'Feuilleton' perché si riallaccia al romanzo d'appendice,
grande narrativa inedita pubblicata a puntate su riviste e giornali del XIX°
secolo e della prima metà del XX°. Questa tradizione ha reso famosi scrittori
come Alexandre Dumas, Carlo Collodi, Ernest Hemingway e molti altri. Proporremo
romanzi inediti che ci terranno
compagnia nel tempo, iniziando da 'Trilogia
della serpe' di Fiero Rosso. Buona lettura.
PUNTATE
PRECEDENTI
V) - «Io, figlio dell'unico scrittore e suo epigono, devo
andare: perché mi trattenete? E' mio dovere alleviare sofferenze, evocare emozioni… Non posso stare rinchiuso qui. Che cosa sarebbe il mondo senza le mie parole? Quale squallida e putrescente palude apparirebbe ai suoi abitanti? Fredda, senza luce, popolata di mostri… La mia vita, è così la mia vita adesso: uguale al mondo
esterno, senza passione.
Ero bravo, sapete, ad annodare destini, a tirare fuori il peggio dal bestiario che popola le mie pagine e in un attimo sovvertire tutto e trasformare ciò che di più turpe possa vomitare l'animo umano nell'essenza stessa del bene. Quanto calore ho venduto a poco prezzo, versi che vi hanno elevato oltre l’ultima costellazione; universi interi acquistati al costo di pochi centesimi d'inchiostro e carta.
Ingrati! mi tenete qui, solo, rinchiuso al buio come un bimbo disobbediente. Che ho fatto?
Ve l'ho detto, l'amavo. Io non l'ho uccisa, sicuro; chiedetelo al patologo. Lui conosce la verità, ha descritto
minuziosamente i fatti: che il coltello era mio e che l'avevo nel cassetto; che l'ho abbandonata; che lei lo ha preso e che è come se le avessi squarciato l'addome con le mie
stesse mani.
Reo confesso, alla fine…
-Tu, epifania nel buio, che non mi odi e mi sorridi ancora, che mi strazi porgendomi
il tuo ventre insanguinato, perché m’accusi con atteggiamento di perdono? Sapevi com'ero e il compito assegnatomi dalla sorte. Volevi ciò che non
potevi avere: tutto me stesso, ecco che cosa non sei riuscita ad ottenere. Per questo sei morta, ti ha ucciso la tua
presunzione. Incatenare me, custode delle fantasie più profonde, demiurgo di sogni; come avresti potuto?
Fermati, resta. Non andare. Era bello passeggiare con te lungo la sponda del lago. Ti prego, tienimi compagnia ancora un poco. Perdonami. Guarda nostro figlio, ha sei anni.
Rincorre i propri compagni in bicicletta. Attento Henrich, va' piano… Attento! E' caduto, corriamo a soccorrerlo. Ti sei fatto male? Non è nulla, tranquillo: siamo qui noi.
E le ninfee, e i cigni che scivolavano lenti sull'acqua, ricordi?
Non sono pazzo, vedo queste immagini appena fuori della mia oscurità. Basta allungare una mano e toccarle, nella
luce dove gli accadimenti si susseguono come sarebbe stato giusto che fossero, una dimensione nella quale l'errore non esiste e il dolore si estingue prima di nascere. Credete che sia malato? Il mio cervello funziona benissimo. Potrei
raccontare minuto per minuto ogni giorno che ho vissuto con lei, quante volte abbiamo
pranzato insieme e il numero esatto di barattoli di tè e marmellata che abbiamo
consumato. O quante volte ci siamo amati, nudi. Volete mettere alla prova la mia memoria? Interrogatemi, domandate tutto quello che volete sapere di lei. Chiedetemelo, vi prego…
-Il dottor Hirsch mi fa visita ogni giorno. E' la mia misura del tempo, l'unico parametro che scandisce la
consapevolezza del vivere. Non posso vederlo ma so com'è: è alto, gentile, sicuramente con carnagione pallida e lentigginosa il cui odore è
inconfondibile; sorriso sottile e camice immacolato. Ogni volta sento girare la chiave nella serratura: uno, due, tre, quattro giri. Il chiavistello scorre a fatica per la ruggine. Poi ascolto i cardini cigolare, mentre lui spinge la porta di ferro e la sua voce mi chiede
‘Come sta questa mattina, signor Bauer?’ -dev'essere questo il nome della mia famiglia. Capisco che è passato un altro giorno. E' un uomo buono: il suo tono di voce è sempre suadente, non mi obbliga a prendere i farmaci se mi oppongo, e si
preoccupa sempre d'informarsi se necessito di qualcosa. Sicuramente ha una moglie, e dei figli; una bella casa. E' molto ricco, deve avere parecchi pazienti, e tutti gli sono grati.
Potrebbe essere bello essere Hirsch, se fosse felice.
Ma io so che non lo è. Lo sento dal peso del suo braccio destro quando appoggia la mano sulla mia spalla per
confortarmi. Perché un arto non può pesare tanto; perché tutto deve essergli faticoso se deve spostare un corpo di tale
massa. Non è felice perché non ama sua moglie, è insoddisfatto. A volte gli prendo le mani e il suo anulare sinistro è
sempre contratto, come se volesse evitare la pressione che l'anello nuziale gli crea alla base del dito ogni volta che stringe qualcosa -non è vero, Hirsch?
E non è il fastidio causato dalla pressione del metallo sulla carne, ma
la percezione di quel contatto leggero a sconvolgerlo; è la coscienza del significato di quella piccola striscia d'oro
mutato in piombo che l'addolora. E' la certezza dell'immutabilità della propria condanna che non tollera, d'ogni piccolo insignificante giorno, uguale al precedente e al successivo. Hirsch sa di essere già morto, ha il cammino tracciato e
vede in fondo al rettilineo la fine.
Potrebbe essere felice, è attratto da un suo paziente.
Lui è innamorato di me. Io ho il potere di tramutarlo in qualcun altro. Posso mischiare tutte le lettere del suo nome con una mano, lanciarle in aria e leggerle sparse sul
terreno. Posso trasformarlo in Hirsch, l'omicida, oppure in Hirsch, che per amore ha gettato via il proprio mondo ed è fuggito oltre il mare.
Io posso creare mille Hirsch, donargli altre vite. Ecco perché mi ama e mi teme, perché mi tiene rinchiuso. Sono una sua proprietà. E non è proprio di me che ha paura, ma delle mie visioni, dell'effetto scardinante che hanno sui suoi
equilibri fittizi. Lo spingono a distruggere, a guardarsi dentro; a gridare che una vita che corre su un binario d'oro è costrizione, non consente di mutarne il percorso.
Forse uno di questi giorni mi ucciderà. No, non personalmente, lui è un uomo buono: mi farà rinchiudere con un altro paziente che stringerà le proprie mani intorno al mio collo o mi percuoterà fino a farmi stramazzare incosciente, per poi finirmi a calci e a morsi, strappandomi la pelle.
Neanche questo succederà. Per punirmi, per i dubbi che gli ho insinuato riguardo all'essere e all'essenza, si baderà bene dal farmi morire. Mi terrà
sepolto quassù, al terzo piano, sotto il solaio, lontano dagli altri. Avrà sempre
cura di sapermi ben vegeto, a patire quanto io faccio soffrire lui. Caro dottore, continua così, a sopravvivere anche tu già morto nella tua prigione. Oppure baciami in bocca e
distruggi quello che desideri che non arrivi a domani, prima che tu apra la mia porta per chiedere indifferente le solite cose.
Fuggi, Hirsch, solca il tuo oceano e lasciami morire in pace.
Voi che popolate il mio buio siete come lui: mi amate e vorreste vedermi morto... Vedo attraverso le tenebre le vostre anime torbide; potrei scrivere di ognuno di voi e farvi
vergognare con chi vi sta accanto e ignora il segreto…
(5-continua)
© Fiero Rosso,
Rotta Nord
Ovest 2005
 Fiero
Rosso di Sant' Anna è nato a Monteriggioni in provincia di Siena nel 1919 e
lì è recentemente deceduto, in data 11 ottobre 2005. Di famiglia di tradizioni terriere,
unico di cinque tra fratelli e sorelle a sopravvivere alla seconda guerra
mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica,
si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura.
Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un
passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra
racconti e romanzi, anche sagaci pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata,
durante la propria vita ha scelto di far leggere gli
scritti ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non
pubblicando mai le proprie opere
prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori
della rivista. Virtuoso
del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi;
era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e
giocando a carte. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al
cinghiale. La redazione e gli editori lo ricordano con stima, vicini col
loro cordoglio ai familiari.
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