'Feuilleton' perché si riallaccia al romanzo d'appendice,
grande narrativa inedita pubblicata a puntate su riviste e giornali del XIX°
secolo e della prima metà del XX°. Questa tradizione ha reso famosi scrittori
come Alexandre Dumas, Carlo Collodi, Ernest Hemingway e molti altri. Proporremo
romanzi inediti che ci terranno
compagnia nel tempo, iniziando da 'Trilogia
della serpe' di Fiero Rosso. Buona lettura.
PUNTATE
PRECEDENTI
IX) Dopo un'ora eravamo in macchina, diretti in città. Nel retrovisore vidi scomparire in fondo al viale, nella foschia mattutina, quella che un tempo era stata la mia casa, da quel giorno trasformata in mausoleo. Chiudendone la porta avevo avuto la sensazione che quello che avevo sottratto avrebbe pesato nei giorni a venire su me e sugli altri, coinvolti in una tragedia che avremmo voluto scordare. Se avessi potuto scegliere, avrei preferito non aver aperto le casse. In ogni caso non avrei potuto tenere la mia famiglia all'oscuro, come aveva fatto mio padre. I miei figli, Sophia, Gerturd e anche i famigliari di Hirsch ne portavano ancora le cicatrici; sapevo che con le mie rivelazioni le avrei raschiate riportandole al vivo. Ignoravo però come, quando e, soprattutto, se fosse giusto tentare di guarirle risvegliando il dolore in quel modo.
Seduta al mio fianco Sophia si voltò per un'ultima occhiata, restando con la testa volta all'indietro per alcuni secondi. Tornando a guardare in avanti si asciugò le guance col dorso della mano, senza parlare. Era molto legata a mio padre, lo chiamava il vecchio saggio. Lui ascoltava sempre con pazienza, e ogni sua risposta era pertinente. Non lo avevo mai visto in collera con nessuno.
Il lago, alla nostra sinistra, accompagnò il ritorno, impassibile tra gli alberi e i lampioni spenti che lasciavamo indietro. Dall'altro lato le case della periferia, ormai fusa ai sobborghi vicini, scorrevano veloci. La velocità sfumava colori e forme. Era impossibile capire, dai tratti confusi di chi si affacciava per un attimo dalle finestre, il punto in cui la gente perdeva l'espressione paesana per assumere sembianze
cittadine. Tutto era assimilato in un coacervo indefinito. Un treno fermo di facce uguali, appiattite contro il vetro, ci guardava passare. Tacemmo per qualche chilometro. Senza accorgermene mi ritrovai in centro. Presi coraggio e iniziai con lei a parlarle di Hermann.
-Papà aveva in cura Hermann nel 1950.-
-Hermann?-
-Hermann Bauer, lui.-
-Non è possibile!-
-L'ho scoperto ascoltando quel nastro. Ne aveva disposto il ricovero nel reparto di Hirsch, ma ha seguito personalmente il caso. Per tutta la notte ho sentito la voce di Hermann che raccontava di Johanna...-
-Perché tuo padre l'avrà fatto?-
-Non lo so. Forse per cercare di capire, per farsene una ragione. Non riesco a pensare altro.-
-E perché non dircelo?-
Non seppi risponderle. Sophia non chiese altro, voltandosi verso il finestrino. Ne avvertivo la tensione. Una pioggia fitta iniziò a bagnare il parabrezza, offuscando la visuale.
Mi fermai a un semaforo rosso. Riflesso nelle gocce grondava sangue, come Johanna. Quanto avevo udito durante la notte l'aveva riesumata così come la ricordavo; come se il suo ritratto, appena abbozzato nelle parole, fosse stato tracciato da mano insana e geniale che ne avesse colto l'essenza più autentica, fissandola in quel nastro registrato eterna e morta.
Konstantin aveva vissuto troppo poco con noi per lasciare ricordi oltre al dolore. Lei no, aveva trascorso l'esistenza allietandoci. Hermann ne aveva carpito l'anima senza riuscire, unico, a gioirne. Papà la chiamava il suo piccolo raggio di sole, e aveva ragione: tale appariva a tutti noi, illuminati dal suo affaccendarsi festoso.
Era intelligente, vivace, la sua dimensione era la luce. In estate eravamo soliti trascorrere un mese in una fattoria alpestre del sud, papà affermava che avrebbe giovato alla nostra crescita. Lì lei sbocciava nel suo splendore: all'aperto, le si colorivano le guance mentre i capelli le imbiondivano. I suoi occhi brillavano sempre. Io ero adolescente e lei ancora bambina, ma mi divertiva averla attorno. Correva gridando lungo il torrente, inseguiva i vitelli e raccoglieva le mele, per donarle a tutti. Chiedeva sempre notizie di Hermann e perché non venisse in vacanza con noi. Alle spiegazioni di mia nonna, che le faceva notare che Hermann doveva fare compagnia alla propria madre, Johanna ribatteva che da grande lo avrebbe portato con sé in quel mondo meraviglioso, a giocare e ridere, e non lo avrebbe fatto andare più via. Una volta si spaventò per una serpe che le strisciò davanti nell'erba alta, corse in casa urlando. Passarono due giorni prima che si decidesse a mettere ancora il naso fuori. Poi, schernita da tutti, decise di uscire ostentando un coraggio forzato. Da quell'episodio le rimase la fobia per i rettili. Nascondendo il proprio timore, si muoveva nei prati sempre sbattendo i piedi per terra anche quando correva, per scacciare i serpenti come le aveva insegnato il fattore. Sarebbe stato meglio che li avesse sbattuti anche quella mattina,
sul pavimento della libreria di Gertrud.
Il conducente dell'auto dietro alla nostra suonò più volte, con insistenza: si era acceso il verde. Anche Sophia, pensosa, non se n'era accorta. Ripartii di scatto, attraversando l'incrocio. Al prossimo avrei svoltato a destra, poi a sinistra salendo leggermente; dopo qualche centinaio di metri avrei fermato l'auto davanti al mio garage, senza prevedere quale sarebbe stata la sequenza corretta da lì in poi. Avrei aperto la porta e ai miei figli, già affranti, sarei stato costretto ad annunciare che Hermann era riapparso dalle tenebre, dopo che ne avevamo perso ogni traccia da un decennio.
(9-continua)
© Fiero Rosso,
Rotta Nord
Ovest 2005
 Fiero
Rosso di Sant' Anna è nato a Monteriggioni in provincia di Siena nel 1919 e
lì è recentemente deceduto, in data 11 ottobre 2005. Di famiglia di tradizioni terriere,
unico di cinque tra fratelli e sorelle a sopravvivere alla seconda guerra
mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica,
si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura.
Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un
passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra
racconti e romanzi, anche sagaci pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata,
durante la propria vita ha scelto di far leggere gli
scritti ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non
pubblicando mai le proprie opere
prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori
della rivista. Virtuoso
del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi;
era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e
giocando a carte. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al
cinghiale.
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