Se tutto
è ragione a sto mondo, e se ogni fatto deve avere la sua causa, dove
cercarla, dove cercarla per un fatto simile? Sono cose che fanno
dubitare della Divina Provvidenza! Ma no, no, Vergine Santa, è
impossibile, è impossibile, bisogna proprio diventar matti.
Tra le lacrime, si soffiavano il naso: breve e sommessa, in un bel
fazzolettino donna Ernesta, moglie del Pizzigoni, perentorio e potente,
seduto e piantato a gambe larghe, in un gran fazzolettone, il Pizzigoni
medesimo, liquidissima e complicata, con un seguito di rumori brodosi e
spugnosi, la sorella del Pizzigoni, signorina Teresa; e la signora
Adalgisa, l'altra cognata, piena di singhiozzi di protesta, contro il
destino. Era lei che parlava e protestava per tutti. -
Erano tutti abbastanza ben vestiti; lui d'un vestitone blu, dove poteva
starci abbastanza comodo, per quanto enorme fosse, con una cravatta
verde scuro, cioè anzi marrone, da funzionario delle Ferrovie dello
Stato, ma era invece il gerente della vecchia ditta Pizzigoni Giovanni e
Figli, quella del Ponte Vetero, nota casa fabbricante di cartonaggi. Sua
sorella era adorna di una volpe un po' patita, ma pur sempre patetica, e
nel cappello di una penna eretta, la dirittura della quale puntava verso
l'alto e contrastava singolarmente con il suo silenzio piangente, rotto
soltanto dai soffiamenti di quel naso così acquatico.
Donna Ernesta, come al solito, si era meravigliata anche lei,
sull'esempio dell'altrui meraviglia, e piangeva anche lei dato che gli
altri piangevano. Era una figura molto distinta, dal viso dolce e
rassegnato, natante in un boa nero e piumoso; soffuso di quella dolcezza
un po' accorata della donna lombarda, con due orecchini un po' troppo
lunghi, che il boa veniva a nascondere, con un senso pieno di buone
intenzioni casalinghe La sua voce, un po' velata, la si sentiva
raramente, poche volte era lei che parlava e quelle poche si era certi
di assaporare un congiuntivo sbagliato. Ma la signora Adalgisa pareva
proprio la più disperata di tutti.
Robusta ancora e vegeta, eccelleva nel lasciar andare certi schiaffi ai
suoi quattro figli che li sentivano di là dal "tavolato" i
vicini, per solito con la bocca piena e il fiato corto. Erano quattro
maschi, uno più brutto e più disperato dell'altro, come accade spesso
nelle più distinte famiglie lombarde. Questi quattro esseri non avevano
ancora avuto occasione di manifestare la loro maschilità se non
rincasando a pranzo dopo scorribande sporchi e frusti; e "con via
il culo", come diceva con bella e casalinga ipotiposi lombarda la
loro casalinga mamma, alludendo al fondo dei pantaloni. Gli schiaffi li
prendevano in silenzio, sorvolando via con una naturalezza tranquilla a
mangiar altre castagne, dopo il contraccolpo rapido con cui la stabilità
della persona aveva reagito alla manata materna. Ossuti e nasuti, era un
po' una cera di famiglia, infarinati di castagne lesse tutto il davanti
dei giubbetti, e coi ginocchi nudi ridotti dal freddo e dalla terra come
al derma rugoso dell'elefante, salutavano i raffinati parenti mettendosi
le lunghe dita nel lungo naso dove frugavano e frugavano con la paziente
sagacia d'un chirurgo indefesso che accanitamente cerchi e più non
trovi quel che s'era messo a cercare. Oppure, dopo un lungo silenzio
pieno di otto occhî imbecilli, uscivano improvvisamente in una
sghignazzata collettiva di cui nessuno riusciva a spiegarsi il perché.
Finché tre o quattro schiaffi tremendi li lasciavano completamente
interdetti, loro e anche tutto il parentorio, incerto fra la cristiana
compassione e il cristiano senso del "ben meritato!".
Ma insomma, sono particolari di poca importanza: nonostante i pantaloni
frusti dei quattro disperati e l'acquisita parentela dei Pizzigoni,
(parenti però, a loro volta, dei nobili Pizzigoni di Gavirate, quelli
di via Spiga), la famiglia da cui discendevano Donna Ernesta e suo
fratello il nob. Gianmaria Cavigioli, era una delle più distinte
famiglie della nostra vecchia e cara Milano.
Gente ancora di vecchio stampo, intendiamoci, ossia, quel che è giusto
è giusto: non si può pretendere di rimaner sempre allo stesso punto,
una nazione moderna deve pur evolversi, deve progredire, anche il
compianto nob. Emmanuele Lattuada lo diceva sempre, fra un domino e
l'altro, alla Patriottica, suscitando la giusta ammirazione. Ma si dice
per dire, la serietà, la dirittura del carattere, quel bisogno di
fondarsi sul solido, quei principî sani e nello stesso tempo moderni,
che sono la più sicura base della famiglia e nello stesso tempo della
società: che sono l'"arra", come diceva la Perseveranza.
© Carlo Emilio Gadda
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