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 Questo libro costituisce la prima raccolta di lettere e articoli non scientifici di Einstein, pubblicata per la prima volta in Germania nel 1934 e subito tradotta per il pubblico americano. L'antologia mostra gli interventi dello scienziato su temi d'importanza cruciale, quali il rapporto tra scienza e religione, l'asservimento del mondo scientifico tedesco ai dettami di Hitler, il femminismo, il sionismo e l'ebraismo. Chi raccolse questi scritti si propose di illustrare, attraverso di essi, la figura pubblica di un uomo di scienza che senza esitazione prese posizione contro i soprusi della Germania nazista e cercò con i mezzi della ragione di ostacolare la corsa irrazionale che avrebbe portato il mondo alla seconda guerra
mondiale
Significato della vita
Qual è il senso della nostra esistenza, qual è il significato dell'esistenza di tutti gli esseri viventi in
generale? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma
ha dunque un senso porre questa domanda. Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e
quella dei suoi simili sia priva di significato è non
soltanto infelice, ma appena capace di vivere.
Religiosità cosmica
La più bella sensazione è il lato misterioso della
vita. E il sentimento profondo che si trova sempre
nella culla dell'arte e della scienza pura. Chi non è
più in grado di provare ne stupore ne sorpresa è per
così dire morto; i suoi occhi sono spenti. L'impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha
suscitato, tra l'altro, la religione. Sapere che esiste
qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell'intelletto più profondo e della bellezza più
luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione
solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e
questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo
senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi. Non posso
immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l'oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto
esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l'esercitiamo su noi stessi. Non voglio e non possono
figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per
egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee! Mi basta
sentire il mistero dell'eternità della vita, avere la coscienza e l'intuizione di ciò che è, lottare
attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima,
dell'intelligenza che si manifesta nella natura.
Difficilmente troverete uno spirito profondo nell'indagine scientifica senza una sua caratteristica
religiosità. Ma questa religiosità si distingue da quella
dell'uomo semplice: per quest'ultimo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un
essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali per quanto rispettose esse siano: è un
sentimento elevato della stessa natura dei rapporti
fra figlio e padre.
Le basi umane della morale
Al contrario, il sapiente è compenetrato dal senso
della causalità per tutto ciò che avviene. Per lui l'avvenire non comporta una minore decisione e un
minore impegno del passato; la morale non ha nulla di
divino, è una questione puramente umana. La sua
religiosità consiste nell'ammirazione estasiata delle
leggi della natura; gli si rivela una mente così superiore che tutta I 'intelligenza messa dagli uomini nei
loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso
assolutamente nullo. Questo sentimento è il leit-motiv della vita e degli sforzi dello scienziato nella
misura in cui può affrancarsi dalla tirannia dei suoi
egoistici desideri. Indubbiamente questo sentimento
è parente assai prossimo di quello che hanno provato le menti creatrici religiose di tutti i tempi.
Tutto ciò che è fatto e immaginato dagli uomini
serve a soddisfare i loro bisogni e a placare i loro
dolori. Bisogna sempre tener presente allo spirito
questa verità se si vogliono comprendere i movimenti intellettuali e il loro sviluppo
perché i sentimenti e
le aspirazioni sono i motori di ogni sforzo e di ogni
creazione umana, per quanto sublime possa appari-
re questa creazione. Quali sono dunque i bisogni e i
sentimenti che hanno portato l'uomo all'idea e alla
fede, nel significato più esteso di queste parole? Se
riflettiamo a questa domanda vediamo subito che
all'origine del pensiero e della vita religiosa si trovano i sentimenti più diversi. Nell'uomo primitivo è in
primo luogo la paura che suscita l'idea religiosa;
paura della fame, delle bestie feroci, delle malattie,
della morte. Siccome, in questo stato inferiore, le
idee sulle relazioni causali sono di regola assai limitate, lo spirito umano immagina esseri più o meno
analoghi a noi dalla cui volontà e dalla cui azione dipendono gli eventi avversi e temibili e crede di poter
disporre favorevolmente di questi esseri con azioni e
offerte, le quali, secondo la fede tramandata di tempo in tempo, devono placarli e renderli benigni. E in
questo senso io chiamo questa religione la religione
del terrore; la quale, se non creata, è stata almeno
rafforzata e resa stabile dal formarsi di una casta sacerdotale particolare che si dice intermediaria fra
questi esseri temuti e il popolo e fonda su questo privilegio la sua posizione dominante. Spesso il re o il
capo dello stato, che trae la sua autorità da altri fattori, o anche da una classe privilegiata, unisce alla
sua sovranità le funzioni sacerdotali per dare maggior fermezza al regime esistente; oppure si determina
una comunanza d'interessi fra la casta che detiene il potere politico e la casta sacerdotale.
C'è un'altra origine dell'organizzazione religiosa:
i sentimenti sociali. Il padre e la madre capi delle
grandi comunità umane, sono mortali e fallibili.
L'aspirazione ardente all'amore, al sostegno, alla
guida, genera l'idea divina sociale e morale. È il
Dio-Provvidenza che protegge, fa agire, ricompensa
e punisce. È quel Dio che, secondo l'orizzonte del-
l'uomo, ama e incoraggia la vita della tribù, l'umanità e la vita stessa; quel Dio consolatore nelle
sciagure e nelle speranze deluse, protettore delle anime
dei trapassati. Tale è l'idea di Dio considerata sotto
l'aspetto morale e sociale.
Nelle Sacre Scritture del popolo ebreo si può seguire bene l'evoluzione della religione del terrore in
religione morale che poi continua nel Nuovo Testa-
mento. Le religioni di tutti i popoli civili, e in particolare anche dei popoli orientali, sono
essenzialmente religioni morali. Il passaggio dalla religione-terrore alla religione morale costituisce un progresso
importante nella vita dei popoli. Bisogna guardarsi
dal pregiudizio che consiste nel credere che le religioni delle razze primitive sono unicamente
religioni-terrore e quelle del popoli civili unicamente religioni morali. Ogni religione è in fondo un miscuglio
dell'una e dell'altra con una percentuale maggiore
tuttavia di religione morale nei gradi più elevati della vita sociale.
Iddii di forma umana
Tutte queste religioni hanno comunque un punto
comune, ed è il carattere antropomorfo dell'idea di
Dio: oltre questo livello non si trovano che individualità particolarmente nobili. Ma in ogni caso vi è
ancora un terzo grado della vita religiosa. sebbene
assai raro nella sua espressione pura ed è quello della religiosità cosmica. Essa non può essere
pienamente compresa da chi non la sente poiché non vi
corrisponde nessuna idea di un Dio antropomorfo.
L'individuo è cosciente della vanità delle aspirazioni e degli obiettivi umani e, per contro, riconosce
l'impronta sublime e l'ordine ammirabile che si manifestano tanto nella natura quanto nel mondo del
pensiero. L 'esistenza individuale gli dà l'impressione di una prigione e vuoI vivere nella piena
conoscenza di tutto ciò che è, nella sua unità universale e
nel suo senso profondo. Già nei primi gradi dell'evoluzione della religione (per esempio in parecchi
salmi di David e in qualche Profeta), si trovano i
primi indizi della religione cosmica; ma gli elementi
di questa religione sono più forti nel buddismo, come abbiamo imparato in particolare dagli scritti
ammirabili di Schopenhauer.
La religiosità cosmica non conosce dogmi
I geni religiosi di tutti i tempi risentono di questa
religiosità cosmica che non conosce né dogmi né Dei
concepiti secondo l'immagine dell'uomo. Non vi è
perciò alcuna Chiesa che basi il suo insegnamento
fondamentale sulla religione cosmica. Accade di
conseguenza che è precisamente fra gli eretici di tutti
i tempi che troviamo uomini penetrati di questa religiosità superiore e che furono considerati dai loro
contemporanei più spesso come atei, ma sovente anche come santi.
Democrito, Francesco d'Assisi e Spinoza stanno vicini
Sotto questo aspetto uomini come Democrito,
Francesco d'Assisi e Spinoza possono stare l'uno vicino all'altro.
Come può la religiosità cosmica comunicarsi da
uomo a uomo, se non conduce ad alcuna idea formale di Dio ne ad alcuna teoria? Mi pare che sia
precisamente la funzione capitale dell'arte e della
scienza di risvegliare e mantenere vivo questo sentimento fra coloro che hanno la facoltà di
raccoglierlo.
Antagonismo tra religione del terrore e scienza
Giungiamo così a una concezione dei rapporti fra
scienza e religione assai differente dalla concezione
abituale. Secondo considerazioni storiche, si è propensi a ritenere scienza e religione antagonisti
inconciliabili, e questo si comprende facilmente. L'uomo
che crede nelle leggi causali, arbitro di tutti gli avvenimenti, se prende sul serio l'ipotesi della causalità,
non può concepire l'idea di un Essere che interviene
nelle vicende umane, e perciò la religione-terrore,
come la religione sociale o morale, non ha presso di
lui alcun credito; un Dio che ricompensa e che punisce è per lui inconcepibile
perché l'uomo agisce secondo leggi esteriori ineluttabili e per conseguenza
non potrebbe essere responsabile verso Dio, allo
stesso modo che un oggetto inanimato non è responsabile dei suoi movimenti. A torto si è rimproverato
alla scienza d'insidiare la morale. La condotta etica
dell'uomo deve basarsi effettivamente sulla compassione, la educazione e i legami sociali, senza
ricorrere ad alcun principio religioso. Gli uomini sarebbero
da compiangere se dovessero essere frenati dal timore di un castigo o dalla speranza di una ricompensa
dopo la morte. Si capisce quindi perché la Chiesa
abbia in ogni tempo combattuto la scienza e perseguitato i suoi adepti.
Mirabile accordo tra religione cosmica e scienza
D'altra parte io sostengo che la religione cosmica
è l'impulso più potente e più nobile alla ricerca
scientifica. Solo colui che può valutare gli sforzi e
soprattutto i sacrifici immani per arrivare a quelle
scoperte scientifiche che schiudono nuove vie, è in
grado di rendersi conto della forza del sentimento
che solo può suscitare un'opera tale, libera da ogni
vincolo con la via pratica immediata. Quale gioia
profonda a cospetto dell'edificio del mondo e quale
ardente. desiderio di conoscere -sia pure limitato a
qualche debole raggio dello splendore rivelato dal-
l'ordine mirabile dell'universo -dovevano possedere Kepler e Newton per aver potuto, in un
solitario lavoro di lunghi anni svelare il meccanismo celeste! Colui che non conosce la ricerca scientifica che
attraverso i suoi effetti pratici, non può assolutamente formarsi un' opinione adeguata sullo stato
d'animo di questi uomini i quali, circondati da contemporanei scettici, aprirono la via a quanti
compresi delle loro idee, si sparsero poi di secolo in secolo attraverso tutti i paesi del mondo. Soltanto colui
che ha consacrato la propria vita a propositi analoghi può formarsi una immagine viva di ciò che ha
animato questi uomini e di ciò che ha dato loro la
forza di restare fedeli al loro obiettivo nonostante
gli insuccessi innumerevoli. È la religiosità cosmica
che prodiga simili forze. Non è senza ragione che un
autore contemporaneo ha detto che nella nostra
epoca, votata in generale al materialismo, gli scienziati sono i soli uomini profondamente religiosi.
Elevare gli uomini
È giusto, in linea di principio, dare solenne testimonianza d'affetto a coloro che hanno contribuito
maggiormente a nobilitare gli uomini, l'esistenza
umana. Ma se si vuole anche indagare sulla natura
di essi, allora si incontrano notevoli difficoltà. Per
quanto riguarda i capi politici, e anche religiosi, è
spesso molto difficile stabilire se costoro hanno fatto più bene che male. Di conseguenza credo
sinceramente che indirizzare gli uomini alla cultura di nobili discipline e poi indirettamente elevarli, sia il
servizio migliore che si possa rendere all'umanità. Questo metodo trova conferma, in primo luogo, nei
cultori delle lettere, della filosofia e delle arti, ma anche, dopo di essi, negli scienziati. Non sono, è vero,
i risultati delle loro ricerche che elevano e arricchiscono moralmente gli uomini, ma è il loro sforzo
per capire, è il loro lavoro intellettuale fecondo e capace.
Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a
liberarsi dall'io.
Pace
Gli uomini veramente superiori delle generazioni
passate hanno riconosciuto l'importanza degli sforzi
per assicurare la pace internazionale. Ma ai nostri
tempi lo sviluppo della tecnica ha fatto di questo postulato etico una questione di esistenza per
l'umanità civilizzata di oggi e la partecipazione attiva alla
soluzione del problema della pace è considerata una
questione di coscienza che nessun uomo coscienzioso può ignorare.
Bisogna rendersi conto che i potenti gruppi industriali interessati alla fabbricazione delle armi sono,
in tutti i paesi, contrari al regolamento pacifico delle
controversie internazionali e che i governanti non
potranno realizzare questo scopo importante senza
l'appoggio energico della maggioranza della popolazione. In quest'epoca di regimi democratici, la sorte
dei popoli dipende dai popoli stessi; questo fatto deve essere presente allo spirito di ciascuno in ogni
momento.
L'Internazionale della scienza
Allorquando durante la guerra l'accecamento nazionalista e politico raggiunse il suo apice, Emilio
Fischer, il famoso chimico, nel corso di una seduta
all'accademia, pronunciò con energia le parole seguenti: "Voi non potete far nulla, signori, la scienza
è e rimane internazionale...". E questo i grandi fra
gli uomini della scienza lo hanno sempre saputo e
sentito appassionatamente, anche se nei periodi di
complicazioni politiche restavano isolati in mezzo ai
loro colleghi di piccolo ingegno. La folla che dispone del diritto di voto ha, durante la guerra e in tutti i
campi, tradito il bene inviolabile che le era stato affidato.
L'associazione internazionale delle Accademie è
stata sciolta. I congressi sono stati e sono ancora organizzati con l'esclusione di colleghi di Paesi ex
nemici. Talune considerazioni politiche, prospettate
con molta importanza, impediscono l'affermarsi di
punti di vista puramente obiettivi, il che è tuttavia
indispensabile per conseguire risultati elevati.
Che possono fare gli uomini di buona volontà,
coloro che non si abbandonano alle tentazioni passionali del momento, per riconquistare ciò che è
andato perduto? I congressi veramente internazionali e
di grande portata non possono ancora, a cagione
dell'attuale turbamento, accogliere la maggior parte
dei lavoratori intellettuali e le resistenze di ordine
psicologico che si oppongono al ristabilimento delle
associazioni scientifiche internazionali sono ancora
troppo potenti per poter essere vinte da quella minoranza animata da punti di vista e da sentimenti
superiori a queste contingenze. Coloro che fanno parte
di questa minoranza possono contribuire al ristabilimento delle comunità internazionali mantenendo
strette relazioni con gli scienziati degli altri paesi che
pensano come loro e intervenendo con tenacia nel
loro proprio cerchio d'azione in favore degli interessi internazionali. Il successo in grande si farà
attendere ma verrà sicuramente. Non voglio lasciarmi
sfuggire questa occasione senza mettere in rilievo,
con grande piacere, l'azione singolare di un numero
notevole di colleghi inglesi che hanno manifestato
attivamente, durante questi anni dolorosi, aspirazioni per il mantenimento della comunità
intellettuale.
Dovunque le dichiarazioni ufficiali sono peggiori
dell'opinione dell'individuo. Questi benpensanti
non devono dimenticarlo, ne devono lasciarsi irritare o indurre in errore: «Senatores boni viri, senatus
autem bestia».
Se sono pieno di speranza e di fiducia per quanto
riguarda l'organizzazione internazionale generale,
questa speranza, più che sul giudizio e sulla nobiltà
nel sentimento, si basa sulla pressione imperiosa dello sviluppo economico. E poi che questo deriva
largamente dal lavoro intellettuale, compreso quello
degli scienziati dalle idee reazionarie, questi ultimi
contribuiranno, anche loro malgrado, a creare l'organizzazione internazionale.
Il nostro continente potrà raggiungere una nuova
prosperità soltanto se la lotta latente fra le forme
tradizionali di Stato viene a cessare. La organizzazione politica dell'Europa deve essere decisamente
orientata verso l'eliminazione delle incomode barriere doganali. Questo scopo superiore non
potrebbe essere raggiunto esclusivamente attraverso convenzioni fra Stati. La preliminare preparazione degli
spiriti è, prima di tutto, indispensabile. Noi dobbiamo sforzarci di svegliare gradualmente fra gli
uomini un sentimento di solidarietà che non s'arresti, come è accaduto fino ad oggi, alle frontiere degli Stati.
È una missione difficile: perché bisogna confessare,
con mio grande rammarico, che, almeno nei Paesi
che mi sono più noti, gli scienziati egli artisti si lasciano condurre più volentieri dalle meschine tendenze nazionali che gli uomini di azione.
Società e personalità
Se consideriamo la nostra esistenza e i nostri sforzi, rileviamo subito che tutte le nostre azioni e i
nostri desideri sono legati all'esistenza degli altri uomini e che, per la nostra stessa natura, siamo simili agli
animali che vivono in comunità. Ci nutriamo di alimenti prodotti da altri uomini, portiamo
abiti fatti
da altri, abitiamo case costruite dal lavoro altrui. La
maggior parte di quanto sappiamo e crediamo ci è
stata insegnata da altri per mezzo di una lingua che
altri hanno creato. Senza la lingua la nostra facoltà
di pensare sarebbe assai meschina e paragonabile a
quella degli animali superiori; perciò la nostra priorità sugli animali consiste prima di tutto -bisogna
confessarlo -nel nostro modo di vivere in società.
L'individuo lasciato solo fin dalla nascita resterebbe, nei suoi pensieri e sentimenti, simile agli animali
in misura assai difficile ad immaginare. Ciò che è e
ciò che rappresenta l'individuo non lo è in quanto
individuo, ma in quanto membro di una grande società umana che guida il suo essere materiale e
morale dalla nascita fino alla morte.
Il valore di un uomo, per la comunità in cui vive,
dipende anzitutto dalla misura in cui i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni contribuiscono
allo sviluppo dell'esistenza degli altri individui.
Infatti abbiamo l'abitudine di giudicare un uomo
cattivo o buono secondo questo punto di vista. Le
qualità sociali di un uomo appaiono al primo incontro, le sole valevoli a determinare il nostro giudizio
su di lui.
Eppure anche questa teoria non è rigorosamente
esatta. Non è difficile comprendere che tutti i beni
materiali, intellettuali e morali ricevuti dalla società
sono giunti a noi nel corso di innumerevoli generazioni di individualità creatrici. Quello di oggi è un
individuo che ha scoperto in un sol colpo 1'uso del
fuoco, un individuo che ha scoperto la coltura delle
piante nutritive, un individuo che ha scoperto la
macchina a vapore.
Libertà spirituale degli individui e unità sociale
E tuttavia solo l'individuo libero può meditare e
conseguentemente creare nuovi valori sociali e stabilire nuovi valori etici attraverso i quali la società si
perfeziona. Senza personalità creatrici capaci di
pensare e giudicare liberamente, lo sviluppo della
società in senso progressivo è altrettanto poco immaginabile quanto lo sviluppo della personalità
individuale senza l'ausilio vivificatore della società.
Una comunità sana è perciò legata tanto alla libertà degli individui quanto alla loro unione sociale.
È stato detto con molta ragione che la civiltà greco-europeo-americana, e in particolare il rifiorire della
cultura del Rinascimento italiano subentrato alla
stasi del Medio Evo in Europa, trovò soprattutto il
suo fondamento nella libertà e nell'isolamento relativo dell'individuo.
Consideriamo ora la nostra epoca. In quali condizioni sono oggi la società e le personalità ? In
rapporto al passato la popolazione dei paesi civilizzati è
estremamente densa; l'Europa ospita all'incirca una
popolazione tre volte maggiore di quella di cento
anni fa. Ma il numero di uomini dotati di temperamento geniale è diminuito senza proporzione. Solo
un esiguo numero di uomini, per le loro facoltà
creatrici, sono conosciuti dalle masse come personalità. In una certa misura l'organizzazione ha
sostituito le qualità del genio nel campo della tecnica, ma
anche, e in misura notevolissima, nel campo scientifico.
La penuria di personalità si fa sentire in modo
particolare nel campo artistico. La pittura e la musica sono oggi nettamente degenerate e suscitano nel
popolo echi assai meno intensi. La politica non
manca solo di capi: l'indipendenza intellettuale e il
sentimento del diritto si sono profondamente abbassati nella borghesia e l'organizzazione democratica e
parlamentare che poggia su quella indipendenza è
stata sconvolta in molti paesi; sono nate dittature e
sono state sopportate perché il sentimento della dignità e del diritto non è più sufficientemente vivo.
Decadimento della dignità umana
I giornali di un Paese possono, in due settimane,
portare la folla cieca e ignorante a un tale stato di
esasperazione e di eccitazione da indurre gli uomini
ad indossare l'abito militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di
realizzare i loro ignobili piani. Il servizio militare
obbligatorio mi sembra il sintomo più vergognoso
della mancanza di dignità personale di cui soffre oggi la nostra umanità civilizzata. In relazione a
questo stato di cose non mancano profeti che prevedono prossimo il crollo della nostra civiltà. Io non
sono nel numero di questi pessimisti: io credo in un
avvenire migliore.
Il sistema economico ostacola la libera evoluzione
A mio avviso l'attuale decadenza sociale dipende
dal fatto che lo sviluppo dell'economia e della tecnica
ha gravemente esacerbato la lotta per l'esistenza e
quindi la libera evoluzione degli individui ha subito
durissimi colpi. Ma per soddisfare i bisogni della comunità, il progresso della tecnica esige oggi dagli
individui un'attività assai minore. La divisione razionale del lavoro diverrà una necessità sempre più
imperiosa e porterà alla sicurezza materiale degli uomini. E questa sicurezza unita al tempo e all'energia che
resterà disponibile, può essere un elemento favorevole allo sviluppo della personalità. In questo modo la
società può ancora guarire e noi vogliamo sperare
che gli storici futuri presenteranno le manifestazioni
patologiche del nostro tempo come le malattie infantili di una umanità dalle possenti aspirazioni,
provocate dalla corsa troppo rapida della civiltà.
Valore sociale della ricchezza
Sono fermamente convinto che tutte le ricchezze
del mondo non potrebbero spingere l'umanità più
avanti anche se esse si trovassero nelle mani di un
uomo totalmente consacrato all'evoluzione del genere umano. Solo l'esempio di personalità grandi e
pure può condurre a nobili pensieri e ad elette azioni. Il denaro suscita soltanto egoismo e spinge
sempre, irresistibilmente, a farne cattivo uso.
Si possono immaginare Mosè, Gesù o Gandhi armati della borsa di Carnegie?
Perché viviamo
Ben singolare è la situazione di noialtri mortali.
Ognuno di noi è su questa terra per una breve visita;
egli non sa il perché, ma assai spesso crede di averlo
capito. Non si riflette profondamente e ci si limita a
considerare un aspetto della vita quotidiana; siamo
qui per gli altri uomini: anzitutto per coloro dal cui
sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità,
ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla
cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia. Ecco il
mio costante pensiero di ogni giorno: la vita esteriore ed interiore dipende dal lavoro dei contemporanei
e da quello dei predecessori; io devo sforzarmi di
dar loro, in eguale misura, ciò che ho ritenuto e ciò
che ancora ricevo. Sento il bisogno di condurre una
vita semplice e ho spesso la penosa consapevolezza
di chiedere all'attività dei miei simili più di quanto
non sia necessario. Mi rendo conto che le differenze
di classe sociale non sono giustificate e che, in fin
dei conti, trovano il loro fondamento nella violenza;
ma credo anche che una vita modesta sia adatta a
chiunque, per il corpo e per lo spirito.
Limiti della nostra libertà
Non credo affatto alla libertà dell'uomo nel senso
filosofico della parola. Ciascuno agisce non soltanto
sotto l'impulso di un imperativo esteriore, ma anche
secondo una necessità interiore. L'aforisma di Schopenhauer: «È certo che un uomo può fare ciò
che vuole, ma non può volere che ciò che vuole» mi
ha vivamente impressionato fin dalla giovinezza; nel
turbine di avvenimenti e di prove imposte dalla durezza della vita, quelle parole sono sempre state per
me un conforto e una sorgente inesauribile di tolleranza. Aver coscienza di ciò contribuisce ad
addolcire il senso di responsabilità che facilmente ci mortifica e ci evita di prendere troppo sul serio noi come
gli altri; si è condotti così a una concezione della vita
che lascia un posto singolare all'humor.
Il benessere e la felicità
Da un punto di vista obiettivo, preoccuparsi del
senso o della fine della nostra esperienza e di quella delle
altre creature mi è sempre parso assolutamente
vuoto di significato.
Ciononostante ogni uomo è legato ad alcuni ideali
che gli servono di guida nell'azione e nel pensiero.
In questo senso il benessere e la felicità non mi sono mai
apparsi come la meta assoluta (questa base della
morale la definisco la morale dei porci). Gli ideali che
hanno illuminato la mia strada e mi hanno dato
costantemente un coraggio gagliardo sono stati il bene,
la bellezza e la verità. Senza la coscienza di essere
in armonia con coloro che condividono le mie convinzioni,
senza la affannosa ricerca del giusto, eternamente inafferrabile,
del dominio dell'arte e della ricerca scientifica, la vita mi sarebbe apparsa
assolutamente vuota. Fin dai miei anni giovanili ho sempre considerato
spregevoli le mete volgari alle quali l'umanità
indirizza i suoi sforzi: il possesso di beni,
il successo apparente e il lusso.
Un cavallo che tira da solo
In singolare contrasto col mio senso ardente di
giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la
necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in
generale. Sono proprio un cavallo che vuol tirare da
solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né
alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti
più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione netta di essere un estraneo e
ho sempre sentito il bisogno di solitudine; e questa
sensazione non fa che aumentare con gli anni.
Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare
il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo.
Certo, un uomo di questo carattere perde così una
parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni,
abitudini e giudizi dei suoi simili; né sarà tentato di
stabilire il suo equilibrio su basi così malferme.
Ciascuno deve essere rispettato
Il mio ideale politico è l'ideale democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e
nessuno deve essere idolatrato. Per me l'elemento
prezioso nell'ingranaggio dell'umanità non è lo stato, ma è 1'individuo creatore e sensibile, è insomma
la personalità; è questa sola che crea il nobile e il sublime, mentre la massa è stolida nel pensiero e
limitata nei suoi sentimenti.
La guerra
Questo argomento mi induce a parlare della peggiore fra le creazioni, quella delle masse armate, del
regime militare voglio dire, che odio con tutto il
cuore. Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni al seguito di una
musica: costui solo per errore ha ricevuto un cervello; un midollo spinale gli sarebbe più che
sufficiente. Bisogna sopprimere questa vergogna della civiltà
il più rapidamente possibile. L'eroismo comandato,
gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come odio tutto questo! E quanto la guerra mi
appare ignobile e spregevole! Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che partecipare a una
azione così miserabile. Eppure, nonostante tutto, io
stimo tanto l'umanità da essere persuaso che questo
fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buonsenso dei popoli non fosse
sistematicamente corrotto, per mezzo della scuola e della
stampa, dagli speculatori del mondo politico e del
mondo degli affari.
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