'Feuilleton' perché si riallaccia al romanzo d'appendice,
grande narrativa inedita pubblicata a puntate su riviste e giornali del XIX°
secolo e della prima metà del XX°. Questa tradizione ha reso famosi scrittori
come Alexandre Dumas, Carlo Collodi, Ernest Hemingway e molti altri. Proporremo
romanzi inediti che ci terranno
compagnia nel tempo, iniziando da 'Trilogia
della serpe' di Fiero Rosso. Buona lettura.
PUNTATE
PRECEDENTI
X) Sophia corse subito in casa per non bagnarsi, mentre io m'attardai a prendere i bagagli e a chiudere l'auto. La trovai ritta nel corridoio ad attendermi, angosciata. Non si era sfilata il soprabito e teneva la borsa tra le mani, stretta contro il petto, a proteggersi. Aspettava Hermann. Cercando di ritardarle la pena, chiamai i ragazzi, che però non erano in casa, attendendo il nostro rientro nel pomeriggio. Allora tentai di schivarla col pretesto di posare le valigie, ma mi afferrò per la manica della giacca. Pur essendo una donna minuta e vicina anche lei alla cinquantina riuscì a trattenermi, obbligandomi a lasciare andare sul pavimento quanto avevo in mano.
-Voglio sentire la voce di Hermann.-
La guardai, aveva gli occhi lucidi e sbarrati. Stringeva con le dita la stoffa come se avesse voluto strapparla e le tremavano le labbra. Mi aveva bloccato a tre passi dalla porta, rimasta aperta.
-Aspetta, lasciami togliere la giacca e sistemare le...-
-Voglio sentire Hermann, subito. Hai capito? E' da dieci anni che sogno Johanna sventrata. Voglio sapere
il motivo.-
Il suo viso, una volta liscio e disteso, portava i segni profondi della lama che ci aveva sottratto Johanna. I solchi erano stati scavati da mano pesante e inesperta, più evidenti di quelli che avrei accarezzato se il tempo avesse arato quel campo da solo. Il dolore è un cattivo agricoltore e nel fondo delle fenditure che lascia non germoglia seme. Era stata bella,
Sophia, ma la sofferenza sembrava essersi accanita sulla sua faccia, che invece avrebbe potuto invecchiare quasi priva di rughe. Erano molto amiche, lei e mia sorella, e spesso s'incontravano in libreria da Gertrud. Trascorrevano pomeriggi sereni, deridendo sottecchi gli avventori importuni che le costringevano a interrompere il loro ciarlare.
Posai le mani sulle sue spalle.
-Va bene, hai ragione. Fammi solo chiudere la porta. Andiamo di là, ascolteremo la registrazione ora.-
Si avviò nel soggiorno mentre io, chiusa la porta, cercai nella valigia il magnetofono e i nastri. Quando la raggiunsi, Sophia era seduta sul divano, con la schiena discosta dai cuscini. Aveva ancora indosso il soprabito, appoggiata con le mani al tavolino da fumo, in attesa. Aveva posato la borsa per terra.
L'odore della cenere nel caminetto, spento da alcuni giorni, stagnava nella stanza appena umida. I ragazzi si erano dimenticati di rimuoverla. Posai l'apparecchiatura sul vetro del tavolo. Durante il tempo necessario a collegare la spina, riavvolgere il nastro e preparare la bobina, non mosse un muscolo né parlò. Quando fui pronto alzai lo sguardo verso di lei, esitando se procedere. Fece un cenno d'assenso che, più che apparirmi d'accondiscendenza, mi sferzò come un comando. Avviai la riproduzione, sedendole di fronte. Per la seconda volta sentii la voce di mio padre introdurre la recita grottesca, turbandomi come la sera prima e forse anche di più. Sophia ascoltò attenta il prologo all'entrata del mostro, contorcendosi le dita; poi Hermann, relegato tra le quinte il regista, si appropriò della scena, stravolgendola.
La voce era ipnotica. Man mano che il nastro si svolgeva, lo spazio circostante si deformava; il soggiorno dove solevamo trascorrere ore serene
sembrava ostile, in sintonia con Hermann. Gli stessi oggetti della
stanza parevano minacciarci nell'atmosfera evocata dalle parole agghiaccianti.
Fui più attento a lei che alla parte di storia che conoscevo, pronto a interrompere a ogni segno di cedimento imminente. Aveva già sofferto troppo per l'accaduto. Durante l'ascolto appariva sempre più prossima al collasso nervoso.
Appoggiandosi tremante sulle mani gravava col proprio peso sul tavolo bagnato dalle lacrime.
Pensando di risparmiarle ulteriore dolore allungai la mano per fermare il registratore. Fulminea m'afferrò il polso, scotendo il capo in cenno di diniego.
Scosso dal contatto riconobbi nella registrazione le ultime parole che ricordavo dalla sera prima, quando la mia ansia di sapere aveva ceduto alla
spossatezza.
(10-continua)
© Fiero Rosso,
Rotta Nord
Ovest 2005
 Fiero
Rosso di Sant' Anna è nato a Monteriggioni in provincia di Siena nel 1919 e
lì è recentemente deceduto, in data 11 ottobre 2005. Di famiglia di tradizioni terriere,
unico di cinque tra fratelli e sorelle a sopravvivere alla seconda guerra
mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica,
si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura.
Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un
passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra
racconti e romanzi, anche sagaci pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata,
durante la propria vita ha scelto di far leggere gli
scritti ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non
pubblicando mai le proprie opere
prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori
della rivista. Virtuoso
del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi;
era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e
giocando a carte. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al
cinghiale.
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