Adolescente
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- Su te, vergine adolescente,
- sta come un'ombra sacra.
- Nulla è più misterioso
- e adorabile e proprio
- della tua carne spogliata.
- Ma ti recludi nell'attenta veste
- e abiti lontano
- con la tua grazia
- dove non sai chi ti raggiungerà.
- Certo non io. Se ti veggo passare
- a tanta regale distanza,
- con la chioma sciolta
- e tutta la persona astata,
- la vertigine mi si porta via.
- Sei l'imporosa e liscia creatura
- cui preme nel suo respiro
- l'oscuro gaudio della carne che appena
- sopporta la sua pienezza.
- Nel sangue, che ha diffusioni
- di fiamma sulla tua faccia,
- il cosmo fa le sue risa
- come nell'occhio nero della rondine.
- La tua pupilla è bruciata
- dal sole che dentro vi sta.
- La tua bocca è serrata.
- Non sanno le mani tue bianche
- il sudore umiliante dei contatti.
- E penso come il tuo corpo
- difficoltoso e vago
- fa disperare l'amore
- nel cuor dell'uomo!
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- Pure qualcuno ti disfiorerà,
- bocca di sorgiva.
- Qualcuno che non lo saprà,
- un pescatore di spugne,
- avrà questa perla rara.
- Gli sarà grazia e fortuna
- il non averti cercata
- e non sapere chi sei
- e non poterti godere
- con la sottile coscienza
- che offende il geloso Iddio.
- Oh sì, l'animale sarà
- abbastanza ignaro
- per non morire prima di toccarti.
- E tutto è così.
- Tu anche non sai chi sei.
- E prendere ti lascerai,
- ma per vedere come il gioco è fatto,
- per ridere un poco insieme.
- Come fiamma si perde nella luce,
- al tocco della realtà
- i misteri che tu prometti
- si disciolgono in nulla.
- Inconsumata passerà
- tanta gioia!
- Tu ti darai, tu ti perderai,
- per il capriccio che non indovina
- mai, col primo che ti piacerà.
- Ama il tempo lo scherzo
- che lo seconda,
- non il cauto volere che indugia.
- Così la fanciullezza
- fa ruzzolare il mondo
- e il saggio non è che un fanciullo
- che si duole di essere cresciuto.
Passato
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- I ricordi, queste ombre troppo lunghe
- del nostro breve corpo,
- questo strascico di morte
- che noi lasciamo vivendo
- i lugubri e durevoli ricordi,
- eccoli già apparire:
- melanconici e muti
- fantasmi agitati da un vento funebre.
- E tu non sei più che un ricordo.
- Sei trapassata nella mia memoria.
- Ora sì, posso dire che
- che m'appartieni
- e qualche cosa fra di noi è accaduto
- irrevocabilmente.
- Tutto finì, così rapito!
- Precipitoso e lieve
- il tempo ci raggiunse.
- Di fuggevoli istanti ordì una storia
- ben chiusa e triste.
- Dovevamo saperlo che l'amore
- brucia la vita e fa volare il tempo.
-
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-
- Ottobre
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- Un tempo, era d'estate,
- era a quel fuoco, a quegli ardori,
- che si destava la mia fantasia.
- Inclino adesso all'autunno
- dal colore che inebria,
- amo la stanca stagione
- che ha già vendemmiato.
- Niente più mi somiglia,
- nulla più mi consola,
- di quest'aria che odora
- di mosto e di vino,
- di questo vecchio sole ottobrino
- che splende sulla vigne saccheggiate.
-
- Sole d'autunno inatteso,
- che splendi come in un di là,
- con tenera perdizione
- e vagabonda felicità,
- tu ci trovi fiaccati,
- vòlti al peggio e la morte nell'anima.
- Ecco perché ci piaci,
- vago sole superstite
- che non sai dirci addio,
- tornando ogni mattina
- come un nuovo miracolo,
- tanto più bello quanto più t'inoltri
- e sei lì per spirare.
- E di queste incredibili giornate
- vai componendo la tua stagione
- ch'è tutta una dolcissima agonia.
- Autunno
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- Autunno. Già lo sentimmo venire
- nel vento d'agosto,
- nelle pioggie di settembre
- torrenziali e piangenti
- e un brivido percorse la terra
- che ora, nuda e triste,
- accoglie un sole smarrito.
- Ora che passa e declina,
- in quest'autunno che incede
- con lentezza indicibile,
- il miglior tempo della nostra vita
- e lungamente ci dice addio.
- Gabbiani
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- Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
- ove trovino pace.
- Io son come loro
- in perpetuo volo.
- La vita la sfioro
- com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
- E come forse anch'essi amo la quiete,
- la gran quiete marina,
- ma il mio destino è vivere
- balenando in burrasca.
- Alla morte
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- Morire sì,
- non essere aggrediti dalla morte.
- Morire persuasi
- che un siffatto viaggio sia il migliore.
- E in quell'ultimo istante essere allegri
- come quando si contano i minuti
- dell'orologio della stazione
- e ognuno vale un secolo.
- Poi che la morte è la sposa fedele
- che subentra all'amante traditrice,
- non vogliamo riceverla da intrusa,
- né fuggire con lei.
- Troppo volte partimmo
- senza commiato!
- Sul punto di varcare
- in un attimo il tempo,
- quando pur la memoria
- di noi s'involerà,
- lasciaci, o Morte, dire al mondo addio,
- concedici ancora un indugio.
- L'immane passo non sia
- precipitoso.
- Al pensier della morte repentina
- il sangue mi si gela.
- Morte non mi ghermire
- ma da lontano annùnciati
- e da amica mi prendi
- come l'estrema delle mie abitudini.
© Vincenzo Cardarelli
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