- La Chimera
- Non so se tra roccie il tuo pallido
- Viso m'apparve, o sorriso
- Di lontananze ignote
- Fosti, la china eburnea
- Fronte fulgente o giovine
- Suora de la Gioconda:
- O delle primavere
- Spente, per i tuoi mitici pallori
- O Regina O Regina adolescente:
- Ma per il tuo ignoto poema
- Di voluttà e di dolore
- Musica fanciulla esangue,
- Segnato di linea di sangue
- Nel cerchio delle labbra sinuose
- Regina de la melodia:
- Ma per il vergine capo
- Reclino, io poeta notturno
- Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
- Io per il tuo dolce mistero
- Io per il tuo divenir taciturno.
- Non so se la fiamma pallida
- Fu dei capelli il vivente
- Segno del suo pallore,
- Non so se fu un dolce vapore,
- Dolce sul mio dolore,
- Sorriso di un volto notturno:
- Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
- E l'immobilità dei firmamenti
- E i gonfii rivi che vanno piangenti
- E l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
- E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
- E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
- Viaggio a Montevideo
- Io vidi dal ponte della nave
- I colli di Spagna
- Svanire, nel verde
- Dentro il crepuscolo d'oro la bruna terra celando
- Come una melodia:
- D'ignota scena fanciulla sola
- Come una melodia
- Blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola...
- Illanguidiva la sera celeste sul mare:
- Pure i dorati silenzii ad ora ad ora dell'ale
- Varcaron lentamente in un azzurreggiare: ...
- Lontani tinti dei varii colori
- Dai più lontani silenzii
- Ne la ceste sera varcaron gli uccelli d'oro: la nave
- Già cieca varcando battendo la tenebra
- Coi nostri naufraghi cuori
- Battendo la tenebra l'ale celeste sul mare.
- Ma un giorno
- Salirono sopra la nave le gravi matrone di Spagna
- Da gli occhi torbidi e angelici
- Dai seni gravidi di vertigine. Quando
- In una baia profonda di un'isola equatoriale
- In una baia tranquilla e profonda assai più del cielo notturno
- Noi vedemmo sorgere nella luce incantata
- Una bianca città addormentata
- Ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti
- Nel soffio torbido dell'equatore: finché
- Dopo molte grida e molte ombre di un paese ignoto,
- Dopo molto cigolìo di catene e molto acceso fervore
- Noi lasciammo la città equatoriale
- Verso l'inquieto mare notturno.
- Andavamo andavamo, per giorni e per giorni: le navi
- gravi di vele molli di caldi soffi incontro passavano lente:
- Sì presso di sul cassero a noi ne appariva bronzina
- Una fanciulla della razza nuova,
- Occhi lucenti e le vesti al vento! ed ecco: selvaggia a la fine di un
giorno che apparve
- La riva selvaggia là giù sopra la sconfinata marina:
- E vidi come cavalle
- Vertiginose che si scioglievano le dune
- Verso la prateria senza fine
- Deserta senza le case umane
- E noi volgemmo fuggendo le dune che apparve
- Su un mare giallo de la portentosa dovizia del fiume,
- Del continente nuovo la capitale marina.
- Limpido fresco ed elettrico era il lume
- Della sera e là le alte case parevan deserte
- Laggiù sul mar del pirata
- De la città abbandonata
- Tra il mare giallo e le dune...
- Barche amorrate
- ...
- Le vele le vele le vele
- Che schioccano e frustano al vento
- Che gonfia di vane sequele
- Le vele le vele le vele!
- Che tesson e tesson: lamento
- Volubil che l'onda che ammorza
- Ne l'onda volubile smorza...
- Ne l'ultimo schianto crudele...
- Le vele le vele le vele
- Genova
- Poi che la nube si fermò nei cieli
- Lontano sulla tacita infinita
- Marina chiusa nei lontani veli,
- E ritornava l'anima partita
- Che tutto a lei d'intorno era già arcanamente
- illustrato del giardino il verde
- Sogno nell'apparenza sovrumana
- De le corrusche sue statue superbe:
- E udìi canto udìi voce di poeti
- Ne le fonti e le sfingi sui frontoni
- Benigne un primo oblìo parvero ai proni
- Umani ancor largire: dai segreti
- Dedali uscìi: sorgeva un torreggiare
- Bianco nell'aria: innumeri dal mare
- Parvero i bianchi sogni dei mattini
- Lontano dileguando incatenare
- Come un ignoto turbine di suono.
- Tra le vele di spuma udivo il suono.
- Pieno era il sole di Maggio
- ...
- Sotto la torre orientale, ne le terrazze verdi ne la lavagna cinerea
- Dilaga la piazza al mare che addensa le navi inesausto
- Ride l'arcato palazzo rosso dal portico grande:
- Come le cateratte del Niagara
- Canta, ride, svaria ferrea la sinfonia feconda urgente al mare:
- Genova canta il tuo canto!
- ...
- Entro una grotta di porcellana
- Sorbendo caffè
- Guardavo dall'invetriata la folla salire veloce
- Tra le venditrici uguali a statue, porgenti
- Frutti di mare con rauche grida cadenti
- Su la bilancia immota:
- Così ti ricordo ancora e ti rivedo imperiale
- Su per l'erta tumultuante
- Verso la porta disserrata
- Contro l'azzurro serale,
- Fantastica di trofei
- Mitici tra torri nude al sereno,
- A te aggrappata d'intorno
- La febbre de la vita
- pristina: e per i vichi lubrici di fanali il canto
- Instornellato de le prostitute
- E dal fondo il vento del mar senza posa,
- ...
- Per i vichi marini nell'ambigua
- Sera cacciava il vento tra i fanali
- Preludii dal groviglio delle navi:
- I palazzi marini avevan bianchi
- Arabeschi nell'ombra illanguidita
- Ed andavamo io e la sera ambigua:
- Ed io gli occhi alzavo su ai mille
- E mille e mille occhi benevoli
- Delle chimere nei cieli...
- Quando,
- Melodiosamente
- D'alto sale, il vento come bianca finse una visione di grazia
- Come dalla vicenda infaticabile
- De le nuvole e de le stelle dentro del cielo serale
- Dentro il vico marino in alto sale,...
- dentro il vico ché rosse in alto sale
- Marino l'ali rosse dei fanali
- Rabescavano l'ombra illanguidita,...
- Che nel vico marino, in alto sale
- Che bianca e lieve e querula salì!
- "Come nell'ali rosse dei fanali
- Bianca e rossa nell'ombra del fanale
- Che bianca e lieve e tremula salì..." -
- Ora di già nel rosso del fanale
- Era già l'ombra faticosamente
- Bianca...
- Bianca quando nel rosso del fanale
- Bianca lontana faticosamente
- L'eco attonita rise un irreale
- Riso: e che l'eco faticosamente
- E bianca e lieve e attonita salì...
- Di già tutto d'intorno
- Lucea la sera ambigua:
- Battevano i fanali
- Il palpito nell'ombra.
- Rumori lontani franavano
- Dentro silenzii solenni
- Chiedendo: se dal mare
- Il riso non saliva...
- Chiedendo se l'udiva
- Infaticabilmente
- La sera: a la vicenda
- Di nuvole là in alto
- Dentro dal cielo stellare.
- ...
- Al porto il battello si posa
- Nel crepuscolo che brilla
- Negli alberi quieti di frutti di luce,
- Nel paesaggio mitico
- Di navi nel seno dell'infinito
- Ne la sera
- Calida di felicità, lucente
- In un grande in un grande velario
- Di diamanti disteso sul crepuscolo,
- In mille e mille diamanti in un grande velario vivente
- Il battello si scarica
- Ininterrottamente cigolante,
- Instancabilmente introna
- E la bandiera è calata e il mare e il cielo è d'oro e sul molo
- Corrono i fanciulli e gridano
- Con gridi di felicità.
- Già a frotte s'avventurano
- I viaggiatori alla città tonante
- Che stende le sue piazze e le sue vie:
- La grande luce mediterranea
- S'è fusa in pietra di cenere:
- Pei vichi antichi e profondi
- fragore di vita, gioia intensa e fugace:
- Velario d'oro di felicità
- È il cielo ove il sole ricchissimo
- Lasciò le sue spoglie preziose
- E la Città comprende
- e s'accende
- E la fiamma titilla ed assorbe
- I resti magnificenti del sole,
- E intesse un sudario d'oblìo
- Divino per gli uomini stanchi.
- Perdute nel crepuscolo tonante
- Ombre di viaggiatori
- Vanno per la Superba
- Terribili e grotteschi come i ciechi.
- ...
- Vasto, dentro un odor tenue vanito
- Di catrame, vegliato da le lune
- Elettriche, sul mare appena vivo
- Il vasto porto si addorme;
- S'alza la nube delle ciminiere
- Mentre il porto in un dolce scricchiolìo
- Dei cordami s'addorme: e che la forza
- Dorme, dorme che culla la tristezza
- Inconscia de le cose che saranno
- E il vasto porto oscilla dentro un ritmo
- Affaticato e si sente
- la nube che si forma dal vomito silente.
- ...
- O Siciliana proterva opulente matrona
- A le finestre ventose del vico marinaro
- Nel seno della città percossa di suoni di navi e di carri
- Classica mediterranea femina dei porti:
- Pei grigi rosei della città di ardesia
- Sonavano i clamori vespertini
- E poi più quieti i rumori dentro la notte serena:
- Vedevo alle finestre lucenti come le stelle
- Passare le ombre de le famiglie marine: e canti
- Udivo lenti ed ambigui ne le vene de la città mediterranea:
- Ch'era la notte fonda.
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