'Feuilleton' perché si riallaccia al romanzo d'appendice,
grande narrativa inedita pubblicata a puntate su riviste e giornali del XIX°
secolo e della prima metà del XX°. Questa tradizione ha reso famosi scrittori
come Alexandre Dumas, Carlo Collodi, Ernest Hemingway e molti altri. Proporremo
romanzi inediti che ci terranno
compagnia nel tempo, iniziando da 'Trilogia
della serpe' di Fiero Rosso. Buona lettura.
PUNTATE
PRECEDENTI
XIX) -Una famiglia stupenda… Era questo di cui cominciavo a dubitare, grazie alle rivelazioni di Hermann. L'affermazione enunciata con tanta convinzione da mio figlio era in contrasto con l'accaduto. Non avrebbe dovuto farlo, perché s'era uccisa? E in quel modo, poi. Sembrava avesse voluto punire tutti, e non un unico uomo, conscia del dolore che avrebbe causato. Non è pensabile fare così scempio del proprio corpo, quando l'unico intento sia porre fine alla sofferenza, nel caso fosse stata spinta da ciò. Aveva riversato i propri intestini sul marciapiede a testimonianza, almeno in quel momento, di un odio viscerale verso gli altri, odio che non poteva più contenere dentro di sé e che avrebbe aggredito, schizzando dall'asfalto, gli occhi e l'animo dei superstiti: la follia di Hermann, l'angoscia della famiglia, questo aveva lasciato. Solo mio padre, con la propria distaccata tristezza, dimostrava di aver subito il danno minore. Ci sembrò che la sua vita ne avesse avuto solo un lieve sussulto, nel rifugio dell'attività frenetica fatta di studio, viaggi e pazienti. Perdurò nelle abitudini senza modificare alcunché, probabilmente già indurito dall'antica tragedia di Konstantin. Eppure lei era il suo raggio di sole, possibile che l'unico segno che gli avesse lasciato addosso fosse solo in quelle labbra sempre meno sorridenti?
Lei, il vicolo, la libreria… Gertrud -mio Dio, Gertrud: sono passati più di dieci anni, non l'ho più cercata -l'obitorio della gendarmeria, quel povero ritardato del macellaio che hanno torchiato a lungo fino a che non sparì dalla città, innocente; e, in mezzo a tutto questo, lui, Hermann, a gridare il proprio dolore più forte degli altri.
Non avrei immaginato che tutte queste immagini fossero ancora presenti, raccolte in un volume riposto in uno scaffale appartato, da cui Hermann lo aveva estratto involontariamente per sbattermelo sotto il naso, con gli stessi colori di quando erano state impresse nella mia mente.
-Solo Hermann ne ha colpa.-
Sophia, stizzita per essere stata confutata da Carl, lasciò la sala da pranzo. Aveva bisogno di credere alle proprie convinzioni. Seduti uno di fronte all'altro io e lui ci guardammo, preoccupati.
-Avrei fatto meglio a tacere. Mi spiace per la mamma.-
-Non preoccuparti, le passerà. Avendo vissuto a lungo nel dubbio ora vuole certezze. Desidera trovare una causa alla propria sofferenza, lo vorrei anch'io. Ma, su di me, il racconto di Hermann ha avuto effetti opposti, ha accresciuto i dubbi. Ho ascoltato i pensieri di un uomo disturbato, attraverso cui si percepisce comunque l'amore smisurato che provava per mia sorella. Trovo inverosimile che, qualunque cosa sia accaduta tra loro, per quello che provavano reciprocamente l'inevitabile epilogo sia stato questo, senza ipotizzare influenze altrui.-
-Non saprei che cosa pensare, papà.-
-Credo che ognuno debba confrontarsi col proprio dolore e trarre le
conclusioni di cui ha bisogno, il resto non conta. Johanna ormai è morta. Senti, domani mattina hai lezione?-
-Sì, alle nove.-
-Ti dispiace andare a scuola in tram? Dovrei uscire presto per una commissione, prima di andare all'università.-
-Non ci sono problemi, sta' tranquillo.-
Carl si alzò, seguendo la madre. Io rimasi seduto a tavola, solo, con i gomiti appoggiati sulla tovaglia e le mani a reggermi la testa, che avvertivo pesante per il vino e i pensieri. Avevo raccontato una menzogna. Non avrei sbrigato alcuna commissione prima del lavoro, il mattino seguente. Sapevo benissimo dove sarei andato, lo avevo deciso terminato l'ascolto del nastro e dopo le parole di Sophia. Il passato riemerso mi aveva messo davanti alle mie responsabilità, alla mia fuga, a tutto quanto avevo lasciato in sospeso dopo la tragedia di Johanna. Avrei preso l'auto, percorrendo per un tratto la strada verso il mio ufficio. Avrei però cambiato direzione all'altezza del ponte della Confederazione, svoltando a destra verso il centro storico. Dopo aver parcheggiato nell'interrato sotto Rathausplatz, salendo le scale che sbucano nella piazza, l'avrei attraversata verso Arkadenstrasse con gli occhi socchiusi per la brezza fredda che il mattino la sferza. Avrei percorso il vicolo di Johanna, fermandomi per onorare la sua presenza ancora così viva sul selciato. Poi sarei entrato, spingendo la porta della libreria dopo tutti quegli anni. Non c'ero più tornato.
(19-continua)
© Fiero Rosso,
Rotta Nord
Ovest 2005
 Fiero
Rosso di Sant' Anna (Monteriggioni (SI) 1919 - Ivi, 2005). Di famiglia di tradizioni terriere,
unico di cinque tra fratelli e sorelle a sopravvivere alla seconda guerra
mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica,
si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura.
Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un
passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra
racconti e romanzi, anche sagaci pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata,
durante la propria vita ha scelto di far leggere gli
scritti ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non
pubblicando mai le proprie opere
prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori
della rivista. Virtuoso
del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi;
era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e
giocando a carte con i contadini del luogo. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al
cinghiale.
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