'Feuilleton' perché si riallaccia al romanzo d'appendice,
grande narrativa inedita pubblicata a puntate su riviste e giornali del XIX°
secolo e della prima metà del XX°. Questa tradizione ha reso famosi scrittori
come Alexandre Dumas, Carlo Collodi, Ernest Hemingway e molti altri. Proporremo
romanzi inediti che ci terranno
compagnia nel tempo, iniziando da 'Trilogia
della serpe' di Fiero Rosso. Buona lettura.
PUNTATE
PRECEDENTI
XXI) -Mio padre è morto- balbettai.
Tralasciati i convenevoli, la resi partecipe dei fatti e delle mie
emozioni. Raccontai del magnetofono di papà e di Hermann Bauer, ma non sembrò sorpresa.
Non contrasse un solo muscolo mentre m'ascoltava nella sua espressione algida. Quanto più le dichiaravo i miei timori, tanto più lei appariva calma, quasi fosse informata meglio di me d'ogni cosa accaduta e di cui io ero venuto a
conoscenza solo attraverso la registrazione. Stette a sentirmi per quasi mezz'ora, senza ribattere, limitandosi a qualche cenno d'assenso del capo a rassicurarmi della sua attenzione.
Terminata l'esposizione concitata, tacqui attendendone il parere. Mi chiese se nel frattempo non avessi mai ricevuto
notizie di Hermann. Risposi che il nastro era la prima e unica traccia che avevo di lui dopo il funerale di Johanna.
Gertrud affermò di averlo incontrato e d'esserci ancora in contatto. Le scintillavano gli occhi, sfidandomi con
l'insolenza di chi bestemmi in una cattedrale. Dubitai se crederle, preparato a una sua volontà d'infierire. M'incalzò
interrogandomi su che cosa sapessi di Hirsch. Asserii che era lo psichiatra responsabile del reparto, successore di mio padre, che aveva posto fine alla propria vita in un momento di depressione. Mi rammentò la data della sua morte, che d'altronde ammisi di ricordare bene: era trascorso un anno da quella di mia sorella. La fiamma che aveva nelle pupille si ravvivò. Capii che era a conoscenza di particolari che avevo omesso, come la correlazione dei due suicidi,
supponendoli istigati entrambi dai deliri di Hermann.
Allora le confidai che nessuno riuscì a spiegare la vera causa di quello del medico, neppure mio padre, sebbene
avesse cercato di scoprirne il motivo. Una mattina di fine novembre Hirsch non si presentò in reparto, senza avvertire. Conoscendone la meticolosità, lo cercarono a casa credendolo malato, ma la moglie riferì che era uscito regolarmente in orario. Trascorsa qualche ora, intorno a mezzogiorno,
richiamarono la sua abitazione. Preoccupata, la moglie avvisò la gendarmeria e iniziarono le ricerche. Due giorni dopo fu ripescato nel lago, il corpo era gonfio e verdastro. Aveva due figli. Mio padre ne fu affranto, la sua vita era
costellata da un susseguirsi di lutti.
Gertrud rise sguaiata, a gran voce. Il suono si smorzò tra gli scaffali.
-Il caro paparino, il grande vecchio…-
Il suo sarcasmo m'indispettì. L'afferrai per un polso, tirandola a me. Aveva l'odore che non avevo dimenticato. Lei s'irrigidì, guardando verso la tenda del retrobottega, come aspettandosi che di là s'affacciasse qualcuno. La lasciai, dubitando a quel punto di non essere soli all'interno della libreria. Intravidi una figura in piedi dietro alla tenda e indietreggiai di un passo, senza perderla di vista. La
sagoma tra le frange mi sembrò per la statura quella di un uomo.
Gertrud sapeva di Hirsch, di mio padre e di Hermann. La sua freddezza spavalda mi confermava il sospetto del suo
livello di conoscenza dei fatti, molto più profondo del mio. Solo Hermann Bauer avrebbe potuto renderla edotta fino a quel punto. Non riuscivo a capire come avesse potuto
aggirarsi nei paraggi, da quando era stato dimesso dall'ospedale psichiatrico, senza che lo trovassimo. A lungo avevo sperato d'incontrarlo.
Tremai. Lui, era lui l'uomo protetto dalla tenda. Nascosto nel retro aveva ascoltato ogni mia parola senza rivelarsi. Fermo, non mostrò il suo volto, ma io ero certo che fosse lui. Non avevo bisogno di vederlo. Spiegai così il disagio che mi aveva colto entrando. Non era stato solo l'imbarazzo di ripresentarmi a lei dopo la mia azione vile, ma qualcosa di più che percepivo nell'ambiente, la negatività intrinseca che lui diffondeva intorno.
-Gertrud…-, sussurrai; poi guardai verso la porta per fuggire, temendo
d'essere aggredito. Nella foga scivolai sul pavimento incerato. Travolsi un piccolo scaffale in mezzo alla stanza,
rovesciandone per terra i libri. Caddi. Raggiunsi l'uscita a fatica, quasi carponi, arrancando anche sulle mani pur di andarmene al più presto, senza voltarmi indietro. Pochi metri più
avanti, sotto i portici, mi ricomposi tra gli sguardi di alcuni passanti curiosi che avevano assistito alla mia
maldestra uscita di scena, riappropriandomi di un portamento più
dignitoso. A passo svelto, stringendomi nel soprabito, raggiunsi Rathausplatz, passando attraverso il mercato. Evitai il vicolo.
Scesi in fretta la scala dell'interrato. Faticai a rintracciare la mia autovettura, non ricordavo dove l'avevo parcheggiata. Finalmente la vidi -lui, davanti agli occhi. Tentai di aprirne lo sportello ma la chiave mi cadde di mano -Hermann Bauer. La raccolsi, riuscendo ad aprirlo, e,
seduto, misi in moto -Hermann Bauer, in libreria. Nel fare marcia indietro urtai col parafango destro contro un pilastro -là, con Gertrud. Avvertii una sensazione di bagnato
all'angolo sinistro della bocca. Toccatomi, osservai le dita macchiate di rosso. Non mi ero accorto di sanguinare dal
labbro.
Era un paradosso immaginarlo vicino per tutto quel tempo. Anche se nessuno di noi l'aveva mai ammesso, una delle
domande che ricorreva nei nostri silenzi era quale fine avesse fatto, in quale cratere infernale fosse sprofondato. Lui era lì, libero, a qualche centinaio di metri dalla nostra casa, protetto in un luogo che la memoria c'impediva di
frequentare. Non riuscivo a crederlo. In due giorni avevo trovato le risposte a molti
degli interrogativi che mi avevano tormentato per un decennio.
Hermann, quasi un fratello, era ancora vivo, nella nostra città, e aveva un legame con Gertrud. Che altro? Forse ci aveva spiato e continuava a farlo. Sapeva tutto di Sophia, dei nostri figli, della mia relazione con Gertrud, di mio padre e della sua morte. Avrebbe potuto farci del male in ogni momento.
Non lo aveva fatto, però non s'era neanche presentato o aveva tentato di mettersi in contatto per una spiegazione, un riavvicinamento. Amava Johanna, ma si era confinato dalla mia vecchia amante e, a quanto avevo sentito dire di lei nella registrazione, doveva essere stato un ripiego forzato, l'ultimo rifugio. Avevo sopportato la violenza delle sue
parole dense di disperazione per poi vederlo così, un'ombra grigia e muta dietro una tenda. Eravamo rimasti noi due,
soli; incontrandoci, lui si era nascosto e io ero fuggito.
Distratto, attraversai un incrocio non rispettando le precedenze. La prontezza degli altri conducenti evitò
l'incidente. Senza sfiorare i freni proseguii dritto, tra i suoni rabbiosi delle auto; avrei rischiato veramente il suicidio se non l'avessi relegato in un angolo della mia mente, dove non avrebbe potuto nuocere. Rallentando, misi la freccia e accostai. A veicolo fermo m'accasciai sul volante,
respirando profondamente nell'attesa che i battiti cardiaci si
normalizzassero. La tensione era svanita lasciando spazio alla spossatezza. Mi sentivo svuotato, vecchio, un pupazzo di stracci dilaniato per gioco da un cane, e non riuscivo
neanche più a guidare. Rammentai la lezione all'università. Ero in ritardo. Mi accorsi che l'auto mi aveva portato nella
direzione opposta, mi ero allontanato dalla meta senza volerlo. Riacceso il motore, avanzai lentamente cercando una piazzola dove fare inversione di marcia.
(21-continua)
© Fiero Rosso,
Rotta Nord
Ovest 2005
 Fiero
Rosso di Sant' Anna (Monteriggioni (SI) 1919 - Ivi, 2005). Di famiglia di tradizioni terriere,
unico di cinque tra fratelli e sorelle a sopravvivere alla seconda guerra
mondiale, si è dedicato ad amministrare la tenuta agricola ereditata. Laureato in chimica farmaceutica,
si è diviso tra la sua vocazione contadina e la passione per la letteratura.
Laico irriducibile e attento osservatore della politica nazionale, con un
passato di combattente nella Resistenza, non ha disdegnato di scrivere, tra
racconti e romanzi, anche sagaci pamphlet contro i potenti di turno. D'indole riservata,
durante la propria vita ha scelto di far leggere gli
scritti ad amici e pochi altri considerati degni di stima, non
pubblicando mai le proprie opere
prima di farlo con Rotta Nord Ovest, lasciandone inoltre i diritti agli editori
della rivista. Virtuoso
del violino, amava suonare Mozart e Schubert in solitudine in mezzo ai campi;
era uso trattenersi saltuariamente nelle osterie del proprio paese conversando e
giocando a carte con i contadini del luogo. È stato un ottimo tiratore appassionato di caccia al
cinghiale.
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