, nello studio.» Ciò che il pittore stava dicendo adesso non sembrava a K. più tanto incredibile, anzi sembrava essere in un certo accordo con quanto aveva sentito anche da altre persone. Anzi, era persino promettente. Se era davvero tanto facile pilotare i giudici mediante i rapporti personali, come aveva spiegato l'avvocato, allora le relazioni del pittore con quei giudici vanitosi erano particolarmente importanti, in ogni caso certamente da non disprezzare. Così il pittore si aggiungeva molto bene alla cerchia di sostegni che K. un po' alla volta raccoglieva intorno a se. Una volta in banca era stata elogiata la sua capacità organizzativa, ora che era lasciato solo a se stesso, si presentava una buona occasione per metterla alla prova davvero. Il pittore notò l'effetto che la sua spiegazione aveva fatto su K. e quindi disse con una certa apprensione: «La sorprende che parli quasi come un giurista? È il costante contatto con i signori del tribunale che mi ha influenzato. Naturalmente questo mi procura un grande vantaggio, ma l'ispirazione artistica ne risente notevolmente». «Come è entrato in contatto per la prima volta con i giudici?», chiese K., voleva guadagnarsi ora la fiducia del pittore prima di prenderlo senz'altro ai suoi servizi. «È stato molto facile», disse il pittore, «ho ereditato questo rapporto. Già mio padre era pittore del tribunale. È un impiego che si eredita sempre. Non si può utilizzare gente nuova per questo compito. Infatti per dipingere i diversi gradi gerarchici sono date delle regole così diverse, varie e soprattutto segrete, che in generale sono conosciute solo da alcune famiglie. Lì nel cassetto, per esempio, ho gli schizzi di mio padre che non mostro a nessuno. Ma solo chi li conosce è autorizzato a ritrarre i giudici. Ad ogni modo, anche se li perdessi, mi resterebbero in testa ancora tante di quelle regole che nessuno potrebbe contendermi il mio impiego. Inoltre ogni giudice vuole essere ritratto così come i vecchi, grandi giudici furono ritratti, e questo lo posso fare solo io.» «È una cosa invidiabile», disse K. pensando al suo, lavoro in banca. «Il suo posto è allora intoccabile?» «Sì, intoccabile», disse il pittore alzando orgogliosamente le spalle. «Perciò posso anche permettermi di aiutare qualche volta un pover'uomo che ha un processo.» «E come fa?», chiese K. come se non fosse lui quello che il pittore aveva appena chiamato un pover'uomo. Il pittore però non si lasciò sviare, ma disse: «Nel suo caso per esempio, dal momento che è perfettamente innocente, interverrò in questo modo». L'accenno ripetuto alla sua innocenza già si faceva fastidioso per K. Gli pareva ogni tanto che il pittore facendo tali osservazioni ponesse come presupposto del suo intervento, che naturalmente proprio per questo vacillava, un buon esito del processo. Nonostante questi dubbi, però, K. si dominò e non interruppe il pittore. Non voleva rinunciare all'aiuto del pittore, di questo era convinto, inoltre questo aiuto non gli sembrava certo più problematico di quello dell'avvocato. K. 10 preferiva rispetto a quell'altro, perché gli veniva offerto con maggiore ingenuità e maggiore sincerità.
Il pittore aveva spostato la sedia più vicino al letto e proseguì con voce smorzata: «Ho dimenticato di chiederle per prima cosa quale tipo di scagionamento desidera. Ci sono tre possibilità, cioè l'assoluzione effettiva, l'assoluzione fittizia e il differimento. L'assoluzione effettiva è naturalmente la migliore, solo che io non ho nessuna influenza su questo tipo di soluzione. Non c'è, secondo me, nessuno che individualmente abbia influenza per l'assoluzione effettiva. Evidentemente qui è decisiva solo l'innocenza dell'imputato. poiché lei è innocente sarebbe di fatto possibile che lei si affidasse solo alla sua innocenza, allora però non avrebbe bisogno ne di me, ne dell'aiuto di chiunque altro».
Questa esposizione ordinata sbalordì in principio K., ma poi disse a voce bassa, come il pittore: «Credo che lei si contraddica». «Come sarebbe?», chiese il pittore impaziente piegandosi all'indietro sorridendo. Questo sorriso diede a K. la sensazione di dover adesso scoprire contraddizioni non tanto nelle parole del pittore, quanto piuttosto nella stessa procedura giudiziaria. Nonostante ciò non si tirò dietro e disse: «Prima ha fatto l'osservazione che il tribunale è insensibile alle prove, poi ha circoscritto questa limitazione al tribunale ufficiale e ora dice addirittura che all'innocente non occorre nessun tipo di aiuto davanti al tribunale. Ne viene subito una contraddizione. Inoltre sempre prima ha detto che si possono influenzare i giudici a livello personale, mentre adesso mette in dubbio che la assoluzione effettiva, come la chiama lei, sia mai ottenibile mediante rapporti personali. Ne scaturisce una seconda contraddizione». «Queste contraddizioni sono facili da spiegare », disse il pittore. «Qui si parla di due cose diverse, di ciò che sta nella legge e di ciò che io ho imparato personalmente. Nella legge, che per altro non ho letto, da un Iato sta naturalmente che l'innocente viene assolto, ma dall'altro lato non viene detto che i giudici possono essere influenzati. Ora, però, ho imparato proprio il contrario. Non sono a conoscenza di alcuna assoluzione effettiva mentre conosco bene la possibilità di influenzare i giudici. Ovviamente è possibile che in tutti i casi a me noti non ci fosse nessun innocente. Ma non è inverosimile? In tanti casi neanche un solo innocente? Già da bambino ascoltavo attentamente mio padre quando a casa parlava dei processi, anche i giudici che venivano nel suo studio parlavano del tribunale, nel nostro giro in generale non si parla d'altro; appena ebbi la possibilità di andare in tribunale, ogni volta ne profittavo, ho seguito innumerevoli processi nelle fasi più importanti, per quel tanto che sono visibili e -lo devo ammettere -non si è mai verificata una sola assoluzione effettiva.» «Nemmeno una assoluzione allora», disse K., come se parlasse a se stesso e alle sue speranze. «Questo però conferma l'opinione che già ho del tribunale. Anche sotto questo punto di vista non ha senso. Un solo boia potrebbe prendere il posto di tutto il tribunale.» «Non deve generalizzare», disse il pittore dispiaciuto, «io ho parlato soltanto delle mie esperienze.» «Tuttavia è sufficiente», disse K., «o negli ultimi tempi è venuto a conoscenza di qualche assoluzione?» «Assoluzioni del genere», rispose il pittore «devono esserci state in ogni caso. Solo che è molto difficile stabilirlo. Le decisioni finali del tribunale non vengono rese pubbliche, neanche i giudici vi possono accedere, di conseguenza sui casi giudizi ari del passato si conservano solo delle leggende. Per altro queste contengono addirittura per la maggior parte assoluzioni effettive, vi si può credere, ma non sono dimostrabili. Nonostante questo, non si possono ignorare completamente, contengono di sicuro una certa verità, inoltre sono molto belle, io stesso ho dipinto alcuni quadri che hanno per tema queste leggende.» «Delle semplici leggende non modificano la mia opinione», disse K., «ci si può appellare a queste leggende anche davanti al tribunale?» Il pittore rise. «No, questo non si può», disse. «Allora è inutile parlarne», disse K. che voleva accettare tutte le opinioni del pittore, anche se le considerava inverosimili e contraddicevano altre informazioni. Adesso non aveva tempo di mettere alla prova o respingere assolutamente la verità di tutto quello che diceva il pittore, avrebbe già ottenuto moltissimo se lo avesse convinto ad aiutarlo in qualche modo, anche se non decisivo. Per questa ragione disse: «Mettiamo dunque da parte l'assoluzione effettiva; lei però accennava anche ad altre due possibilità». «L'assoluzione fittizia e il differimento. Solo di queste si può trattare», disse il pittore. «Ma non vuole togliersi la giacca prima che ne parliamo? Fa molto caldo per lei.» «Si», disse K., che fino a quel momento non aveva prestato attenzione che alle spiegazioni del pittore, ma ora, poiché gli era stato ricordato il calore, si accorse di grondare di sudore dalla fronte. «È quasi intollerabile.» Il pittore annuì come se capisse molto bene l'imbarazzo di K. «Non si potrebbe aprire la finestra?», chiese K. «No», disse il pittore. «È solo una vetrata tenuta ferma, non si può aprire.» Solo allora si rese conto che per tutto il tempo aveva sperato che improvvisamente o il pittore o lui avessero aperto la finestra. Era disposto anche a respirare la nebbia a bocca aperta. La sensazione di essere lì completamente separato dall'aria gli diede le vertigini. Batte lievemente con la mano sul piumino vicino a se e disse con voce debole: «Ciò è scomodo e malsano». «Oh, no», disse il pittore a difesa della sua finestra, «proprio per il fatto che non può essere aperta, anche se è una vetrata sottile, qui il caldo viene trattenuto meglio che con una finestra doppia. Tuttavia se voglio arieggiare, cosa che non è molto necessaria perché attraverso le fenditure delle tavole entra aria dappertutto, posso aprire una delle porte o persino entrambe.» K. un po' rincuorato da questa spiegazione, si guardò attorno per trovare la seconda porta. Il pittore lo notò e disse: «È dietro di lei, l'ho dovuta ostruire con il letto». Solo allora K. vide la piccola porta nella parete. «Certo qui è tutto troppo piccolo per uno studio», disse il pittore quasi volesse prevenire un biasimo di K., «mi sono dovuto arrangiare alla meglio. Ovviamente il letto davanti alla porta sta in una posizione molto infelice. Il giudice che sto dipingendo adesso, per esempio, entra sempre dalla porta dietro il letto e io gli ho anche dato una chiave di quella porta affinché quando non sono in casa, possa aspettarmi qui nello studio. Ora però, di solito viene la mattina presto mentre dormo ancora. Naturalmente vengo sempre strappato dal sonno più profondo quando si apre la porta vicino al letto. Perderebbe ogni rispetto per i giudici se sentisse le maledizioni con cui lo ricevo quando passa sopra il mio letto la mattina. Potrei togliergli la chiave, ma in questo modo sarebbe peggio. Qui tutte le porte si possono scardinare con il minimo sforzo.» Durante tutto questo discorso K. rifletteva se doveva togliersi la giacca, ma alla fine si rese conto che se non lo faceva non sarebbe stato in grado di rimanere lì ancora a lungo, perciò si levò la giacca, ma la poggiò sulle ginocchia per poterla indossare quando la conversazione fosse finita. Come si tolse la giacca, una delle ragazze gridò; «Si è tolta la giacca!» e si sentì come tutte premevano verso le fenditure per guardare lo spettacolo. «Le ragazze credono proprio», disse il pittore, «che io la dipingerò e che lei si spogli per questa ragione.» «Già», disse K., poco divertito perché non si sentiva molto meglio di prima, sebbene in maniche di camicia. Quasi burbero chiese: «Come le ha chiamate le altre due possibilità?» Aveva dimenticato nuovamente le definizioni. «L'assoluzione fittizia e il differimento», disse il pittore. «Sta a lei quale delle due scegliere. Entrambe sono alla portata del mio aiuto, naturalmente non senza sforzi, la differenza in questo caso è che l'assoluzione fittizia richiede uno sforzo limitato nel tempo, mentre il differimento uno sforzo più ridotto ma duraturo. Prima di tutto vediamo la assoluzione fittizia. Se dovesse preferire questa io allora scriverò su di un foglio di carta una attestazione della sua innocenza. Il testo per una attestazione del genere mi è stato tramandato da mio padre ed è assolutamente inoppugnabile. Con questa attestazione poi faccio un sondaggio tra i giudici che conosco. Comincio allora col sottoporre l'attestazione al giudice che sto dipingendo adesso, stasera stessa, quando viene per la seduta. Gli presento l'attestazione, gli spiego che lei è innocente e mi faccio garante della sua innocenza. Questa garanzia però non è semplicemente esteriore, ma effettiva, vincolante.» Nello sguardo del pittore c'era come un rimprovero, quasi che K. volesse imporgli il peso di una tale garanzia. ...


 
www.rottanordovest.com home page