FEUILLETON: "Trilogia della serpe" - XX PUNTATA  di Fiero Rosso, © Rotta Nord Ovest 2005


'Feuilleton' perché si riallaccia al romanzo d'appendice, grande narrativa inedita pubblicata a puntate su riviste e giornali del XIX° secolo e della prima metà del XX°. Questa tradizione ha reso famosi scrittori come Alexandre Dumas, Carlo Collodi, Ernest Hemingway e molti altri. Proporremo romanzi inediti che ci terranno
compagnia nel tempo, iniziando da 'Trilogia della serpe' di Fiero Rosso. Buona lettura.

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XX) -Non era ancora orario d'apertura, ma le saracinesche erano alzate e le luci nel negozio accese. Restai fuori, a guardarla attraverso il vetro sporco della porta. Il ferro del telaio, tinto di rosso, in alcuni punti era scrostato e arrugginito. Il profumo della pasticceria in fondo ai portici arrivava fino alle sue vetrine, nonostante l'aria umida e pesante. Camminai avanti e indietro sul marciapiede per un po', tentando di richiamarne l'attenzione, con la speranza che s'accorgesse della mia presenza e facesse un cenno. Teneva lo sguardo chino sul banco leggendo qualcosa. Non capivo se fosse realmente assorta nella lettura, o se invece si facesse scudo di un atteggiamento per nascondere l'imbarazzo e ignorarmi, pur avendomi visto. Mi voltai per andarmene ma poi, vinto il timore, decisi d'entrare. Feci pochi passi all'interno e mi fermai, mentre la molla di ritorno dell'uscio, stridendo, chiudeva fuori l'aroma dei dolci sfornati da poco. Immobile, al centro della stanza, annusai l'odore stantio dei volumi sugli scaffali, che ricordavo identico nonostante la mia lunga assenza. In sottofondo, confuso dal primo, ne avvertii un altro, ben più familiare. Ogni cosa era al proprio posto, dove la ricordavo: le scaffalature, i pilastri, la disposizione dei libri, i più pesanti in basso ordinati per argomento, fino ai manuali nei ripiani più elevati; la luce scarsa attraverso i vetri e le lampade sempre accese a rischiarare l'ambiente; e lei, vestita quasi nello stesso modo, dietro la cassa.
Sollevò lenta la testa dai fogli e si tolse gli occhiali, fissandomi. Non ebbi il coraggio di rivolgerle la parola, neppure un saluto. Dopo avermi squadrato quasi a sincerarsi della mia identità, accennò stranamente un sorriso, traendomi d'impaccio.
-Wilhelm, da quanto tempo… Come stai?-

Quel tempo che aveva appesantito la mia figura su lei non aveva infierito. Appariva come l'ultimo giorno in cui la vidi, aveva in più solo la montatura delle lenti appoggiata sul naso. Eravamo stati amanti per cinque anni.
La passione fu accidentale, mai l'avremmo cercata, lei era amica di Sophia e Johanna. In quella donna asciutta e poco appariscente, quasi scialba, ardeva un fuoco che non avevo mai scoperto in nessuna. Facevamo l'amore per ore, senza fermarci. Non potevo resisterle, era il suo odore a sconvolgermi. Era un sentore selvatico, primordiale; assorbito anche attraverso la cute penetrava nelle narici, stimolando ogni afferenza istintuale del mio corpo. Risalendo i nervi, aveva effetto dirompente nell'area del cervello che ci accomuna ai rettili, per ridiscendere poi fino nel ventre. La nostra storia iniziò nel Luglio del '45. Prima dell'ultima sessione estiva di esami che presiedevo, chiesi un trattato in edizione economica su Gropius e la Bauhaus che avevo adocchiato su uno dei ripiani in alto. Lei prese lo scaleo, passandomi accanto. Era sudata, aveva la camicetta madida sotto le braccia e attorno al seno; emanava un afrore forte ma non sgradevole. Dal basso le sbirciai le gambe, subito sorprendendomi per averlo fatto: non mi sembrava possibile essermi messo ad occhieggiare proprio lei e in quella circostanza. Avrei potuto essere lì in compagnia di Sophia e la situazione sarebbe stata meno torbida, non mi sarei soffermato sui suoi polpacci.
Scendendo col libro in mano, dopo l'ultimo gradino mancò l'appoggio sul pavimento e scivolò. Ruotando su se stessa, per non cadere s'abbracciò a me, che la osservavo da dietro. L'afferrai sotto le ascelle, cingendole la schiena. Tentando di reggersi in piedi appoggiò la guancia contro la mia faccia. L'odore pungente ed eccitante della pelle umida vicina mi scosse, svegliando nella penombra del negozio la parte brada della coscienza.
La baciai. Lei, sicura tra le mie braccia, si abbandonò morbida con le labbra protese. Recuperata la stabilità mi strinse forte, mordendomi e baciandomi a sua volta, senza lasciarmi respirare. Le sbottonai la camicia, incurante che qualcuno da fuori potesse scorgerci o entrare. Mi trascinò dietro il banco e da lì nel retrobottega dove, dopo averle sollevato la gonna sopra le cosce, facemmo l'amore in piedi, appoggiati contro la libreria del magazzino. Un libro cadde aperto sul pavimento e lo scaffale metallico cigolò per pochi minuti, ritmato dalle sue grida e dai colpi energici della mia pelvi. Avevo tenuto indosso i pantaloni, solo sbottonandoli. Così impiegammo molto più tempo a ripulire gli abiti e noi stessi di quello che avevamo bruciato nell'attimo di pulsione bestiale. Dopo ci guardammo smarriti, riavutici dall'ebbrezza olfattiva. Per qualche giorno ci evitammo, soverchiati da sensi di colpa. Ma l'odore -sì, quell'odore che mi sentivo ancora addosso nonostante mi lavassi di continuo e m'inondassi d'acqua di Colonia, e che temevo che anche Sophia percepisse- mi attrasse ancora nella sua tana, come gli umori di una lupa in calore col capo branco. Non esistevo più nella forma cui ero abituato. Il caro e devoto Wilhelm si era dissolto in una nube d'intense fragranze. Imparai a gustare anche il sapore d'ogni fluido di quel corpo tutt'altro che statuario, provocante d'una bellezza arcaica. Né esistevano più Sophia e i miei figli, ero puro desiderio, istinto. Saccheggiammo il tempo in ogni luogo consentito; andammo avanti per anni, fino alla morte di Johanna. Nessuno, credo, sospettò mai niente, ma, dopo il suicidio di mia sorella, l'aria greve attenuò il mio olfatto, impedendomi di cogliere l'essenza di sesso che Gertrud emanava. Come un animale menomato, privato dalla natura del suo senso più vitale, mi nascosi, vinto e vile. Così era andata, dieci anni prima.
(20-continua)

© Fiero Rosso,
Rotta Nord Ovest 2005

Fiero Rosso di Sant' Anna (Monteriggioni (SI) 1919 - Ivi,  2005). Di famiglia di tradizioni terriere, unico di cinque tra fratelli e  sorelle a sopravvivere alla  seconda guerra mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica, si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura. Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra racconti e romanzi, anche sagaci  pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata, durante la propria vita ha scelto di far leggere gli scritti  ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non pubblicando mai le proprie opere prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori della rivista. Virtuoso del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi; era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e giocando a carte con i contadini del luogo. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al cinghiale.


 

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