Feuilleton: "Trilogia della serpe" - XIV PUNTATA  di Fiero Rosso, © Rotta Nord Ovest 2005


'Feuilleton' perché si riallaccia al romanzo d'appendice, grande narrativa inedita pubblicata a puntate su riviste e giornali del XIX° secolo e della prima metà del XX°. Questa tradizione ha reso famosi scrittori come Alexandre Dumas, Carlo Collodi, Ernest Hemingway e molti altri. Proporremo romanzi inediti che ci terranno
compagnia nel tempo, iniziando da 'Trilogia della serpe' di Fiero Rosso. Buona lettura.

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XIV) Verso l'una sentii armeggiare con la serratura e aprire la porta. Una folata d'aria fredda e umida, risucchiata dalla canna fumaria, m'investì dal corridoio, facendomi socchiudere le palpebre in un brivido. Interruppi la riproduzione cogliendo di sorpresa Sophia che, assorta, non si era accorta dell'arrivo di Carl, il minore dei nostri figli, apparso sulla soglia del soggiorno. Mi sembrò più maturo di com'ero abituato a figurarlo: la barba sulle sue guance non era più peluria e, rasata da un paio di giorni, appariva ispida anche se chiara. Fisicamente assomigliava sempre più a mio padre. Ogni volta che mi sono accorto di uno scatto nella crescita dei figli ho acquisito maggior consapevolezza del mio invecchiare, e in quel momento mi sentii sulle spalle tutto il peso di oltre mezzo secolo di vita.
Ci sorrise.
-Pensavo sareste arrivati più tardi, ho pranzato fuori. Come state?-
Sophia si volse appena verso di lui. Prima che potesse parlare di Hermann, la prevenni nel rispondergli.
-Non bene, ma passerà.-
L'anno della morte di mio padre, Carl aveva diciotto anni e superò senza conseguenze il lutto; aveva invece subito la tragedia di Johanna, nel '49, come poteva esserne toccato un bambino, pur tenuto all'oscuro dei particolari raccapriccianti. Per lui era morta, lo aveva abbandonato. Avevamo evitato di condurlo alla cerimonia funebre perché non udisse eventuali commenti dei presenti. I vicini si occuparono di lui durante la nostra assenza. Si rendeva conto che non avrebbe mai più rivisto Johanna, la zia amorevole che lo viziava. Lei stravedeva per Carl e spesso lo portava con sé, ricoprendolo d'affetto e di doni. Riversava in lui il proprio desiderio impellente di maternità non ancora concretizzato -era un bambino aperto e accattivante, proprio com'era stata lei da piccola; erano due spiriti affini, con un legame profondo.
Quando fu messo al corrente dell'accaduto, pianse in braccio a Sophia; poi, ritiratosi mesto nella cameretta che condivideva col fratello, si mise a disegnare. Dopo un'ora tornò a mostrare l'opera realizzata in sua memoria. Carl aveva ritratto se stesso e Johanna mentre giocavano nel parco, tenendosi per mano. Sul foglio lui stringeva il filo di un palloncino giallo sospeso e lei sorrideva, protetti da cespugli e alberi; Flip, il nostro terrier, li guardava seduto sulle zampe posteriori, colorato di nero e marrone. Carl era molto dotato nel disegno, possedeva capacità superiori ai propri coetanei. Così si accorse della mia perplessità per le dimensioni della bocca di Johanna, mentre tutto il resto era insolitamente proporzionato per un artista in erba. Con convinzione mi spiegò che lei aveva veramente un sorriso enorme: l'aveva vista sempre in quel modo e l'avrebbe perdonata per essere andata via. Lei lo elogiava di continuo per le sue attitudini, sarebbe stata orgogliosa di saperlo ora iscritto all'ultimo anno della scuola superiore di belle arti. L'anno seguente anche Flip morì.
-Mi sarei aspettato tanta gente, ma mai così. Era un grand'uomo.-
-Già.- risposi, senza avviare una conversazione. Carl capì la mia riluttanza al dialogo e non fece neanche il gesto di avvicinarsi. Mi accorsi che osservava il vecchio magnetofono senza chiedere nulla.
-Era suo. Poi te lo farò ascoltare.-
Evitai di accennare al contenuto. Sophia stava per cedere: i muscoli del viso, contratti, le accentuavano le rughe. Allungò una mano verso di lui ma le lanciai uno sguardo a monito e resse.
-Ti ringrazio, papà, ci terrei molto. Vi lascio soli.-
Proseguì nel corridoio, salendo poi in camera propria. Lo sentimmo chiudersi dentro. Sophia, tra i singhiozzi, si coprì la faccia con le mani, lasciandosi scivolare all'indietro. Affondando nei cuscini della spalliera si confuse con la tappezzeria del divano. Le cose intorno stavano perdendo colore e nitidezza, sospese nella stanza ammantata di grigio. Solo elemento a fuoco della scena era il registratore spento, oscena protesi inerte di Hermann, che giaceva senza pudore in mezzo al nostro salotto. Mi domandai se non fosse anche la sola cosa reale, e sogno quanto lo circondava, me compreso. Oppure eravamo noi la realtà -io, Sophia, la stanza, l'odore di cenere, la mosca che ronzando continuava ad accanirsi contro il vetro per fuggire, le mie pipe, il grigio -e la scatola parlante, apparsa per atterrirci, era un demone moderno evocato dalla fede macabra di mio padre.
Pensai alla vita con mia moglie prima che Hermann tornasse a sconvolgere la nostra famiglia: per me, ignaro di che cosa avrebbe provocato il suo ritorno, il ricordo era solo quello di un compagno d'infanzia perduto. Se io e Sophia c'eravamo sposati fu a causa di uno stratagemma di mia sorella: erano amiche prima che ci fidanzassimo. Avevano frequentato lo stesso liceo a distanza di quattro anni, dove però si erano a malapena incrociate. Sophia si era diplomata l'anno in cui lei aveva iniziato. La loro amicizia iniziò tre anni più tardi a causa di una passione comune: entrambe seguivano un corso serale di recitazione organizzato dalla direzione del teatro comunale. Una studiava lettere moderne e l'altra era ancora una liceale ma, nonostante la differenza d'età, legarono molto. La mia futura moglie diventò una presenza assidua in casa nostra col sollievo di mia madre, tranquillizzata dal fatto che la figlia potesse recarsi la sera alle prove in compagnia di un'amica più grande. In realtà, Johanna è sempre stata anche troppo matura per la propria età e Sophia sembrava invece più giovane; erano scambiate per coetanee, adulte entrambe da poco tempo.
(14-continua)

© Fiero Rosso,
Rotta Nord Ovest 2005

Fiero Rosso di Sant' Anna è nato a Monteriggioni in provincia di Siena nel 1919 e lì è recentemente deceduto, in data 11 ottobre 2005. Di famiglia di tradizioni terriere, unico di cinque tra fratelli e  sorelle a sopravvivere alla  seconda guerra mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica, si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura. Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra racconti e romanzi, anche sagaci  pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata, durante la propria vita ha scelto di far leggere gli scritti  ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non pubblicando mai le proprie opere prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori della rivista. Virtuoso del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi; era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e giocando a carte. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al cinghiale.


 

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