Un pomeriggio -i superstiti giacevano sul ponte di
poppa -il carpentiere, un uomo alto con una barba nera,
parlò dell'ultimo sacrificio. A bordo non era rimasto più
nulla da mangiare. Nessuno disse una parola; la compagnia si sciolse in fretta, egli spettri deboli e vacillanti sparirono uno dopo l'altro per andare a nascondersi. Falk e il
carpentiere rimasero insieme sul ponte. A Falk quel colosso era simpatico. Era stato il migliore del gruppo, servizievole e solerte fino a quando c' era stato qualche cosa da
fare; più di ogni altro aveva conservato la speranza e mantenuto sino alla fine vigore e risolutezza.
Non si parlarono. Da allora in poi non si sarebbe più
udita alcuna voce conversare tristemente a bordo. Dopo
un poco il carpentiere si allontanò barcollando. Falk, che
a sua volta si era mosso per bere alla pompa dell'acqua
dolce, ebbe l'ispirazione di volgere il capo. Senza rumore,
il carpentiere gli si era avvicinato e, raccogliendo ogni
forza, si preparava a colpirlo alla nuca con una sbarra.
Balzando di fianco, Falk poté evitarlo e correre in cabina. Mentre caricava la pistola,
udì risuonare sul ponte di
comando dei colpi violenti. Le serrature della sala nautica
erano poco resistenti, l'uscio si apri e il carpentiere, impadronitosi della rivoltella del comandante, tirò un colpo di
sfida.
Falk era sul punto di salire in coperta e di farla finita,
quando notò che un oblò della sua cabina dominava la
pompa dell'acqua dolce. Invece di uscire rimase dentro,
dopo aver sbarrato la porta. "Sopravviverà il migliore",
disse a se stesso; l'altro, pensò, deve andare a bere. Quegli
uomini affamati bevevano spesso per eludere i morsi della
fame. Ma anche il carpentiere aveva dovuto notare la posizione dell'oblò. Per tutta la notte rimase in agguato. Era
buio e una volta udì un lieve rumore; ma era sicuro che
nessuno si era potuto avvicinare alla pompa. Questa si trovava a sinistra dell'oblò che dava sul ponte e lui non i
avrebbe potuto fare a meno di vedere un uomo, poiché la
notte era chiara e stellata. Non vide nulla; il mattino, un altro debole rumore lo insospettì. Risoluto e silenzioso disserrò l'uscio. Non aveva dormito e non si era abbandonato
all'orrore della situazione. Voleva vivere. Ma durante la
notte il carpentiere, senza neppur tentare di accostarsi alla
pompa, era strisciato senza rumore lungo la murata di
dritta; e senza essere veduto si era rimpiattato proprio sotto
l'oblò di Falk. Quando sorse il giorno si alzò di scatto e,
guardando nell'interno, passò il braccio attraverso il cerchio di ottone per sparare a bruciapelo su Falk. Lo mancò.
Falk, invece di afferrare il pugno che stringeva l'arma, aprì
di colpo la porta e, con la canna della rivoltella che quasi
sfiorava il fianco dell'uomo, lo abbatté.
Il migliore era sopravvissuto. Entrambi possedevano all'inizio forza sufficiente per stare in piedi, entrambi avevano fatto mostra di spietata risolutezza, sopportazione,
astuzia e coraggio -tutte le qualità del classico eroismo.
Subito Falk gettò fuori bordo la rivoltella del comandante. Era un monopolizzatore nato. Dopo quei colpi, seguiti da un profondo silenzio, nell'alba cruda e fredda dell'Antartide, strisciarono fuori da diversi nascondigli, sul
ponte di quella carcassa smantellata, sospesa su un mare
grigio, dominata da una ferrea necessità e da un cuore di
ghiaccio -strisciarono fuori uno per uno, lentamente,
cautamente, avidi, gli occhi fissi, sordidi, una torma di lividi scheletri affamati. Falk li fronteggiò. Possedeva l'unica arma da fuoco esistente a bordo e il migliore uomo
dopo di lui, il carpentiere, giaceva morto tra lui e loro.
"Fu mangiato, naturalmente", dissi.
Abbassò adagio il capo, fremette appena, passandosi le mani sul viso e disse: "Non avevo mai avuto la più piccola
discussione con quell'uomo. Ma c'erano di mezzo le nostre vite fra lui e me".
Perché continuare la storia di questa nave, una storia a
paragone della quale, con la sua pompa dell'acqua dolce
come fonte di morte, quest'uomo con la sua arma, il mare
obbediente ad una ferrea necessità, la sua torma di spettri
dominata dal terrore e dalla speranza, il suo cielo muto e
sordo -a paragone della quale la favola del Vascello Fantasma, con i suoi crimini convenzionali e il suo castigo
sentimentale impallidisce come una graziosa ghirlanda,
come un brandello di candida nebbia? Cosa aggiungere
ancora? Ognuno di noi potrebbe indovinarlo. Credo che
Falk incominciò a percorrere la nave con la pistola in pugno per impadronirsi di tutti i fiammiferi. Quei disgraziati
famelici erano pieni di fiammiferi! Non voleva davvero
che la nave gli bruciasse sotto i piedi, incendiata per odio
o per disperazione. vIsse all'aperto, accampato sul ponte
di comando, dominando tutto il ponte di poppa e l'unico
accesso alla pompa. Visse! Sopravvissero anche altri, occultati, pieni d'angoscia, levandosi uno per uno dalle cuccette al seducente rumore di uno sparo: e lui non era egoista. Divisero in parti uguali, ma tre soli di loro erano vivi
quando una baleniera di ritorno dalla sua crociera poco
mancò non speronasse la carcassa del Borgmester Dahl;
che, sembra, da ultimo faceva acqua in entrambe le stive,
ma con il suo carico di abeti non poteva affondare.
"Morirono tutti" disse Falk. "Anche quei tre, in seguito. Ma io non volli morire. Morirono tutti, tutti! A
causa di quella tremenda disgrazia. Anch'io dovevo sacrificare la mia vita? Potevo? Mi dica, capitano. Ero solo,
solo esattamente come gli altri. Ognuno era solo. Dovevo
cedere la rivoltella? A chi? O dovevo gettarla in mare? A
chi avrebbe servito? Sarebbe sopravvissuto solo il migliore. Fu una grande, terribile, crudele disgrazia!"
Lui era sopravvissuto. Lo vedevo davanti a me come se
fosse stato conservato per comprovare la possente verità
di un principio eterno e infallibile. Grosse gocce di sudore
gli imperlavano la fronte. D'un tratto sentii un gran picchio sulla tavola, mentre nel medesimo tempo Falk cadeva in avanti con le mani tese.
"E questo è peggio!" gridò. "È una pena maggiore. Più
terribile." La profonda convinzione del suo grido mi trapassò il cuore. E dopo che mi ebbe lasciato solo, richiamai
alla memoria l'immagine della ragazza che piangeva silenziosamente, abbondantemente, pazientemente, -e per
così dire, irresistibilmente. Pensai alla sua chioma fulva.
Pensai che sciolta, l'avrebbe coperta tutta sino ai fianchi,
come la chioma di una sirena. Lo aveva stregato. Immaginate un uomo che aveva saputo difendere la propria vita
con l'inflessibilità di un destino spietato e inesorabile, un
uomo simile arrivava a rimpiangere che una spranga non
l'avesse colpito alla nuca! Le sirene cantano e trascinano
verso la morte; questa invece aveva pianto sommessamente sulla vita di quell'uomo. Era la sirena tenera e
muta di que11o sbalorditivo navigatore. Lui voleva vivere
intera la sua concezione della vita: non c' era altro da fare.
E anche lei era un'ancella di quella vita che, dal centro
della morte, fa appello gridando ai nostri sensi. Sembrava
eminentemente destinata a interpretare per lui la parte
femminile. E, a suo modo, con la sua profusione di sensibili attrattive, anche lei sembrava illustrare la verità eterna
d'un principio infallibile.
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