Amo
le edizioni Adelphi, senza condizioni. Mi piacciono gli autori, i
contenuti, la sobrietà della veste grafica, l'impaginazione dei volumi e anche
il profumo delle opere pubblicate dalla casa editrice di Via S. Giovanni
sul Muro. Sembra che stampino su carta che possiedono solo loro,
lavorata secondo indicazioni tramandate da antichi alchimisti. Non ho ancora
finito di stupirmi e di godere dell'analisi dell'opera kafkiana in "K."
di Roberto Calasso, che si permettono -quasi con indifferenza -di
pubblicare l'autobiografia di Márai. Riescono a lasciare a bocca
aperta i lettori. Ne sono ammaliato, come un mortale che sollevi lo sguardo
verso il Monte Olimpo -vetta irraggiungibile. Continuerò a subirne il fascino,
finché e sebbene respingano ogni mia
proposta speranzosa di pubblicazione nel Gotha letterario italiano. E' giusto
così. In paradiso si può accedere solo dopo la morte -o quasi. Gli Dèi al
loro posto, gli uomini in un altro. D'altronde, parafrasando Groucho Marx,
non vorrei essere membro di un circolo dove ammettono gente come me. E così,
mosso da questa devozione, mi sono affidato a loro senza timore per colmare una
lacuna imperdonabile per chi abbia la presunzione di definirsi redattore di un web-magazine
letterario. Non avevo mai letto John M. Coetzee, Premio Nobel per
la letteratura 2003. Vergogna! Certo che mi vergogno, non ho scuse da addurre.
Scagli la prima pietra chi l'ha letto -esclusa la ristrettissima cerchia degli
addetti ai lavori -prima che la stampa nazionale e i media divulgassero la
notizia del suo trionfo a Stoccolma; probabilmente mi ritroverei sul corpo
poche
ecchimosi. Colto da crisi profonda, sono entrato nella prima libreria che ho
trovato. Sullo scaffale più in vista ho notato, proprio di Coetzee,
"La vita degli animali", edita niente meno che da Adelphi.
Sembrava che S. Giovanni in persona fosse sceso dal proprio Muro
per illuminarmi. Ho afferrato il volume incellofanato, studiandone la quarta
di copertina. Una lapidaria sentenza: "La prima apparizione di
Elizabeth Costello - Il libro chiave del Premio Nobel 2003". Non
avrei potuto non leggerlo. Ahimè, chi ama con passione si duole e soffre per
ogni minimo tradimento. Questa non è una critica all'opera di Coetzee:
in un libello di centocinquantacinque pagine, quelle scritte di suo pugno sono
appena sessantatre; il resto, commenti di altri autori, note critiche,
biografia e bibliografia. Avrei desiderato qualcosa di più scritto dall'autore,
non sull'autore. Comprendo la necessità di battere il ferro
finché è caldo -il mercato è mercato -ma noi, lettori di questa casa
editrice, siamo di gusti difficili e abituati a proposte ben più corpose, sia
in quanto alla forma che alla sostanza. Perdoneremo per troppo amore questo
ammiccamento furbo a motivazioni di cassetta ma, per carità, non
trattateci più da stupidi. Non lo meritiamo.
©
Marco Angelotti
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