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Il vecchio annusò il volume.
«Sapete» proseguì «che i libri hanno un po' l'odore della
noce moscata o di certe spezie d'origine esotica? Amavo
annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c'erano al
mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!»
Faber continuava a voltar le pagine.
«Signor Montag, voi avete davanti un vigliacco. lo vedevo la piega che stavano sempre più prendendo le cose,
ma molto tempo fa; ma non ho detto nulla; sono uno degli innocenti che avrebbero potuto parlare chiaro e tondo
quando nessuno era disposto a dar retta al "colpevole",
ma non ho aperto bocca, diventando così colpevole a mia
volta. E quando finalmente si giunse a organizzare legalmente il rogo della carta stampata, con la creazione delle
milizie del fuoco, brontolai un poco e poi tacqui, perché ormai non c'era più nessuno che brontolasse o urlasse al
mio fianco. Ora, è troppo tardi.»
Faber chiuse la Bibbia. «Bene, ora, se voleste dirmi il
motivo della vostra visita...»
«Nessuno più ascolta. Io non posso parlare alle pareti, perché sono le pareti che urlano verso di me. Non posso
parlare con mia moglie, perché sta sentendo quello che
dicono le pareti. lo semplicemente ho bisogno di qualcuno che stia a sentire quello che ho da dire. E forse, se mi
si desse agio di parlare un po', potrei anche dire qualcosa
di sensato. Ecco perché vorrei che voi m'insegnaste a capire quello che leggo.»
Faber studiò la faccia smunta, dalle fosse livide, di
Montag.
«Che cosa vi ha scosso talmente? in che modo la torcia
vi è stata strappata di mano?»
«Non lo so. Abbiamo tutto quanto occorre per essere
felici, ma non siamo felici. Manca qualche cosa. Mi sono
guardato intorno. La sola cosa che abbia visto mancare
positivamente sono i libri che io avevo bruciato in questi
ultimi dieci o venti anni. E allora ho pensato che i libri
forse avrebbero potuto essere utili.»
«Voi siete un romantico irrimediabile» disse Faber. «Sarebbe una cosa buffa, se non fosse tragica. Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo
erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e
proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No,
no, non sono affatto libri le cose che andate cercando.
Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi,
in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura
e cercatele soprattutto in voi stesso. I libri erano soltanto
una specie di veicolo, di ricettacolo in cui riponevamo
tutte le cose che temevamo di poter dimenticare. Non c'è
nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi
dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell'Universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci. Naturalmente, non potevate sapere tutto ciò, così come non potete ancora comprendere che cosa io intenda
precisamente quando dico tutto ciò. Intuitivamente, non
vi siete sbagliato, ed è questo che conta. Tre cose ci mancano... Numero uno: sapete
perché libri come questo siano
tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso "sostanza"? Per me significa
struttura,
tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c'è della vita sotto il vetrino,
una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su un
foglio di carta, e più sarete "letterario". Questa è la mia
definizione, ad ogni modo. ScopriTele particolarità. Particolarità nuove! I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano. Capite ora
perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. Viviamo in un tempo in cui i fiori tentano di vivere
sui fiori, invece di nutrirsi di buona pioggia e di fertile limo nero. Perfino i fuochi artificiali, nonostante tutta la
loro eleganza, nascono dalla chimica della terra. Eppure,
non so come, riusciamo a credere di poterci evolvere nutrendoci di fiori e di giochi pirotecnici, senza concludere
il ciclo del ritorno alla realtà. Conoscete la leggenda di
Ercole e Anteo, il lottatore gigantesco, dalla forza incredibile, finche fosse rimasto coi piedi sulla terra? Ma quando
Anteo fu tenuto da Ercole sospeso nel vuoto, senza radici,
egli perì facilmente. Se in questa leggenda non c'è un insegnamento per noi di questi tempi, in questa città, oggi,
allora vuoI dire che sono del tutto pazzo. Insomma, questa
è la prima cosa delle tre che ci mancano. Sostanza, tessuto di elementi vitali.»
«E la seconda?»
«Agio, tempo libero.»
«Oh, ma noi abbiamo molte ore libere ogni giorno.»
«Ore libere dal lavoro, sì. Ma tempo di pensare? Quando non guidate la macchina a più di cento all'ora, a un
massimo in cui non potete pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche
salotto, dove non potete discutere col televisore a quattro
pareri. Perché? Il televisore è "reale", è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo
dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: sembra
talmente che l'abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha
tempo di protestare, di dirsi: "Quante sciocchezze!".»
«Ma la "famiglia" è gente in carne e ossa.»
«Come, scusate?»
«Mia moglie dice che i libri non sono "reali".»
«E Dio sia lodato per questo. Li si può almeno chiudere,
dire: " Aspetta un momento". Potete farne ciò che volete.
Ma chi mai è riuscito a strapparsi dall'artiglio che v'imprigiona quando mettete piede nel salotto TV? Vi foggia secondo l'aspetto che esso più desidera! L'ambiente in cui vi
chiude è reale come il mondo. Diviene e pertanto è la verità. I libri possono essere battuti con la ragione. Ma nonostante tutto quello che so e tutto il mio
scetticismo, non
sono mai stato capace di discutere con un' orchestra sinfonica di cento elementi, a tutto colore, tre dimensioni, parte integrale, costitutiva di questi
incredibili salotti. Come
vedete, il mio salotto non è costituito che di quattro semplici pareti di calce e mattoni. Ed ecco.» Mostrò a Montag due piccoli tamponi di gomma. «Per le mie povere orecchie, quando sono sui bolidi della ferrovia sotterranea.»
«Dentifricio Denham» disse Montag, a occhi chiusi.
«Dove andremo a finire? I libri potranno esserci di aiuto?»
«Soltanto se potremo avere la terza cosa che ci manca. La prima, come ho detto, è sostanza, identificazione della
vita. La seconda, agio, tempo di pensare a questa identificazione, di assimilare la vita. La terza: diritto di agire in base a ciò che apprendiamo dall'influenza che le prime due possono esercitare su di noi. E non credo che un vecchio decrepito e un milite incendiario in rivolta possano far molto, al punto in cui siamo...»
«Io posso avere libri.»
«Correndo rischi enormi.»
«Questo è il lato buono della morte: quando non si ha
nulla da perdere, si può correre qualunque rischio.»
«Ecco, ora» disse il vecchio ridendo «avete detto una cosa interessante senza averla mai letta!»
«Ci sono pensieri così, nei libri? È una cosa che si è formata proprio nella mia testa.»
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