Da "Non sette donne" di Marco Angelotti, Prospettiva Editrice 2004


Giorgio stringeva la plastica fredda del volante e sbirciava il giornale. Guidava incurante del gelo che, fuori del parabrezza non del tutto sbrinato, aveva coperto ogni dettaglio con una patina di vetro. La strada brillava, riflettendo la luce dei fari. Negli ultimi due giorni la temperatura era scesa di parecchi gradi.
Respirava piano, intirizzito dall'aria dell'abitacolo che il condizionatore non aveva ancora riscaldato. Il vapore del respiro si condensava in piccole nuvole che svanivano subito. Alle sei e quaranta del mattino la tangenziale verso Linate sembrava una pista attraverso la tundra. Le luci di rari veicoli lo accompagnavano distanti.
Leggeva con la coda dell'occhio la prima pagina del quotidiano appoggiato sul sedile alla sua destra. Il titolo principale riguardava il mercato azionario sempre più instabile, atteso all'apertura della settimana. Gli sarebbe stato più utile dare maggior peso ad un trafiletto, inerente al freddo polare che attanagliava il nord. Il direttore del giornale lo aveva giudicato meno importante dei sobbalzi della Borsa, relegandolo nella parte inferiore della pagina piegata a metà.
Oltre a guidare e leggere, mordeva un croissant, acquistato frettolosamente nel primo bar trovato aperto. Lo reggeva tra il pollice e l'indice della mano destra. Ripartiva l'attenzione tra l'asfalto, la carta e la sfoglia. Distratto dalla lettura e dal mangiare, e rassicurato dall'assenza di nebbia, trascurò il ghiaccio. Intravisto il cartello dell'uscita per l'aeroporto, coperto in parte di brina, con la mano libera aveva azionato il segnale per svoltare. I suoi pensieri erano ancora rivolti allo stato di salute dell'economia europea in crisi da un pezzo. Imboccò lo svincolo senza rallentare.
-Dio!- esclamò, piantando il piede contro il pedale dei freni. Un'auto, ferma, al centro della corsia. Le luci rosse degli stop spiccavano nel buio come occhi minacciosi sempre più vicini. La sua invocazione non assurse all'attenzione del Padreterno.
Entrarono in funzione prima l'ABS, poi l'EBD, quindi i lampeggianti d'emergenza. L'immissione del carburante nei cilindri fu interrotta da una valvola di sicurezza. Tutto questo non bastò a risparmiargli la collisione con il veicolo fermo sulla rampa d'uscita per l'aeroporto. Il sottile strato di ghiaccio vanificò ogni innovazione tecnologica. Nel fragore delle lamiere violentate esplosero anche gli air-bags.
Giorgio aveva sempre tenuto stretto il proprio destino nel palmo della mano destra, come il croissant che stava mangiando. Era intelligente, colto, ed era direttore generale della maggior azienda alimentare europea. E bello: lo ripeteva tentando di convincersene ogni mattina quando, con meticolosità chirurgica, ispezionava in uno specchio sempre diverso il proprio viso. Era uno dei suoi strumenti di lavoro. Vendeva se stesso, vendeva cioccolata, biscotti, dadi da brodo, bevande e carne in scatola a più di quattrocento milioni di persone. Confezionava il tutto nel modo più appetibile. Sfamava il vecchio continente, nutriva la gente e faceva soldi. Era il mago dell'Eurofoods, la produttrice delle merendine al cacao "Choco-Loco". Era responsabile delle lacrime dei bambini che nei supermercati supplicavano le mamme di comprarne almeno dieci confezioni, per ricevere in dono il pupazzo del Cioccodrillo Locoloco.
Avrebbe potuto anche essere acclamato dalle folle come un Messia distribuente pani. I vertici del movimento contro la globalizzazione però lo consideravano progenie odiosa di un anticoncezionale scaduto.
Dopo qualche attimo di stordimento, si riprese. Si liberò della cintura di sicurezza e dei resti del sacchetto bianco che gli aveva salvato la faccia. Aprì la portiera.
Dal cofano usciva un fumo acre.
Barcollando, fece qualche passo, guardandosi attorno. Gli sembrava che uno sciame di vespe stesse costruendo un favo dentro le sue orecchie. Osservò la sua auto. Sfiorò il grigio metallizzato della portiera con amarezza. Alzò gli occhi. Era proprio sotto un cartellone pubblicitario della sua azienda: "Choco-Loco. Una merendina, e ti sorride la mattina. Cioccodrillo non incluso."
Avrebbe avuto bisogno di un autotreno pieno di merendine. Si frugò nelle tasche, nervoso, cercando il cellulare per chiamare un carro attrezzi, l'ufficio e il mondo che lo reclamava.
I fari in mezzo alla strada. Si voltò di scatto e la vide. Aveva scaraventato quasi venti metri più avanti un'utilitaria tamponata, la cui parte posteriore non esisteva più. La benzina si stava spandendo sull'asfalto. L'odore s'insinuava nelle sue narici, e agì come un campanello d'allarme sui neuroni che si stavano riprendendo con lentezza dallo stordimento.
Corse. Si aggrappò alla maniglia dello sportello sinistro di ciò che rimaneva del minuscolo rottame. Alla guida c'era una ragazza svenuta, con la testa reclinata in avanti. Perdeva sangue dal naso e dalla bocca.
Gridò, ma la ragazza non si mosse. Picchiò sul vetro, senza ottenere risposta. La portiera sinistra, deformata nell'urto, era bloccata. Quella di destra poggiava contro il guard-rail, che impediva l'accesso anche da quel lato. Il sangue si confondeva col vermiglio degli interni. Strattonò la maniglia con forza. La tirò ancora, con maggior energia, con la pelle delle dita che si lacerava, l'odore della benzina sempre più intenso, e il fumo che stava uscendo dal motore di quella scatolina di latta che lui non riusciva ad aprire. Sarebbe bastato un apriscatole. Fece un respiro profondo. Si voltò verso il ciglio della strada principale sopraelevata, come per cercare qualcosa, mentre la chiazza di benzina si allargava sotto le sue scarpe.


 

www.rottanordovest.com home page