Da "Berlin Alexanderplatz" di Alfred Döblin,  Rizzoli, 1998


"Si metta nei miei panni. Una buona posizione, ed ecco che mi mandano tutto all'aria."

"Io ero professore. Prima della guerra. Quando scoppiò la guerra ero già al punto di adesso. La bettola era per me quello che è oggi. A fare il soldato non mi hanno preso. Gente come me non ne hanno bisogno, gente che non sa farsi altro che iniezioni. Ossia, per dir meglio mi avevano preso, io pensavo, adesso mi viene un colpo. Naturalmente mi portarono via siringa, morfina, e dentro in caserma! Due giorni ho resistito finché avevo riserve, goccie; ma poi, ciao cari Prussiani, me ne vado al manicomio. Poi mi hanno lasciato andare. E, cosa volevo dirle, anche da scuola mi avevano licenziato; colla morfina, qualche volta si è mezzo allucinati, sul principio; adesso no, non capita più purtroppo. Già, e la moglie? e il bambino? Addio cara patria. Ah, Georg, potrei raccontarle delle belle storie romantiche anch'io!" Il grigio beve, tutte e due le mani al bicchiere, a sorsi lenti, con aria raccolta e guarda dentro il tè: "Una donna, un bambino, pare che siano tutto il mondo. Non che io mi sia pentito o che mi senta in colpa, bisogna accomodarsi con la realtà ed anche con se stessi. Non si deve fare il grande con la propria sorte. Io sono nemico del fato. Non sono greco, io; sono berlinese. Ma perché lascia freddare questo buon tè? Ci metta dentro un po' di rum". Il giovane copre il bicchiere con la mano, ma l'altro gliela allontana e da una bottiglietta che tira fuori di tasca gli versa dentro qualcosa. "Devo andarmene adesso. Grazie tante. Ho bisogno di camminare per smaltire la rabbia." "Rimanga qui calmo, Georg, beva un po' e poi giuochi a biliardo. Mai perdere la calma. Questo è il principio della fine. Quando io non ritrovai più a casa mia moglie e il bambino, ma soltanto una lettera che se ne andava da sua madre in Prussia occidentale, eccetera, esistenza mancata, un marito simile, una vergogna, eccetera, mi feci uno squarcio nel braccio sinistro, che aveva l'aria di un tentativo di suicidio. Non si deve mai trascurare la propria cultura, Georg. Perfino il provenzale sapevo, ma l'anatomia no. Presi un tendine per una vena. Non che oggi sia meglio orientato, ma non mi serve più. Insomma: dolore, pentimento, tutte sciocchezze, io rimasi in vita, mia moglie rimase in vita, il bambino anche, ebbe perfino altri bambini, là in Prussia occidentale, due, io agivo a distanza, e tutti siamo in vita. La Rosenthaler Platz mi riempie di gioia, il metropolitano all'angolo dell'Elsasser anche, e il biliardo anche. Che venga qualcuno a dirmi che la sua vita è meglio della mia e che io non capisco niente delle donne."

Il biondo lo guarda con ripugnanza: "Lei è un rudere, Krause, e lo sa da sé. Bell'esempio! Mi si presenta proprio nella sua miseria, Krause! Me l'ha detto lei. Come se non sapessi che è un disgraziato che non riesce a levarsi la fame con le sue lezioni private. Non voglio mica finire così io". Il grigio ha vuotato il suo bicchiere, si lascia andare indietro sulla seggiola di ferro e sbircia per un momento con aria ostile il giovane, poi esplode in una risata convulsa: "Macché! esempio, no. Ha ragione! Non l'ho mai preteso. Non posso essere un esempio per lei..."


© 
Alfred Doblin 


 

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